'beach rats' non parla (solo) di sesso, secondo la sua regista

Eliza Hittman non è d'accordo con chi sostiene che le scene di sesso presenti nella sua ultima pellicola raccontino come si diventa adulti oggi, e ci ha spiegato perché.

di Evelyn Wang
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24 agosto 2017, 4:41pm

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

"Affronto le scene di sesso quasi come affronterei una scena di lotta," dichiara la regista Eliza Hittman riferendosi al suo secondo film, Beach Rats. E infatti non c'è niente di tradizionalmente erotico in nei primi piani bui e claustrofobici di Frankie durante i suoi incontri ravvicinati con uomini molto più grandi di lui. Al contrario, queste riprese sembrano svilupparsi come combattimenti in gabbia sotto intermittenti luci al neon: sono dure, fredde e catartiche.

Il film racconta con uno sguardo pungente l'adolescenza di oggi, caratteristica che è valsa alla Hittman il premio come Miglior Regia al Sundance Film Festival 2017. In una South Brooklyn che ricorda in egual misura Larry Clark e Andrea Arnold, il 19enne amante della spiaggia Frankie vaga senza meta in preda a una frenesia indotta da noia, droghe e solitudine. Passa le sue giornate facendo visita al padre, malato terminale, e facendo scherzi ai turisti di Coney Island. Quando le ragazze si accorgono di lui, le tratta con lo stesso disinteresse che riserva a qualunque altra cosa o persona. L'unico momento in cui mostra il suo lato più vulnerabile è durante la notte, quando visita siti internet d'incontri e racconta a uomini molto più grandi di lui di non sapere chi, o cosa, voglia davvero.

Hittman, un'ex fanatica di teatro nata e cresciuta a Brooklyn, si è fatta conoscere nel 2013 grazie al suo primo lavoro, It Felt Like Love. Si tratta di un film indie dai ritmi lenti che narra la scoperta della volatile relazione tra sesso, autonomia e potere da parte di un'ingenua adolescente mentre insegue l'amore. Oggi, la Hittman lavora al Pratt Institute come assistente della sezione film e video, ma i suoi anni formativi sono ancora una risorsa da cui attingere a piene mani. "Alcuni degli aspetti che da adolescente ho dovuto affrontare in prima persona oggi fanno parte dei miei film, come la malattia di un genitore o l'evolversi dell'identità sessuale all'interno della cornice famigliare," spiega. "Sono cose che arrivano dalla mia esperienza, ma questo non vuol dire che i miei film siano autobiografie."

Abbiamo parlato con Eliza del suo amore per i film che parlano d'adolescenza, del perché Beach Rats non sia una storia che racconta come si diventa adultu oggi e di come l'ossessione per le scene di sesso presenti in questo film sia del tutto fuorviante.

Hai girato due film che parlano di adolescenza. Cosa ti spinge a raccontare questa età in particolare?
Non mi stanco mai, mai e poi mai, di pellicole che esplorano l'essenza della giovinezza e la sua rappresentazione. Inoltre, trovo fantastico lavorare con attori molto giovani, perché da loro è più semplice aspettarsi una performance onesta. Con gli adulti spesso è più complicato, non ci si riesce con la stessa immediatezza. Invece, quando hai un attore di vent'anni, basta metterlo di fronte alla telecamera e si vede subito tutta la sua vulnerabilità. Credo che gli anni dell'adolescenza siano estremamente formativi per tutti noi, perché il modo in cui li viviamo arriva a definire gli adulti che saremo.

Quali sono le verità che hai cercato di trasmettere agli spettatori raccontando la storia di Frankie in modo così genuino?
Con Beach Rats ho semplicemente cercato di dar vita a un protagonista maschio che fosse l'anti-eroe per eccellenza. In qualche modo, assomiglia a Lila [la protagonista di It Felt Like Love] perché anche lui è in parte vittima e in parte aggressore. L'obiettivo era creare un personaggio simile, ma più estremo e che sottoposto a una forte pressione sociale. Lila affronta le aspettative eteronormative cercando di essere un certo tipo di donna, ma si vede che è una forzatura. Per Frankie è lo stesso, ma da un punto di vista maschile, perché tutti viviamo certe esperienze, in un modo o nell'altro.

In un'altra intervista ho letto che non consideri Beach Rats un film che racconta il passaggio dall'adolescenza all'età adulta...
Esatto, credo che sia più un viaggio verso la presa di coscienza di chi si è realmente. È così che vedo i miei film: non cercano di trasmettere un messaggio riconoscibile nel loro finale, sono una sorta d'esperimento. Parlano di realizzazione personale e del dolore di scoprire quanto sia difficile essere sé stessi. Non mi piace intenderli come un passaggio dall'adolescenza all'età adulta, perché questo tipo di narrativa implica sempre il bruco che si trasforma in farfalla, ma nella vita reale non è affatto questo che succede.

So che hai dovuto affrontare molte difficoltà nel girare Beach Rats perché le persone ne criticavano gli aspetti sessuali, ma quando l'ho guardato il sesso mi è sembrato solo uno dei tanti problemi che Frankie cerca di gestire. Credi che la narrativa adolescenziale sia ancora vista esclusivamente come accettazione della propria sessualità?
Sì, credo sia così. E questo ha senso da un punto di vista di marketing: anche Beach Rats è stato pubblicizzato facendo leva su questo aspetto. Ma credo che, anche se le scene di sesso e di nudo sono numerose, non si tratti comunque di un film erotico. O almeno, non per me. Anche se molte riprese indugiano sul corpo di Frankie, la tensione è comunque percepibile, non sono scene girate per eccitare gli spettatori. I miei personaggi non hanno idea di quale sia il loro posto nel mondo, quindi finiscono in situazioni che potrebbero danneggiarli. Ma questo lo facciamo tutti, durante l'adolescenza.

Esiste davvero la relazione perfetta a 16 anni, o è solo un'idea che ci è stata inculcata?

Rielaborare e sovvertire retoriche tipiche dei film per adolescenti, come l'incontro con il bello o la bella di turno sulla passeggiata lungo la spiaggia mentre il cielo è illuminato da mille fuochi d'artificio, è stato un processo intenzionale?
Sì, l'abbiamo fatto volutamente in entrambi i film. Il bacio perfetto, il ragazzo popolare che cade ai tuoi piedi, scoprire di non essere così bruttine come si pensa… tutti cliché che ho cercato di rifuggire. In Beach Rats, ad esempio, è come se lo spettatore non volesse che Frankie facesse coming-out, perché sa perfettamente che nessuno lo accetterebbe per quello che è davvero. O forse sì, ma sarebbe comunque un'ardua sfida. Ho cercato di giocare con queste aspettative e poi capovolgerle, destrutturarle.

L'estetica di Beach Rats è unica, immediatamente distinguibile. Come l'avete creata tu e la cinematografa Hélène Louvart?
Molte delle nostre scelte stilistiche derivano da intere notti di scouting passate tra le spiagge di South Brooklyn. Guardavamo la gente scomparire nell0, discutendo di come mantenere questa sensazione di buio attorno al protagonista, perché Frankie affronta davvero qualcosa che percepisce come oscuro.

L'intervista è stata parzialmente accorciata per ragioni editoriali.

Crediti


Testo Evelyn Wang
Trailer via YouTube
Immagini courtesy of Eliza Hittman e Neon

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