rain dove: attivista e modella androgina che vuole cambiare le regole del gioco

Abbiamo incontrato la modella gender fluid protagonista della campagna #oneofakind di Sisley in occasione del party di lancio della nuova collezione del brand.

di Gloria Maria Cappelletti
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12 settembre 2017, 3:28pm

Milano a Settembre pullula di eventi, sfilate e modelle. È il mese delle fashion week, in cui la città si anima e le serate si sprecano. Sisley ha voluto inaugurare la stagione della moda per eccellenza con un cocktail party pensato per addetti ai lavori e insider dell'industria. L'obiettivo della serata è stato raccontare la nuova filosofia del brand, riassunta dall'hashtag #oneofakind. La bellezza non ha genere e lo stile non ha regole, per Sisley. Il perno della campagna è l'inclusività: l'universo pensato dal brand include tutti, non fa differenza e abbraccia l'unicità di tutti, poco importa se e come si identifichino.

Durante l'evento, a colpire la nostra attenzione è stata Rain Dove, protagonista della campagna con cui abbiamo fatto due chiacchiere, affascinati da un fisico statuario e da una mente brillante. L'ideale di bellezza per gli antichi Greci si riassumeva nel concetto di kalokagathìa, ovvero l'unione di perfezione fisica e morale. Incontrando la modella, abbiamo subito notato il suo volto androgino dal profilo nobile, il corpo scultoreo e la dialettica vigorosa. Indossava una t-shirt della nuova collezione #oneofakind con la scritta 'I am a work of art' e ce ne siamo subito innamorati. E grazie a qualche domanda abbiamo scoperto che, oltre ad essere una delle modelle più interessanti del momento, è anche una vera attivista per i diritti LGBTQ.

Hai un nome molto particolare, Rain Dove…
Sì, Rain come la pioggia e Dove come la colomba. È un nome Abenachi, una tribù dei Nativi Americani. Molti pensano che sia un nome hippie, ma non è così, è il mio nome di famiglia e lo amo, perché credo mi abbia predestinato a fare cose speciali.

Sei molto legata alle tradizioni native della tua famiglia?
Sì, assolutamente. I miei genitori sono divorziati e sono due persone estremamente diverse. Da mia madre ho imparato quanto fondamentale sia rimanere legati alle proprie tradizioni, e mi riferisco in particolare a quelle dei Nativi Americani. Ho inizato con lei un percorso che mi ha portato a fare ritiri di meditazione per trovare il mio spirito ed entrare in sintonia con la mia essenza più profonda. Quando avevo 13 anni ho scoperto di chiamarmi Rain Dove. Fino a quel momento tutti mi chiamavano Danielle, perché è il mio nome di battesimo ed era facile per i miei compagni di scuola identificarmi attraverso questo nome. Anche se in realtà, dentro di me, ho sempre saputo di essere Rain Dove.

Quindi la colomba è l'animale guida in cui ti riconosci spiritualmente?
Rain Dove significa per me 'pace eterna': la colomba simboleggia la pace, anche da un punto di vista biblico. Invece la pioggia è un elemento imperituro, che muove, si sposta, viene inglobata dalla terra e poi risale verso l'atmosfera. Quindi si tratta di condividere tutto con il prossimo, sempre con uno spirito positivo e pacifico.

Ed è questo quello che stai facendo con il tuo lavoro: condividi una filosofia di vita, cerchi di far muovere le cose e diffondi un messaggio positivo!
Esatto! Spesso dico di non essere una modella, ma un movimento. E credo valga per tutti: siamo movimenti che collidono, abbiamo costantemente un impatto sugli altri. L'importante è capire che tipo di movimento vogliamo essere e che valori vogliamo diffondere.

Sei un'attivista?
Mi considero a tutti gli effetti un'attivistà. Oggi, la parola "attivismo" viene usata in contesti molto diversi tra loro. Ci sono persone che vengono considerate attiviste semplicemente perché esprimono chi sono, senza filtri e con passione. Io però sono un'attivista in modo diverso, perché creo contenuti che vogliono sensibilizzare il prossimo su diversi temi, aiuto alcune organizzazioni nella gestione di manifestazioni e proteste che hanno come obiettivo la creazione di proposte di legge contro l'oppressione. Ci sono molte modelle che si considerano attiviste, ma in realtà poi non sono così coinvolte sul piano politico. Il loro attivismo corrisponde all'essere sotto i riflettori e rappresentare la diversità, quindi la loro lotta corrisponde all'andare a un casting sapendo che le persone lì potrebbero reagire negativamente di fronte al loro aspetto.

Sì, l'attivismo è un termine spesso abusato…
Una volta mi arrabbiavo moltissimo, pensavo "ma come, non hanno fatto nulla e si considerano attivisti, è assurdo!" Però ho capito che non aveva senso, perché semplicemente il loro attivismo si manifesta in una forma diversa dal mio.

