Fotografia di Giulia Frigieri

Sono entrata nelle case, camere e vite degli adolescenti in quarantena

L'ho fatto per dar voce alla noia e l'ansia di questa generazione, ma poi ho scoperto che il quadro è tutt'altro che negativo.

di Frigieri Giulia
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01 maggio 2020, 7:38am

Fotografia di Giulia Frigieri

Costretti ad allontanarsi fisicamente da scuola, amici e attività sociali, gli adolescenti italiani non escono di casa da più di due mesi. Ma la vita continua: video lezioni, allenamenti su Skype, interrogazioni, verifiche via web, notizie confuse su un esame di maturità che sembra lontanissimo—tutto all’interno delle mura domestiche e a contatto con genitori e fratelli o sorelle 24 ore su 24. Che impatto sta avendo sulla generazione Z il fatto di rimanere in casa per settimane lontani dai luoghi simbolo di socialità, apprendimento e crescita personale?

Grazie a videochiamate e fotografie attraverso la webcam sono entrata nelle case, le camere e le vite degli adolescenti del 2020 per dare voce alla noia, alla resilienza e alle ansie legate a questa situazione di emergenza e alla grande incognita sulla sua fine. Ne è emerso un quadro tutt’altro che negativo: i giovanissimi nativi digitali si tengono impegnati, si informano, passano più tempo in famiglia e combattono contro la solitudine e l’umore un po' a pezzi; chi nella collettività dei social, chi con costanti video chiamate agli amici o al partner. L’importante è tenere il morale alto, e pensare a tutte le cose da fare e da cambiare una volta finita l’emergenza.

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti

Lamia, 17 anni, 4° anno delle superiori, Milano
Lamia è stata la prima persona che ho fotografato per questo progetto. Il 30 marzo, una domenica pomeriggio, tra una serie TV e i compiti, la sento in video chiamata e alla domanda "Come stai in questo momento di quarantena?" lei mi risponde: “Il 9 aprile sarà il giorno del mio 18esimo compleanno, purtroppo saremo ancora chiusi in casa. Il momento che ho tanto aspettato non ci sarà, ma spero di poter festeggiare ancora più in grande una volta finito tutto questo.” Quel giorno la richiamo e scopro che un piccolo festeggiamento c’è stato. La fotografo mentre spegne le candeline a casa delle sue sorelle maggiori, Iman e Nermin, che vivono a pochi passa da casa sua nello stesso quartiere di Milano sud.

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti


Federica, 17 anni, 4° anno delle superiori, Modena
Federica è una ragazza solare, condividiamo lo stesso liceo classico e la stessa professoressa di filosofia. Mi accoglie sorridente e tranquilla, anche se mi confessa: “Mi manca moltissimo la mia routine. Un cambio di luogo è fondamentale, se non si cambia mai spazio è come se il tempo non fosse scandito e non passasse mai. Sembra che una giornata sia tutta la stessa cosa. Io in generale cerco di non farmi deprimere mai, mi circondo di frasi positive che rallegrano l’umore e cerco di pensare che se resistiamo poi tutto tornerà come prima, o addirittura meglio di prima.” Mi dice anche tra le cose che la rallegrano durante la quarantena ci sono le lezioni danza, che continua a fare tre volte a settimana su Skype.

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti

Ilaria, 19 anni, 1° anno all'Università di Modena
Ilaria è mia cugina, è una ragazza piena di energia e di passioni, con un’ironia unica per la sua età. Verso fine marzo la chiamo per chiederle quanto la quarantena stesse pesando sulle sue attività e il suo umore. Me ne rendo conto guardando il suo diario, che mi manda in risposta. “La cosa che più mi dispiace dell’essere chiusa in casa è perdere gli incontri con il gruppo di teatro per le prove. Si chiama MuMo e insceniamo musical, di solito ci troviamo tre volte a settimana. Il 31 maggio avremmo dovuto lanciare un nuovo spettacolo, Newsies, ma non credo che riusciremo a prepararlo in tempo, visto che non sappiamo ancora quando riprenderanno le attività.”

