Fotografia di Helene Da Costa, Styling di Charline Prat

i-D premiere: Senza futuro tutto è possibile. Jardin e l’oscurità della quinta generazione

Il nuovo videoclip dell'artista francese è una riflessione sulle metropoli sovrapprezzate, i processi produttivi deturpati e l’imparare a dare una forma personale a quello che sta per succedere.

di Carlotta Magistris
|
19 ottobre 2021, 11:22am

Fotografia di Helene Da Costa, Styling di Charline Prat

Come spesso si dice, la musica si fa specchio (in)fedele del momento storico in cui viene concepita, con tutte le contraddizioni e i messaggi che si porta con sé. Il problema, a volte, è capire fino a che punto lo sia suo malgrado, soprattutto in un momento storico in cui le cose (da dire?) sembrano non finire mai. Jardin, moniker di Leny Bernay, artista francese based in Bruxelles finché non siamo stati confinati, pone la questione al centro del proprio processo creativo da ben prima dell’esigenza di oggi. 

Difficile dare un’etichetta a quello che esce dalla sua mente: una spinta propulsoria sperimentale e radicale allo stesso tempo, che si muove con coerenza tra un’elettronica oltre i generi, il rap, il post-punk e videoclip pazzeschi di sottofondo. In Francia, il suo universo creativo in rotazione libera ormai da anni non ha più bisogno di presentazioni, qui su i-D Italia, invece, è ancora tempo di presentazioni. 

Complice un ritorno frettoloso a Bordeaux dopo l’emergenza sanitaria e una dimensione sociale e personale sempre più soffocante e inquieta, la collaborazione di Certain Smith e Camille Degeye—regista sperimentale legata alla société Acephale, casa di produzione indipendente che ormai da anni porta avanti una visione underground audiovisiva imponente—porta Jardin in maniera inedita davanti alla macchina da presa.

Quello che ne esce è un videoclip oscuro e sperimentale—visibile qui sopra per una sola settimana a partire da oggi 19 ottobre 2021 (!)—che ci grida in faccia con una tunica fatata tutto quello che abbiamo paura di sentirci dire in questo momento storico. Ce lo raccontano qui sotto con un botta e risposta sincero e personale, che ripercorre il presente, un passato ancora sotto la pelle e un futuro né scritto né ascrivibile, insieme al motto di Jardin—che diventa anche il dominio del suo sito: senza futuro tutto è possibile. 

videoclip-5th-generation-jardin-musica
Fotografia di Helene Da Costa, Styling di Charline Prat

Camille, Jardin, dove vi siete incontrati? 
C:
Ci siamo incontrati a un concerto, ci ha presentati un amico in comune. È stata una di quelle connessioni che capita raramente dopo una certa età: abbiamo passato la sera a parlare del luogo in cui siamo cresciuti—l’estrema periferia di Parigi—, un luogo che sa essere veramente molto triste. Le nostre anime si sono subito connesse a un livello profondo.

J: La connessione “lavorativa” è arrivata dopo, quando ho scoperto l’universo di Camille e ho visto, oltre ai suoi cortometraggi, i suoi videoclip e i lavori per l’etichetta Bookmaker Records.

videoclip-5th-generation-jardin-musica
Fotografia di Helene Da Costa, Styling di Charline Prat

E quindi, Camille, ti sei mossa più nel cortometraggio o nel videoclip? Ricordo bene Journey Through a Body, corto che definirei sperimentale proiettato l’anno scorso a Concorto Film Festival
C:
Ti direi che le due cose si sono unite col tempo. Io vengo prima di tutto dal cinema, sperimentale si potrebbe dire, sì, in cui ho progressivamente introdotto la narrazione. I video musicali… ho cominciato a farli qualche anno fa, per l'etichetta che avevamo con degli amici. È stata una coincidenza logica, l'estensione naturale delle collaborazioni iniziate dal fatto di pubblicare dischi. In ogni caso, si tratta sempre di incontri, della voglia di filmare le persone, soprattutto quando si tratta di un corpo che canta, potente, e al tempo stesso che si mette a nudo. Il desiderio di lavorare con Lény è molto forte ed è legato a questo aspetto.

Qual è la differenza tra la realizzazione di un corto o di un videoclip che rappresenti un oggetto musicale?
M: Il videoclip mi spinge a diluire la narrazione in una forma estetica. Il film, invece, mi porta a concretizzare delle intuizioni estetiche in una narrazione. 

videoclip-5th-generation-jardin-musica

Il videoclip 5th Generation sembra uscire da una sintesi narrativa ed estetica piuttosto precisa. Nei videoclip di Jardin c’è qualcosa che ritorna e allo stesso tempo qualcosa di totalmente nuovo. 
J:
È stato il primo videoclip di un mio progetto in cui ho sentito una vera e propria regia. Camille ha tirato fuori delle cose da me che hanno preso forma e si sono inserite in uno script predefinito, unendo la narrativa del pezzo a qualcosa di più globale che lei percepisce nella mia dimensione artistica. Quando ho scoperto il video finito, mi sono visto in un modo in cui non mi ero mai visto prima. 

