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non sappiamo separare l'amore dallo stalking

E "You", la nuova serie Netflix, lo dimostra: racconta di uno stalker, ma scambiare le sue follie per "gesti d'amore" è fin troppo facile.

di Roisin Lanigan
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08 gennaio 2019, 11:31am

Screenshot da You

Ciao, qui ci sono degli spoiler. Gli spoiler iniziano nel secondo paragrafo della recensione. Buona lettura.

Tutti pensavano che sarebbe stato Bird Box, ma in realtà il primo vero trionfo del 2019 di Netflix è stato You, una serie tv facile da guardare, inquietante e che potremmo definire come un Gossip Girl finito nel peggiore dei modi (vi spiego più avanti perché).

La trama è così riassumibile: lui incontra lei, lui si innamora di lei ma non sembra essere ricambiato, lui inizia a fare di tutto per farle cambiare idea. Raccontata così, sembrerebbe la trama del solito prodotto televisivo indie con immancabile scena meet cute a metà della prima puntata, ma un risvolto inaspettato lo differenzia da altre serie tv "sull'amore", come Lovesick o Fleabag. Nell'arco di 10 puntate, in You vediamo il casuale incontro tra il bellissimo Joe Goldberg e Guinevere Beck trasformarsi pian piano in qualcosa di terribilmente sinistro e inquietante. Raccontata dal punto di vista di Joe, You è la storia di uno stalker psicopatico, emotivamente abusivo e con istinti omicidi che non si fermerà davanti a nulla per far sì che Guinevere diventi totalmente dipendente da lui.

Quella di narrare You principalmente dalla prospettiva del carnefice è una decisione interessante, perché fa entrare l'osservatore nella mente di Joe sin dall'inizio, mostrando come razionalizza il suo orribile comportamento attraverso lunghi monologhi interiori che con il passare delle puntate assomigliano sempre più a ciò che potremmo leggere in un subreddit incel o negli angoli più oscuri di 4chan. Il risultato ricorda in parte Gone Girl, in parte American Psycho, e ti sconvolge totalmente, dimostrandoti quanto sia facile accettare il modo in cui Joe pensa, arrivando quasi ad empatizzare con lui. È horror all'ennesima potenza: cosa c'è di più terrificante del rendersi conto che, sulla carta, siamo diventati complici di un killer? Tale complicità è stata fortemente voluta dai creatori di You, secondo Caroline Kepnes, autrice del romanzo su cui è basata la serie tv.

"Siamo vicini [ai pensieri di Joe] perché tutti ci troviamo quella situazione, prima o poi. Sentiamo che tutto il mondo è contro di noi, ma a differenza di Joe, non reagiamo," ha spiegato lo scorso ottobre la Kepnes in un'intervista per Refinery29.

Il mostro creato dalla scrittrice fa così paura allo spettatore perché non sembra un mostro, ed è estremamente realistico nel suo modo di ragionare. È il tipo che potresti incontrare su Tinder, quello che potrebbe scriverti in DM su Instagram, o che potrebbe provarci con te a una festa e non accetterebbe un "no" come risposta, mandandoti a quel paese se tu lo rifiutassi e dicendoti che "tanto sei un cesso". Joe è esattamente quel tipo, ma portato all'ennesima potenza. Ci mette i brividi perché l'abbiamo già incontrato nella vita reale, ma anche perché fin dall'infanzia libri e film ci propinano l'idea di una vita "romantica". Prendiamo Dan Humphrey, l'emarginato di Gossip Girl interpretato dallo stesso Penn Badgley: era lui il pazzo che ha svelato (e rovinato) le vite dei suoi compagni di liceo. Le somiglianze tra lui e Joe sono facili da notare: Joe non è che un Dan violento, uno stalker di Serena Van Der Woodsen che al posto di un blog anonimo brandisce un'ascia affilata.

Forse proprio a causa della familiarità che proviamo per Joe, online alcuni hanno provato a difenderlo, romanticizzarne il personaggio e, cosa ancor più preoccupante, incolpare la vittima dei suoi comportamenti. Altri, sembrerebbe, considerano le sue azioni come la logica conseguenza del fatto che amava un po' troppo Beck. Nel subreddit dedicato alla serie tv la discussione si concentra a più riprese sul criticare la protagonista femminile e il difendere Joe a spada tratta, con titoli come "Beck è una persona ORRIBILE" e "oddio Peach, che stronza." Ieri, l'account Twitter di Netflix ha risposto con un chiaro "no" a chi si chiedeva se fosse "comunque okay tifare per la coppia Beck e Joe." Nelle risposte si leggono però cose come "sono a metà della serie e non riesco a capire se Beck mi piace. Però AMO Joe—è sbagliato?"

