"MEMOS": la mostra che racconta 90 anni di moda italiana (e non solo)

A raccontarcela è la curatrice Maria Luisa Frisa, con cui abbiamo conversato "a proposito della moda in questo millennio," come recita il titolo della mostra.

di Carolina Davalli
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21 febbraio 2020, 9:34am

"Six Memos for the Next Millennium", altrimenti conosciuta come "Lezioni Americane. Sei proposte per il prossimo millennio", è il libro contenente la serie di lezioni che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere all'Università di Harvard nel 1985. Attraverso queste lezioni, lo scrittore voleva esprimere nell'ambito delle prestigiose Poetry Lectures, quei valori della letteratura che si augurava perdurassero nel tempo. Così nasce la mostra MEMOS, realizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con il Museo Poldi Pezzoli, come luogo in cui quei valori letterari vengono traslati in un ambientazione di laboratorio interdisciplinare, dove la moda, la curatela, l'exhibition making si fondono con letteratura, poesia, pagine e lo spazio del museo. Il Poldi Pezzoli di Milano è lo scenario suggestivo in cui tutto si muove, e dove prende vita il progetto curatoriale di Maria Luisa Frisa che, assieme al fondamentale supporto dell’exhibition-making di Judith Clark e il progetto visuale di Stefano Tonchi, si interroga sulle qualità poetiche, politiche e temporali della moda contemporanea e non.

In occasione dell'apertura della mostra, abbiamo fatto qualche domanda alla curatrice sulla portata di questa mostra, sul potere dell'interdisciplinarità e sulle narrazioni intrise nella moda.

MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa

MEMOS è un progetto intricato, un laboratorio, un’azione in divenire. Tu hai sviluppato la parte curatoriale, Judith Clark ha gestito la sezione dell’exhibition-making, e Stefano Tonchi ha dato un’identità visuale al progetto del catalogo e della mostra. Il tutto però nasce da un libro, Lezioni Americane di Italo Calvino. Parole, oggetti, spazi, corpi, immagini, pagine e poetiche co-esistono e si alimentano a vicenda. Qual è stato il momento in cui hai realizzato che tutte queste discipline e supporti erano destinati ad allinearsi l’uno all’altro?
Credo sia parte di un modo di lavorare che attraversa tutto quello che faccio. Quando curo una mostra come questa al Museo Poldi Pezzoli, quando progetto un libro, quando dirigo il corso di laurea in Design della moda e Arti multimediali all’Università Iuav di Venezia. Mi interessano le situazioni ibride, pericolose, quelle che ti costringono a scommettere, a rischiare. Mi interessa coltivare la transdisciplinarità, da sempre. La moda in questo è un luogo straordinario perché automaticamente inclusiva.

La mostra parte da le Lezioni Americane di Calvino, opera postuma in cui sono stilate le cinque lezioni (la sesta solo progettata) che lo scrittore avrebbe dovuto tenere nell’autunno del 1985 all’Università di Harvard. Perché la scelta di questo testo in relazione alla moda?
Ho riletto questo testo, perché improvvisamente tutti parlavano di Calvino. E come sempre accade, le cose a seconda del momento in cui le guardi rivelano traiettorie diverse. In un momento in cui la moda sta trasformando i suoi paradigmi e i suoi metodi, per me diventa fondamentale come docente e come curatore capire cosa dobbiamo insegnare, quali sono gli strumenti che dobbiamo fornire ai nostri studenti, oppure come devo rapportarmi alla contemporaneità. I valori di Calvino mi sono sembrati un’eredità straordinaria per leggere la moda, i suoi punti di forza, i suoi processi comunicativi, imprenditoriali, progettuali.

MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa

Con quale Lezione sente di essere più legata, e sente essere più rilevante e necessaria alla nostra contemporaneità?
Esattezza. Mi piacciono le cose precise, che io realizzo in modo disordinato. E quindi anche Rapidità.

Queste lezioni, che tratteggiano le linee guida per il prossimo millennio, sono costituite da dense stratificazioni di riferimenti verso il passato. Ci sono omaggi e riferimenti ai classici, alla mitologia, alla stessa letteratura insita nella biografia dell’autore. Esiste lo stesso corrispettivo di stratificazione all'interno della moda?
Ogni pezzo di questa mostra ha un suo preciso significato Ha una sua ragione. Racconta una storia. Gli oggetti in mostra non dialogano direttamente con le opere del Museo Poldi Pezzoli, ma innescano derive interpretative che ci proiettano nel futuro attraverso luci puntate temporaneamente su frammenti del passato.

MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa

Quali problematiche sono scaturite dal porre una mostra di moda, che in parte è anche una riattivazione della mostra “1922-1943: Vent’anni di moda italiana” del 1980, all’interno di una casa museo come il Poldi Pezzoli di Milano, che presenta opere d’arte e manufatti di ogni genere?
In questa mostra niente è casuale. La ragione per cui è al Poldi Pezzoli è perché vuole ricordare la mostra del 1980. Una mostra importante non solo per gli abiti, ma come operazione museologica. Occupava tutti gli spazi del museo e da quel gesto è nata una riflessione sul museo della moda a Milano. Che come sappiamo non ha avuto, purtroppo, seguito. Quindi la riflessione che abbiamo fatto con Judith Clark – che ha progettato l’allestimento – è profondamente legata al senso del fashion curating e al rapporto della moda con il museo.

All’interno della mostra esistono molte suggestioni verso narrazioni contemporanee. Quale si augura sarà il messaggio di fondo che gli spettatori porteranno via con sé, ora che siamo ancora all’inizio di una nuova decade?
La capacità della moda di essere contemporanea seguendo la lezione di Agamben, attuale perché inattuale, strabica, obliqua. Questo sguardo altro della moda sulla contemporaneità mi sembra una lezione centrale. Poi, il fatto che la moda è una disciplina politica, che meglio racconta e restituisce i nostri desideri, le nostre ossessioni. Racconta chi siamo: il progetto identitario su noi stessi.

MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa

La mostra riattivata, ossia “1922-1943: Vent’Anni di Moda Italiana”, si augurava di gettare le basi per un museo della moda in Italia. MEMOS è la dimostrazione che la moda, può, di fatto, esistere all’interno del museo, e che c’è bisogno ora più che mai di un’istituzione che si prenda cura di questo campo.
In Italia è necessario costruire un sistema culturale della moda che lavori sia sulla formazione che sui luoghi che ne definiscono le narrative.

Se dovesse racchiudere l’intera mostra in un solo elemento contenuto all’interno del museo, quale sarebbe?
Tutti gli oggetti in mostra raccontano una storia e sono come gli oggetti magici calviniani che attivano una serie di relazioni. Sicuramente in questa mostra è fondamentale il contributo di Judith Clark, che ha progettato un allestimento che è opera fondamentale, e non supporto.

MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa
MEMOS mostra intervista curatrice Maria Luisa Frisa

La mostra è visitabile al Museo Poldi Pezzoli di Milano dal 21 febbraio al 4 maggio 2020.

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Crediti

Testo di Carolina Davalli
Fotografia di Francesco Truci

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