E il titolo del pezzo invece?
M:
Fa riferimento al 5G, allo sviluppo delle tecnologie e alle preoccupazioni che possono generare. Ma, per me, evoca anche altri significati. C'è qualcosa di quasi biblico nella scansione delle generazioni, l’idea di un tempo ciclico. Qualcosa legato a un passato lontano, profetico, che ha un impatto sul presente e sul futuro. Ma anche un senso biologico, l’idea della trasmissione, della mutazione, della degenerazione.

videoclip-5th-generation-jardin-musica
Benjamin Hameury

Tutto questo a cavallo della pandemia, sia pragmaticamente che psicologicamente. Come anche la relazione artistica tra Jardin e Michel. 
M:
Leny e io ci siamo conosciuti 5 anni fa a Bruxelles, è stato un colpo di fulmine musicale. Una cosa tira l'altra e abbiamo iniziato a lavorare insieme a un album, quando è arrivata la pandemia. 5th Generation è nato in quel momento lì, quasi magicamente, negli ultimi giorni del mondo di prima. C'era qualcosa di potente, prefigurava quello che sarebbe successo. Si distingueva da ciò che avevamo prodotto poco prima, Lény sentiva che aveva una vita propria: doveva uscire in quel momento ed è stata finalizzata a distanza. La propose ad Anetha, che decise di pubblicarla nella sua ultima compilation l’Eau repousse les feux aggressifs, pubblicata con la sua etichetta Mama Told Ya.

J: Il pezzo ha iniziato ad emergere poco prima dell’arrivo della pandemia. Come sappiamo, poi è cambiato tutto. Le onde emotive che ci hanno travolto, il ritorno in Francia da Bruxelles… questo lavoro è stato come un filo, che sono riuscito a mantenere teso a lungo, nonostante la crisi personale e generale. Poi è arrivata Camille a Bordeaux, dove vivo ancora adesso.

L: Il clima in cui il pezzo è stato concepito è stato cruciale per le scelte di fabbricazione. Il video è ambientato nelle rovine della prima guerra mondiale: volevamo creare una continuità tra la location e il sentimento apocalittico evocato dalla musica e dal testo. 

videoclip-5th-generation-jardin-musica
Simon Veniel

Dov’è girato il video di preciso? 
C: Nel Nord-Est della Francia, vicino a Verdun, in una zona di trincea della prima guerra mondiale, tra le rovine di Montfaucon-d’Argonne, un villaggio raso al suolo dalle bombe. La scelta scenografica evoca una battaglia monumentale di un’epoca passata, che ho voluto mettere a confronto con una battaglia dei nostri giorni, quella contro il capitalismo globale autoritario. Un nemico che, a differenza dell’altro, è al tempo stesso fuori e dentro di noi. L’estetica del videoclip è spettacolare, ma lo storytelling è minimalista, quasi invisibile.

Produzione smart. È la prima volta che Société Acéphale produce un videoclip? 
L: Sì. L’esperienza di Camille con i videoclip, la sua relazione di fiducia con Jardin e un pezzo ambizioso ci hanno convinto a lanciarci. La Videoclip Commission ha fatto il resto, dandoci un budget.

videoclip-5th-generation-jardin-musica
Benjamin Hameury

Per Videoclip Commission parliamo di un meme o di qualcosa che esiste davvero in Francia? 
L: Pare che esista. In realtà, è una commissione interna allo stesso organismo che finanzia il cinema in Francia, il Centro Nazionale del Cinema e dell’Animazione (CNC offre). Per candidarsi basta scrivere un dossier, come per i corti, ma più breve, e quindi rispondono prima—nel nostro caso, circa un mese.

Bello il sogno francese nei confronti dell’arte. Tu, però, Jardin, vivevi a Bruxelles all’epoca, come Michel. 
J:
Mi ero deciso a lasciare Bordeaux, dove sono cresciuto e dove ho sempre fatto fatica a trovare la mia dimensione. E Parigi non mi piaceva, è troppo costosa; vivere lì con una velleità artistica e una situazione economica media ti porta a dovere sacrificare quest’ultima più di quanto già la vita ti richieda, perché la maggior parte dei tuoi pensieri e del tuo tempo si focalizzano su come mantenerti. È un compromesso spesso rovinoso, quello di stare dove succedono le cose.