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti


Adriana, 18 anni, 5° anno delle superiori, Vallecupa/ Fagnano Alto (L’Aquila)
Adriana vive in una frazione di 15 abitanti chiamata Vallecupa, in provincia di Fagnano Alto, a una ventina di chilometri di distanza da L’Aquila. Quando le chiedo, dopo la prima settima settimana di quarantena, come se la sta passando, mi risponde che oltre che studiare non fa altro che cucinare e mangiare, e che la sua mandibola ne uscirà piuttosto allenata. Poi si rallegra, pensando che è sicuramente più facile vivere questo momento in un piccolo paesino che in una città. Essendo al quinto e ultimo anno di liceo, Adriana ha dovuto sospendere vari riti di passaggio di questa età, come la patente e la festa dei 100 giorni, per esorcizzare l'arrivo della maturità, che si organizza quando mancano appunto 100 giorni all'esame. “È un giorno di festa per tutti i licei, facciamo una battaglia delle uova davanti a scuola e poi andiamo al santuario di San Gabriele per la benedizione delle penne (quelle che useremo usare durante l’esame). La sera tutte le quinte liceo della città festeggiano insieme, con una cena e una serata, anche insieme ai professori! Purtroppo adesso questa tradizione è saltata, e mi dispiace tantissimo. Forse riusciremo a festeggiare i 100 giorni dopo!” Il giorno seguente mi manda una foto di una passeggiata (breve, mi precisa) che ha fatto con suo padre e mi riconferma quanto sia impagabile vivere in mezzo alla natura in un momento come questo.

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti


Levi, 16 anni 3° anno delle superiori, Modena
Anche con Levi condivido lo stesso liceo e la stessa professoressa di scienze. Scherziamo sulle sue abitudini immutate in oltre 10 anni di insegnamento. Levi è un ragazzo in gamba, molto attivo politicamente e socialmente. Fa parte della rete degli studenti medi, di un sindacato studentesco della città e dell’ArciGay di Modena -- dove ha recentemente fondato il gruppo trans e trans giovani (per gli under 28) --, e del movimento di Fridays For Future. Sono i primi giorni di aprile, la fine del lockdown è ancora fissata per i gironi successivi alla Pasqua. Rispondendo alle mie domande con un’estrema lungimiranza mi dice: “Torneremo alla normalità? Non penso... Io credo che appena usciti da questa situazione di emergenza l'Italia affronterà una forte crisi economica, sono abbastanza fomentato dal punto di vista politico, perché si vedrà davvero quale governo sarà in grado di portare avanti il paese, mentre sono spaventato dal punto di vista economico. Tra due o tre anni al massimo sarà il momento in cui dovrò entrare nel mondo del lavoro, e la situazione attuale mi fa pensare che non ci saranno grandi prospettive”.

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti

Giulia , 18 anni, 5° anno delle superiori, Modena
Giulia è un'appassionata di teatro, tanto da considerarlo una possibile carriera per il suo futuro. È molto decisa a provare l'audizione per l’Accademia di recitazione a Roma, ma teme che le restrizioni regionali dei prossimi mesi la porteranno a dover considerare altre soluzioni. Quando le chiedo se le mancano i suoi compagni a scuola, mi dice: “Sono una persona molto coccolosa, mi manca molto abbracciare i miei amici. Mi manca la scuola a com’ero abituata. Il modello di scuola online è okay, ma manca la collaborazione alunno-insegnate che c’è dal vivo. Ci sono molte limitazioni. Il nostro professore di filosofia, per esempio, non ha Internet a casa ed è costretto ad andare a scuola per registrarci le lezioni stile monologo, per poi mandarcele una volta ogni due settimane. Insomma, ci stiamo tutti adattando all’emergenza, ma non vedo le lezioni online come un modello possibile sul lungo periodo. In più odio stare attaccata a uno schermo per così tante ore”. Quando parliamo del clima che c’è in casa e di come si senta a stare a stretto contatto con suoi genitori, Giulia risponde positiva: “Va tutto benissimo, non pensavo... ovviamente ci sono tensioni, ma paradossalmente il nostro rapporto va meglio ora che prima! A mia mamma sto insegnando l’Inglese, era da tanto che me lo chiedeva e finalmente ora ho il tempo di farlo, e con mio padre gioco alla Wii, cosa che non facevo dalle medie!"

