"Aprire un brand di streetwear nel 2020 è un'azione kamikaze, ma noi ci crediamo"

Fondato da tre ragazzi italiani, ÀLEA è uno dei marchi italiani da tenere d'occhio nelle prossime stagioni.

di Giorgia Imbrenda
|
06 febbraio 2020, 12:02pm

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di ÀLEA, brand di streetwear fondato a Bari che, nonostante abbia all'attivo una sola collezione, ha già attirato l'attenzione dei buyer in diverse Capitali della Moda.

Nato ispirandosi al concetto di semplificazione e post-modernismo, ÀLEA rielabora i codici sello streestyle in chiave sostenibile, scegliendo tessuti riciclati e/o prodotti con lavorazioni green. A questo si aggiunge una profonda influenza dei movimenti artistici, architettonici e di design italiani dello scorso secolo.

A fondarlo sono stati tre ragazzi eclettici: Stefano, Tatiana e Vincenzo. Li abbiamo incontrati per farci raccontare la loro avventura.

1580740189450-99

Ciao ragazzi! Siete un trio molto attivo, come vi siete conosciuti e com’è nata di preciso l’idea di fondare un vostro brand?
Siamo giovani, tutti con background legati all’industria della moda. Io (Stefano) e Vincenzo ci siamo conosciuti a Milano circa 10 anni fa e da cinque stiamo pensando di sviluppare il progetto ÀLEA. Per impegni lavorativi di uno o dell’altro abbiamo concretizzato la cosa solo l’anno scorso, quando abbiamo coinvolto Tatiana per le sue capacità nella parte commerciale. E da qui abbiamo dato vita al progetto unendo il design, il management/marketing, il sales.

1580145801230-REBELLABEL

Il nome ÀLEA da dove arriva?
Il nome ÀLEA arriva dal latino e vuol dire "rischio", "affrontare il rischio". L’abbiamo scelto perché riteniamo che, già entrare nel settore del fashion con un brand nuovo senza essere personaggi/influencer con 100k follower su Instagram e senza disporre di ingenti risorse economiche, sia molto difficile. Farlo con un brand di streetwear nel 2020, quando questa “nicchia” è ormai satura, è un’azione kamikaze. Nonostante ciò, ci crediamo lo stesso perché il prodotto è nuovo e racconta un immaginario ben preciso.

1580145927063-REBL


Come vi suddividete i compiti? Tutti fate tutto, oppure ognuno ha la propria area di expertise?
Facciamo tutto a sei mani nel senso che sulla riuscita del prodotto tutti hanno il potere di apportare modifiche, fornire suggerimenti, ecc. Ma poi, ad esempio, anche nelle decisioni strategico-finanziarie, di cui io ho padronanza, trovo fondamentale il parere dei miei due soci. In generale è così per tutto, ci piace lavorare insieme!

1580739523868-10

Siete un brand che si autodefinisce "Organic Oriented". Parliamo un po’ di questo concetto: da cosa è nata questa idea e come si sviluppa?
L’idea parte semplicemente dai concetti di “contribuire alla causa” e di “fare la nostra parte”. Nell’atto pratico, quasi la metà di tutto il topwear (t-shirt e felpe) è stata realizzata da cotoni organici certificati GOTS (Global Organic Textile Standard), invece i pantaloni sono stati recuperati e successivamente customizzati da deadstock autentici di fine anni ’70. Sappiamo perfettamente che la nostra attività non risolverà il problema del surriscaldamento globale nel mondo ma il nostro intento è quello di dare il messaggio che se anche noi, che siamo piccoli, riusciamo a sostenere i costi extra di una produzione ecosostenibile lo potrebbero fare tutti. L’obiettivo per le collezioni future sarà quello di rendere tutto al 100% escosostenibile.

1580739589380-11

C’è un personaggio, realmente esistente o inventato poco importa, che crediate rappresenti i codici estetici del vostro brand al 100%? Diciamo una persona standard alla quale pensate quando disegnate i capi ÀLEA.
Oggi ÀLEA è rappresentata dal personaggio del “cyber hooligan”. Di fatto i canoni estetici del movimento di fine anni ’80 hanno ispirato questa collezione. Gli hooligans hanno lanciato il casualwear, noi riprendiamo quel concetto di estetica e la facciamo nostra, rielaborandola in chiave tecnologica (vedi i tratti digitali delle stampe e i colori acidi/saturi), da questo immaginario nasce la figura del Cyber Hooligan.

1580739654035-13

E parlando invece di tessuti, quali sono le linee guida che seguite?
Tutta la collezione è formata da capi 100% cotone e puntiamo sull’autenticità delle materie prime, abbiamo un retaggio molto forte: abbiamo le t-shirt peso americano con titoli 16/1 e tshirt peso 24/1 più affine al mercato italiano. Sostanzialmente nel primo caso c’è più struttura, più spessore, è un articolo da oltre 200gr/mtl, nel secondo la mano è più morbida, fluida, per un peso di 150 gt/mtl circa.

Qual è stata la sfida più grande che avete dovuto affrontare lungo questo percorso?
Realizzare un prodotto 100% Made in Italy, di qualità eccellente, sostenibile, a prezzi accessibili.

Come avete sviluppato la comunicazione del brand?
Abbiamo puntato su una distribuzione di altissimo livello consapevole di acquistare un prodotto ineccepibile e con una forte riconoscibilità. Anche per questo abbiamo scelto di debuttare alla fashion week di Parigi in uno spazio collocato nel quartiere Marais, fulcro della moda parigina, dedicato solo al nostro brand.

Se doveste scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li portereste?
Andremmo al ristorante cinese Song Heng (3, Rue Volta Parigi) con Raf Simons, Virgil Abloh e Miuccia Prada.

Cosa c'è nel futuro del vostro brand? E dove lo vedete tra 5 anni?
Nel futuro punteremo sulla sperimentazione di nuovi materiali ecosostenibili provenienti da fonti riciclabili. Nei prossimi cinque anni faremo in modo di far crescere la nostra community e di abbattere le barriere tra noi e la stessa. L’obiettivo è di coinvolgere sempre più i nostri cyber hooligans nel nostro mondo e nella nostra visione.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Dai un'occhiata anche alla nostra intervista Danilo Paura:

Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Fotografia su gentile concessione dell'ufficio stampa ÀLEA

Tagged:
Fotografia
Μόδα
ALEA
interviste di moda
f/w 2020