Immagini su gentile concessione di Louis Vuitton

L'eredità di Virgil Abloh vivrà per sempre

L'ultima collezione del designer per Louis Vuitton dimostra come ha trasformato la maison di moda in un punto di riferimento per la sua comunità.

di Osman Ahmed; traduzione di Carolina Micella
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21 gennaio 2022, 3:09pm

Immagini su gentile concessione di Louis Vuitton

Louis Vuitton è una maison di moda francese, ma dopo quattro anni sotto la guida di Virgil Abloh come direttore creativo della linea maschile è diventata anche una casa per la comunità di artistз e creativз che orbitavano attorno al designer visionario. E la sfilata A/W 22—l’ottava firmata dal designer—ha incarnato tutto questo. Letteralmente, in effetti. Prima di morire, Virgil aveva pensato al set di questa sfilata immaginando un percorso che avrebbe guidato il pubblico attraverso un portico azzurro cielo—quel tipo di facciata che ci immaginiamo quando pensiamo a una tipica casa americana—e poi in uno spazio dominato da un tramonto in cui si potesse intravedere un enorme camino fumante e all’interno di una camera da letto da favola. Per la sua prima sfilata Louis Vuitton, Virgil aveva progettato una Yellow Brick Road, riferimento cinematografico così carico che doveva essere per forza preso alla lettera. Ora, per la sua ultima sfilata, ha costruito una casa di quelle per cui Dorothy farebbe schioccare le sue scarpette rosse, pur di tornarci. Nonostante i suoi continui giri per il mondo, gli spostamenti e la costante ricerca, l’idea di un ritorno a casa era chiaramente stampato nella sua mente. E sebbene Louis Vuitton possa essere associato ai viaggi, qualsiasi viaggiatore esperto, compreso Virgil, sa che la parte migliore di ogni viaggio è il momento di tornare a casa.

Dire che Virgil Abloh è stato solo uno stilista sarebbe come chiamare Louis Vuitton solo un produttore di valigie. È tutto più simbolico di così. Per decenni ci sono stati designer che hanno spinto agli estremi, rivoluzionato e reinventato i codici della rappresentazione della donna. Virgil, con il senno di poi, ha fatto la stessa cosa per gli uomini di Louis Vuitton e specialmente per gli uomini Black. Non è mai stato un designer che sosteneva di aver inventato qualcosa di nuovo perché c’è poco che non sia già stato fatto. Invece, ha cercato di espandere il simbolismo di abiti preesistenti e le relative associazioni—sportswear, sartoria, loghi e pelletteria—capovolgendo le loro connotazioni, offrendo nuove idee su come gli uomini possano esprimere loro stessi attraverso ciò che scelgono di indossare e mettendo in mostra come gli abiti possano giocare un ruolo fondamentale nella rappresentazione e percezione delle persone.

Louis Vuitton menswear A/W 22
Immagine su gentile concessione di Louis Vuitton

Dopotutto, perché una felpa con cappuccio non può essere realizzata utilizzando lussureggianti arazzi bucolici in stile medievale, adatti per un gala da red carpet? Perché le tuniche non possono essere realizzate in bellissime sete damascate mostrate a Parigi affiancate dalle stelle e strisce della bandiera americana? Perché lo skatewear in denim non può essere trasformato in monogrammi ingioiellati e i tie-dye apparire su montoni variopinti? E chi dice che non puoi vestirti da sera indossando un paio di immacolate Air Force 1? Virgil l’ha definito Maintainamorphosis, “il principio secondo cui le idee “vecchie” dovrebbero essere rinvigorite e presentate insieme alle “nuove”, perché entrambe hanno lo stesso valore.” I codici di abbigliamento per lui erano codici sociali e politici troppo spesso utilizzati per dividere e il suo obiettivo era quello di giocarci per innescare dei cambiamenti profondi.