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti


Jad, 18 anni, 4° anno delle superiori, Modena
Conosco Jad da tantissimi anni, da quando era piccolo. È strano pensarlo ora che è diventato grande. Parliamo della scuola e mi dice: “La cosa che mi manca di più sono i miei amici, i compagni, sì, ma anche i professori. Non mi piace questo modo di fare lezione, ci sono certe materie davvero difficili da seguire, tipo matematica o fisica, in più mi manca il contatto umano con loro, il fatto di poterli vedere di persona. Mi sento anche più produttivo seduto a un banco di scuola che davanti a uno schermo.” Ancora più strano è chiedergli come stia andando la sua storia d’amore. Nella mia testa Jad è ancora un bambino, anche se ha già compiuto 18 anni. Gli chiedo che cosa prova a non vedere la sua ragazza da così tanto tempo, ricordandomi di una me liceale che soffriva persino nel non vedere il fidanzato per qualche pomeriggio e per cause molto minori di una pandemia globale. Sospira, e poi aggiunge: “Siamo nella stessa scuola, quindi ci vediamo almeno ogni giorno in ricreazione, è da un anno e 5 mesi che stiamo insieme. Stare lontani è molto difficile, litighiamo tante volte ma non ci possiamo fare molto. Passerà e saremo più forti di prima.”

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti


Lauren, 18 anni, 3° anno delle superiori, Lecce
Dopo i primi minuti di conversazione capisco subito quanto Lauren sia una ragazza sensibile. “In questi giorni faccio finta di essere in punizione e di non poter uscire perché non voglio pensare alle conseguenze di quello che stiamo vivendo.” Si apre un po' con me e mi confida di come ogni tanto si senta presa dallo sconforto: “Ieri ho avuto un momento in cui mi sono sentita molto triste, ho fatto un post su Instagram per gli amici più stretti in cui chiedevo: 'cosa fai quando sei triste?' e un sacco di gente mi ha risposto. Vedere che anche tante altre persone della mia età stavano male in questa situazione mi ha un po' sollevata, non mi sono sentita sola”.

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti

Silvia, 13 anni, 2° media, Pedicciano (Fagnano Alto), L’Aquila
Silvia ha solo 12 anni, ma è una ragazza molto tosta. Vive in un MAP (modulo abitativo provvisorio) in un piccolo paesino della provincia aquilana. La sua casa è grande 70 metri quadri e con lei vivono, genitori, fratellino di 9 anni e nonno. “Mi mandi una foto?” “Certo” mi risponde. Poi mi confessa: “Lo spazio è piccolo, vorrei tornare a casa nostra, un mese fa erano finalmente incominciati i lavori di ricostruzione, che si sono bloccati per l’emergenza Covid.” Silvia si sente fortunata a non vivere in città ma in mezzo alla natura e ad avere uno spazio per stare all’aperto. “Non esco perché ci sono i controlli anche qui, ma per fortuna siamo riusciti a passare pasquetta insieme ai vicini nel gazebo dietro casa”. Quando le chiedo se c’è qualcosa che vorrebbe cambiare del mondo o tornare a tutto com’era prima mi risponde: “Forse riavere le quattro stagioni, quelle vere, possibilmente!”