Il rischio è che la loro presenza metta in ombra le vere lotte sociali di altri, o possa diluire il loro messaggio…
Ho fatto moltissimi viaggi, e durante il mio vagabondare ho incontrato persone molto diverse tra loro. Ognuno ha il suo modo di pensare, cambiare e rivoluzionare la propria personalità. A volte si vivono esperienze drammatiche, violente, si rischia di finire in carcere semplicemente perché si lotta per una causa. E poi tutto cambia, perché tutti cambiano intorno a te. E anche solo vedere che qualcuno dice "questo sono io, e non ho intenzione di fingere solo per andarvi bene" spinge chi recepisce questo messaggio a cambiare a sua volta. Ogni singola briciola ha una rilevanza, tutto conta. Anche i gesti più piccoli possono fare la differenza.

Ero con Stav poco fa, e abbiamo parlato di come la moda possa diventare uno strumento di sensibilizzazione sociale. Lo vediamo, ad esempio, nella campagna Sisley: non si tratta solo di presentare la nuova collezione, ma di diffondere un messaggio. Trovo stupenda la vostra collaborazione con il brand…
Sì, la moda è sempre stata un'industria politcamente attiva. La moda può essere una prigione, oppure libertà assoluta. Dipende da come la vedi e da come chi ti circonda risponde a ciò che indossi. Noi non abbiamo bisogno di vestirci, quindi tutto ciò che indossiamo è uno strumento per comunicare chi siamo. Inoltre la moda e' funzionale. Può servire per stare più comodi, o per sentirsi attraenti. L'obiettivo cambia, ma non dovremmo mai aver paura di quello che siamo, scegliamo o vogliamo indossare.

Sono d'accordo con il messaggio della t-shirt che indossi, anche per me tu sei un'opera d'arte…
Credo che tutti noi siamo opere d'arte, ho scelto questa t-shirt per un motivo preciso. Me ne avevano data un'altra, ma non rappresentava la mia personalità, non esprimeva chi sono io davvero. E quando ho visto questa invece ho pensato "okay, è questa quella che fa per me."

Come vedi il tuo futuro? Hai intenzione di continuare la carriera come modella o ci sono altri progetti più legati all'attivismo?
Continuo a fare la modella, perché è la mia fonte di guadagno principale, insieme ai social media, dove le collaborazioni con i brand sono piuttosto redditizie. Vado anche nei college e nelle università per parlare della mia esperienza, ho partecipato recentemente a un TED Talk in Grecia. Nel mio futuro non vedo ruoli o categorie precise, voglio solo cercare di riuscire in quello che faccio, indipendentemente da quello che sia. Non parlo di soldi, ma di visibilità: voglio essere una piattaforma, un palco, dove le altre persone possano esprimersi e raccontare le loro storie.

La tendenza è sempre quella di etichettare tutti, ma non sarebbe meglio evitare del tutto le classificazioni? Ho usato il termine "gender fluid" con te, è corretto?
Sono completamente d'accordo con te, le etichette andrebbero evitate. Molti penseranno che questa è una campagna in cui compaiono modelli transessuali e che vuole aumentare la visibilità delle persone transessuali, ma non e' esattamente così. Quando mi hanno chiesto di parteciparvi, pensavano tutti che fossi trans, ma io non sono trans. Io sono io. Il sistema di genere binario nel passato veniva usato per organizzare la società, ma oggi non ha più senso farlo. Abbiamo bisogno di un sistema che protegga le persone, non che le classifichi in base all'essere donna o uomo. Credo che un giorno nasceremo senza dire "è una femmina" o "è un maschio" e diremo semplicemente "sei tu." Questo ci permetterà di essere accettati come individui. Siamo tutti unici, per questo l'hashtag di Sisley #oneofakind è così importante. Le persone sentono il bisogno di dare un nome, sentono la necessità di avere delle etichette da usare, e questo per sentirsi al sicuro e anche per capire chi sono. Il vero problema non sono le etichette, ma i limiti. La mia speranza è che questa campagna Sisley aiuti le persone a capire che i limiti sono un freno e che tutti possono scegliere di identificarsi in quello che vogliono.

… se vogliono identificarsi, perché cambiamo così tanto nel corso della nostra vita che a volte trovare una definizione corretta che duri nel tempo è impossibile, sei d'accordo?
Si tratta di libertà, in fin dei conti. Se sei libero di vivere come vuoi, in ogni momento della tua vita, e ti stai muovendo nella direzione che tu hai scelto per te stesso, allora stai seguendo il percorso giusto. Questa è la chiave del futuro, e la moda si inserisce con una forza sempre maggiore in questo filone: apprezzare l'unicità senza necessariamente categorizzarla.

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti

Fotografo Simone Tadiello

T-shirt Sisley

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