La collezione A/W 22 di Louis Vuitton è stata per metà disegnata da Virgil prima della sua morte e poi completata dal suo devoto team, che si è inchinato dopo la sfilata indossando una maglietta viola con uno degli slogan virgolettati che hanno reso famoso il visionario designer, con su scritto: “I have an idea…”. Una collezione così piena di idee che è impossibile discernere un tema comune: c’erano abiti di seta da dandy moderno stropicciati in vita e accostati a morbidi pantaloni cargo; un workwear realizzato in tessuti straordinari; look sportivi in velluto e gonne in tulle plissettato. Patch di cartoni animati rappresentanti nuvole, cherubini, maghi e persino il triste Mietitore sono apparsi sui capi come fossero distintivi d’orgoglio e, per finire, una processione di look angelici presentava ali di pizzo simili ad aquiloni e immacolati veli da sposa che si estendevano da cappellini da baseball. Sembra che Virgil stesse meditando sul concetto di mortalità e di vita dopo la morte, guardando a questi concetti attraverso gli occhi incontaminati di un ragazzino.

Louis Vuitton menswear A/W 22
Immagine su gentile concessione di Louis Vuitton

Gli abiti sono stati animati dai movimenti contorti e sincopati di 20 ballerini e 67 modelli, che a un certo punto hanno riempito lo spazio, alzato lo sguardo al cielo e si sono congelati in stasi, quasi come fossero quelle statue a grandezza naturale che si trovano ancora nei reparti di abbigliamento maschile dei negozi Louis Vuitton di tutto il mondo. Tutto è stato accresciuto dalla drammatica colonna sonora, composta da Tyler the Creator, Arthur Verocai e Benji B ed eseguita dalla Chineke! Orchestra, la prima orchestra professionale che celebra la diversità all’interno della musica classica. Ogni musicista si è sedutə su sedie con citazioni dipinte a mano da Jim Joe, artista di strada e una delle prime persone a visitare l’headquarter di Louis Vuitton quando Virgil è stato nominato direttore creativo.

In definitiva, questo è ciò che ha reso questa sfilata così speciale. È stata una celebrazione di Virgil, completata dalla sua affiatata comunità di artistз, collaboratorз e dipendenti. Quando è entrato per la prima volta nella maison francese, gran parte dei discorsi che circolavano nel mondo della moda trattavano del concetto di “streetwear”, termine abusato e accusato di avere uno sfondo razziale da quando è diventata una buzzword nell’industria. “Per me lo streetwear è una comunità fondata in una sottocultura precisa, mentre “streetwear” è un prodotto creato dalla moda” ha detto una volta. La comunità di Virgil era tanto parte della sua visione per la maison quanto dei suoi progetti, le sue mostre e collaborazioni—occasioni che ha sempre utilizzato per supportare e mettere lo spotlight su talenti e creator emergenti. Lo dimostra un’altra sua grande citazione: “Quando sei abbastanza fortunatə da aver trovato un passaggio diretto verso l’attico, è tuo dovere rimandare giù l’ascensore.”

Louis Vuitton menswear A/W 22
Immagine su gentile concessione di Louis Vuitton

Molto si può e si potrà dire sull’impatto di Virgil sul corso della storia della moda. Ieri, era semplicemente chiaro. In sole otto collezioni, Virgil ha cambiato radicalmente l’aspetto che potrebbe avere l’abbigliamento maschile di Louis Vuitton, spostando i codici e le visioni di un’intera nuova generazione di talenti provenienti da tutto il mondo. Ciò che accadrà nel futuro non lo sappiamo, ma per ora questa sfilata è stata la manifestazione—e celebrazione—della sua eredità. Lunga vita, Virgil Abloh.

Louis Vuitton menswear A/W 22
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Louis Vuitton menswear A/W 22
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Louis Vuitton menswear A/W 22
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Louis Vuitton menswear A/W 22
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Louis Vuitton menswear A/W 22
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Louis Vuitton menswear A/W 22
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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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