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti

Rebecca, 15 anni, 1° anno delle superiori, Sassuolo (Modena)
Sara, 25 anni, 1° anno della seconda laurea triennale, Sassuolo (Modena)
Chiamo Rebecca, eravamo d’accordo per sentirci alle 17:00. Parte la chiamata su Skype e affianco a lei in webcam vedo Sara, sua sorella più grande. La loro routine è cambiata drasticamente dall’inizio della quarantena, soprattutto per Sara, che è abituata a fare tantissime cose. Sara è affetta da paralisi celebrale infantile, un tipo di disabilità causata da una lesione persistente del sistema nervoso centrale che influisce sull’evoluzione neuromotoria e cognitiva. La quarantena ha messo in pausa il centro diurno L’Aquilone, dove Sara svolge solitamente varie attività, come anche l’associazione ANFASS, presso cui fa corsi di teatro e di fotografia, la piscina e le sedute di fisioterapia, oltre all’attività motoria e le uscite. Insieme a casa cucinano e ascoltano musica, mi dice Rebecca, ma è molto dura non poter uscire per così tanto tempo. Sara mi confessa che le mancano i suoi compagni, ma che per sentirsi meno soli il centro organizza spesso video chiamate con tutti. Intanto sta studiando per la seconda laurea in Scienze Giuridiche e ha già finito di vedere tutte le lezioni messe a disposizione dall’Università online. Spesso si annoia, e canta. Non tanto bene, la prende in giro Rebecca. “Non vedo l’ora di tornare alla mia routine,” mi confessa Sara “Anche io,” conferma Rebecca, “non la sopporto più!”, ma poi le lancia un sorriso e uno sguardo di complicità.

Giulia Frigieri: progetto fotografico in quarantena sugli adolescenti

Bianca, 17 anni, 4° anno delle superiori, Modena
Bianca stava conducendo il suo anno di “exchange” in America, a Oxford, Michigan, presso una famiglia ospitante. Nonostante Bianca non fosse obbligata a tornare in Italia, verso la fine di marzo l’associazione che si è occupata del progetto di scambio le ha consigliato vivamente di rientrare. Tra esitazioni familiari e qualche dubbio, Bianca ha deciso infine di partire e concludere la sua esperienza all’estero qualche mese prima del previsto. Da Detroit ha preso un volo per New York, e da New York un intercontinentale per Roma, per arrivare infine a Bologna lunedì 30 marzo nel pomeriggio. La chiamo qualche giorno dopo il suo arrivo in Italia. Ancora un po' frastornata dal jetlag, mi spiega: “Sto facendo una quarantena per due settimane completamente sola. Ora sono in un appartamento dei miei zii che è sopra casa nostra. Scendo a casa mia solo per pranzo e cena. Devo stare lontana da tutti e non posso toccare oggetti che poi toccano anche loro. È tutto molto strano, la cosa più strana è sicuramente non poterli abbracciare, specialmente dopo così tanti mesi senza di loro. Sono contenta di essere tornata, ero molto preoccupata per mia mamma a casa da sola mentre mio padre era in Sudafrica per lavoro e mia sorella a Londra per l’Università. Ora però siamo tutti a casa. Era la cosa giusta da fare, anche se ho sacrificato un po' del mio anno all’estero”.

Nelle settimane dedicate a questa ricerca mi sono meravigliata di trovare così tanti giovani motivati e speranzosi, consapevoli di un futuro incerto e precario. Tuttavia, anche a seguito del decreto del 26 aprile 2020, non posso fare a meno di chiedermi fino a quando questo ottimismo delle nuove generazioni possa durare. "Visto che fino a 24 ore fa il 4 maggio veniva decantato come il giorno della rinascita, sono un po' avvilita, ma sempre nella speranza che tutto questo porterà a una conclusione positiva. Anche se l’idea di un altro mese in casa mi abbatte abbastanza,” commenta Ilaria il 27 aprile con un messaggio. Penso a tutte le conseguenze che porterà questa prolungata assenza dallo spazio di crescita e condivisione della scuola pubblica, e con grosse difficoltà cerco anche io di rimanere positiva.


Crediti

Fotografia e testo di Giulia Frigieri

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