Couple s'embrassant, Japan, vers 1974 (2015) Nederlands Fotomuseum Rotterdam / © Ed van der Elsken / Ed van der Elsken Estate, courtesy Annet Gelink Gallery

ed van der elsken, mentore di nan goldin, in mostra per la prima volta a parigi

Sulfurea, eternamente moderna e mai comune: oggi l’opera di uno dei più grandi fotografi olandesi del 19esimo secolo è oggetto di una retrospettiva a Parigi e di un nuovo libro di Xavier Barral. Ripercorriamo insieme il percorso dell'artista che ha...

di Malou Briand Rautenberg
|
20 giugno 2017, 11:15am

Couple s'embrassant, Japan, vers 1974 (2015) Nederlands Fotomuseum Rotterdam / © Ed van der Elsken / Ed van der Elsken Estate, courtesy Annet Gelink Gallery

Questo articolo è originariamente apparso su i-D Francia.

La Vie Folle—la vita folle. Questo il nome della retrospettiva consacrata al fotografo olandese Ed van der Elsken (1925-1990) inaugurata presso il Jeu de Paume parigino da pochi giorni; la prima in assoluto in Francia. L'opera di questo artista unisce uno stile documentaristico all'artificio narrativo, la fotografia di strada ai fotoromanzi, ritratti scattati per caso a set accuratamente costruiti e proprio grazie a questo eclettismo van der Elsken ha saputo catturare l'aura sfaccettata e indomita delle controculture, da Parigi a Tokyo, dagli anni '50 agli anni '80. In Francia è ancora poco conosciuto, come evidenziato dalla curatrice della mostra Hripsimé Visser: "Forse a causa del suo carattere troppo olandese? O magari perché ha posato gli occhi sul quartiere di Saint-Germain-des-Prés in un momento in cui tutti i fotografi ne erano innamorati? Oppure per gli infiniti viaggi che hanno scandito la sua carriera? Per gli olandesi, Ed van der Elsken è uno dei maggiori fotografi dello scorso secolo, un precursore."

Il suo spirito anticonvenzionale lo spinge presto a lasciare la sua città natale, Amsterdam; l'austero clima piccolo-borghese dell'Olanda non gli ispira che indifferenza e l'esilio parigino comincia già nel 1950. Dopo una breve carriera in Magnum, prestigiosa agenzia fotografica lanciata pochi anni dopo, in Ed si fa sempre più forte il bisogno di vivere la capitale francese. Ne cattura l'energia, i tumulti e gli abitanti con una vena cupa, inquietante, che lo differenzia dai suoi colleghi come Doisneau, Willy Ronis o Cartier-Bresson. Cerca il suo stile, lontano da quello delle immagini da cartolina e in controtendenza rispetto all'ottimismo fotografico in voga; s'innamora degli eccentrici, degli acrobati e degli artisti di strada—di chiunque si trovi ai margini della società.

In breve tempo, si lascia completamente sedurre dal quartiere di Saint-Germain des Prés, centro nevralgico di una gioventù persa tra feste ed estasi bohemien: "A Parigi, la bussola di Ed ha perso l'orientamento," spiega Hripsimé Visser. "Una sera incontra un russo, bevono qualcosa insieme e poi vanno in un locale in cui si balla, dove Ed incrocia lo sguardo di una donna dai capelli rossi che si muove forsennatamente sulla pista, circondata dai suoi amici. Il suo nome è Vali Myers." Il fortuito incontro segna un punto di svolta nella sua carriera, rivoluzionando il modo in cui Ed vede la fotografia: "si è ritrovato a far parte di questo gruppo, di questa gioventù del dopoguerra che esita, rimane ferma a guardare. Nei volti di questi ragazzi riconosce la disperazione che lui stesso prova, la sua ricerca di una vita diversa; inizia così a seguirli e a fotografarli, a volte cogliendo l'attimo, a volte facendoli posare mentre fumano, s'imbarazzano, fanno l'amore e si drogano."