La risposta è ovvia: sì, è sbagliato. Parliamo di uno stalker. Di un assassino. Ma basta scavare un po' di più per capire come nascono questi meccanismi, e quanto sia la serie tv stessa a volerci spingere a conclusioni pericolose.

Joe sembra un cavaliere nella sua splendente armatura. Ha un ottimo gusto in fatto di libri. Sui social media riesce a creare una versione di sé affascinante e impeccabile. Prova ribrezzo per l'alta borghesia di cui Beck vuole far parte. È l'esatto opposto dello stronzetto che vuole solo scopare. Molte delle inquietanti azioni compiute da Joe per controllare Beck—come nascondersi nella sua doccia, salvarla quando sta per essere investita dalla metro, seguirla a una riunione di famiglia, spiarla dalla finestra—sono identificabili più come topoi delle commedie romantiche che dei thriller. È passato poco tempo, del resto, da quando abbiamo smesso di idolatrare e romanticizzare il personaggio maschile che prova e riprova imperterrito a convincere l'oggetto del suo amore che lui è l'uomo giusto, spingendoci a confondere i confini tra vecchie idee di cavalleria e amore dallo stalking, il gaslighting e l'abuso emotivo.

Ultimamente, comunque, è innegabile che l'industria dell'intrattenimento abbia iniziato a tracciare confini più netti tra relazioni sentimentali paritarie e abusi. Nel marzo del 2017 lo sketch Girl At A Bar del Saturday Night Live ha perfettamente illustrato questo meccanismo, e nel settembre dello stesso anno la vicenda di Luke Howard (34enne di Bristol che, dopo essere stato mollato dalla ragazza che frequentava da quattro mesi, ha deciso di riconquistarla continuando a suonare pubblicamente un pianoforte per giorni e giorni in una piazza della città perché "non sapeva che altro fare") non è stata accolta dall'opinione pubblica con urletti di gioia, ma con perplessità riassumibili come "bro, anche meno però."

Anche le celebrità non sono immuni a tale processo: poche settimane fa Offset ha rovinato un concerto di Cardi B salendo sul palco per scusarsi con lei e supplicandola di tornare insieme, lasciando la cantante atterrita, imbarazzata e umiliata di fronte a centinaia di fan. Ovviamente, tutti questi episodi non sono minimamente paragonabili a ciò che fa Joe per spingere Beck a ricambiare i suoi sentimenti, ma il meccanismo li governa è lo stesso: "lascia che ti spieghi ancora una volta perché io sono quello giusto per te, e perché scegliere di amarmi sarebbe la cosa migliore che potrebbe capitarti nella vita." Le conseguenze più estreme di tali comportamenti possono essere devastanti. You è un prodotto d'intrattenimento, è finzione, ma il femminicidio è fin troppo reale e concreto. Nel 2018, dalla campagna Unfollow Me di Broadly è emerso che il 9 percento degli inglesi è stato vittima di stalking, mentre più della metà crede che le autorità non prendano abbastanza seriamente il problema. In Italia la situazione non è certo migliore: i documenti ufficiali dell'Istat lo definiscono senza mezzi termini come "un massacro" e nel nostro paese tra il 2012 e il 2016 sono stati registrati in media 150 casi di femminicidio all'anno.

Tenendo in considerazione il quadro generale in cui stalking, gaslighting e manipolazioni emotive vengono spesso considerati come "gesti d'amore" e le vittime incolpate dei comportamenti tossici dei loro carnefici, non ci si poteva aspettare reazioni diverse da parte degli spettatori di You. Il personaggio di Joe è complesso, i suoi comportamenti sono un'escalation nella spirale della violenza, ma ogni nuovo passo viene razionalizzato e analizzato, proprio come succederebbe nella vita reale. Questa serie tv ci fa entrare nella testa di uno stalker, ma non per scusarne i comportamenti, né per farci empatizzare con lui. Lo fa perché vuole mostrarci quanto è facile sminuire la portata dell'orrore a cui assistiamo, o di cui siamo vittime.

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La gara di maggior numero di cliché e tropi romantici in un solo prodotto d'intrattenimento, però, la vince sicuramente "A Star Is Born", e qui vi spieghiamo perché:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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