Anche Bruxelles è grande, ma è diversa. Il contatto sociale è più dolce, più diffuso. Non è una bella città, ma è socialmente eterogenea. Uno degli aspetti che mi hanno colpito di più quando mi ci sono trasferito è l’inesistenza delle barriere generazionali. Tutti parlano con le persone anziane e loro non hanno paura di parlare con i giovani, cosa che in Francia non esiste. 

videoclip-5th-generation-jardin-musica
Fotografia di Helene Da Costa, Styling di Charline Prat

E Parigi continua a battere cassa anche post Covid, supportata da affitti che continuano ad arrivare?
J:
Meno di prima. Molta gente ha lasciato Parigi e si è trasferita a Marsiglia, ad esempio. È stata l’accelerazione di una dinamica cominciata già prima della pandemia. Ma questo non ha cambiato il costo della vita. Detto questo, io non amo la macro città in generale: anche Bruxelles si gentrifica perché offre possibilità di cui una persona che fa arte e viene dalla Francia ha bisogno. Per quanto mi riguarda, sto riflettendo seriamente sull’abbandonare la vita urbana. Sarà il soggetto del mio prossimo EP, Exode.

La pandemia, oltre al malessere, ha portato qualcosa di inaspettato ai vostri processi produttivi?
M: Per me, è stata una dimensione strana e dolorosa. I miei pensieri si sono focalizzati su di me, sulla mia salute mentale e fisica e su come riconnettermi al mondo, il che ha tolto molto spazio alle mie produzioni. Riuscivo a malapena a pensare al futuro. 

J: Nella mia vita sono cambiate molte cose. Ho dovuto prendere decisioni improvvise, come lasciare Bruxelles, il che mi ha buttato addosso una grande dose di disagio. Allo stesso tempo, uno dei miei concetti fondamentali è che, quando non c’è futuro, ogni cosa è possibile, e questo diventa il futuro: nuove spazi e immaginari si aprono, creando un’aspettativa paradossale per la situazione attuale. È di questo approccio più radicale che abbiamo bisogno: yes future

videoclip-5th-generation-jardin-musica

Ed è così? Qualcosa sta cambiando? Almeno, da quello che voi vedete. 
C:
Non credo. Non lo so, in realtà. La Francia è fatta di molte persone, e noi siamo i primi a essere chiusi nel nostro piccolo mondo. C’è un luogo in cui ho visto delle belle cose ultimamente: il mondo della notte, delle feste— quelle elettroniche, con consumi vari—ho visto tanti giovani prendersi cura l’uno dell’altro, sistematicamente, in situazioni delicate o talvolta critiche. Credo che questi due anni di tensione ossessiva verso la salute abbiano ridefinito per molti di noi che cosa significhi “avere cura”—avere cura dell’altro, avere cura (o incuria) di se—e le implicazioni politiche ed etiche di questo. Sono molto sensibile alla questione dell’autogestione nelle comunità, di qualunque tipo siano, anche le più distruttive e assolute. 

M: Dalla mia esperienza trentennale di vita posso dire che anche io ho visto crescere una sensibilità, ma più in senso sociale ed ecologico, verso preoccupazioni presenti da una notevole quantità di tempo ma a cui la gente si è avvicinata soltanto ora. Di certo non darà vita a un mondo di ecologisti, ma è comunque un passo avanti.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Crediti

Testo: Carlotta Magistris
Fotografie: Benjamin Hameury, Simon Veniel, Helene Da Costa
Styling: Charline Prat

Videoclip

Scrittura: Jardin & Certain Smith
Testo e voce: Jardin
Mixing: Loïc Lachaize & Lény Bernay
Recording: Lény Bernay & Sebastien Bassin
Mastering: Joel Krozer at Six Bit Deep
Scrittura e direzione: CAMILLE DEGEYE
Starring: Lény Bernay, Michel Nyarwaya
Produzione: Société Acéphale
Production management: Sarah Lamrini
Produttore esecutivo: Lorenzo Bianchi, Anthony Lapia
Con il supporto di CNC - Centre National de la Cinématographie
© Société Acéphale 2021
Direttore della fotografia: Robin Fresson
Steadycamer: Simon Veniel
Prima Camera Assistant: Élodie Ferré
Secondo Camera Assistant: Cyprien Poyet
Primo Assistant Director: Benjamin Hameury
Script: Pauline Fléau
Luci: Axell Katomba
Elettricista: Tom Haffner, Louis Jamaux
Catering: Claire Perrotin
Costume Designer: Leila Nour Johnson, Charline Prat
Costume Assistant: Tania Alcocer
Editing: Augustin Martinez, Camille Degeye
Color grading: Arnaud Gallinière
Film: Kodak
Development & Scan: COLOR BY DEJONGHE
Titoli: Camille Degeye
Ringraziamenti speciali: Chris Koda, Anthony Sephinson, James Cook, Jonathan Vinel, Léo Richard, Coralie Rouet, Anna Moreau, Jules Meunier, Felicie Roger, The Bianchi Family, Trax, Guillaume Le Guiriec, Valentina Maurel, Luc Chessel

Leggi anche:

Tagged:
videoclip
Jardin
musica francese