Intrusivi, scomodi e intimi, i suoi ritratti della gioventù parigina attirano l'attenzione dell'allora direttore del MoMa, Edward Steichen, che si trovava in città in occasione della mostra a cui stava lavorando, The Family of Man. Steichen insiste affinché Ed pubblichi le sue fotografie in un libro, che uscirà nel 1956 con il titolo Une histoire d'amour à Saint-Germain des Prés—una storia d'amore a Saint-Germain des Prés. Si tratta di un ibrido a metà strada tra documentario fotografico e narrazione romanzata che ispirerà in seguito anche Nan Goldin. Ecco come la celebre fotografa statunitense riflette sull'influenza che il lavoro di Ed—raccolto ora nel nuovo libro che accompagna la retrospettiva La Vie Folle—ha esercitato su di lei: "quando ho scoperto il libro Love on the Left Bank, ho capito di aver trovato qualcuno che mi aveva preceduto. Un autentico fotografo d'avanguardia. Ho avuto la sensazione di aver trovato un amante," o un fratello, scrive prima di proseguire: "come Ed, io stessa mi rivendico Amante. (…) Questa pratica di fotografia consente di sublimare l'atto sessuale; è un mezzo di seduzione, un modo per occupare un posto determinante nella vita dei miei soggetti. Vuol dire avere la possibilità di toccarli, non fisicamente ma attraverso la mia macchina fotografica."

Questo approccio così intimo e quasi autobiografico che oggi Nan Goldin rivendica non ha mai smesso di perseguitare Ed van der Elsken. Pioniere dei selfie, Ed si filmava e fotografava già negli anni '50: "faceva selfie che ricordano lo stile delle blogger," spiega Colin Van Heezik, giornalista e autrice dell'articolo #edvanderelsken. "Usava la macchina fotografica non per scattare immagini stupende, ma per mettersi in mostra e mostrare la vita delle persone. Un vero documentarista non si espone mai, eppure Ed ha sempre voluto ritrarre secondo la sua soggettività. È stato un precursore della cultura visiva contemporanea."

La vicinanza e la tenerezza che Ed mostra nei confronti dei suoi soggetti è un continuum che si snoda lungo tutta la sua carriera. Durante i viaggi a Tokyo degli anni '80 e le peregrinazioni per il quartiere di Shinjuku, il fotografo realizza ritratti frontali, senza fronzoli, della comunità transessuale locale. Allo stesso modo, scatta istantanee in metropolitana, tra cui Ragazza nella metropolitana (1984), che si distinguono per la loro inusuale modernità. "Si percepisce l'esistenza di una relazione intima tra soggetto e fotografo, anche se la ragazza non sta neanche guardando verso l'obiettivo," spiega Colin Van Heezik. "Ha lo sguardo che si perde lontano, ma sembra aver notato Ed. Lui, intanto, la accarezza con l'obiettivo, creando una fotografia in cui il tempo sembra essersi fermato. Mi piace il soprannome di questa opera, La Lattaia di Van der Elsken, perché è un omaggio a Vermeer e al suo interno ritroviamo tutta la trascendenza del quotidiana cara al pittore olandese. Ed si inserisce nella corrente artistica olandese in modo sorprendente, riassumendo in sé tutto il potere e la magia della fotografia documentaristica."

Sempre ai margini e vicino alla gioventù, il lavoro di Ed van der Elsken racconta una nuova storia del 20esimo secolo: più cruda, più intima e più sensuale di quella tratteggiata dai suoi colleghi. Tuttavia, il suo obiettivo ha saputo guardare alla generazione del dopoguerra e alle successive anche con benevolenza: "Ed rispetta i giovani, capisce la loro cultura. Si confronta con il popolo, comunica con loro, diventa parte integrante dei loro gruppi sociali. Era un umanista," conclude il curatore della mostra prima di aggiungere "un avanguardista che sognava di innestare una macchina fotografica nella sua testa per poter fotografare la realtà 24 ore su 24."

Ed van der Elsken, La Vie Folle, ai Jeu de Paume di Parigi, è aperta dal 13 giugno al 24 settembre 2017.

Vali Myers devant son miroir, Parigi, 1953. Collezione del Stedelijk Museum d'Amsterdam. © Ed van der Elsken / Nederlands Fotomuseum, Rotterdam

Vali Myers fumant une cigarette, Parigi, 1953. Collezione del Stedelijk Museum d'Amsterdam. © Ed van der Elsken / Nederlands Fotomuseum, Rotterdam

Jumelles sur la place Nieuwmarkt, Amsterdam, 1956. Collezione del Stedelijk Museum d'Amsterdam. © Ed van der Elsken / Nederlands Fotomuseum, Rotterdam

Autoportrait avec Ata Kandó, Paris, 1953. Collezione di Anneke Hilhorst. © Ed van der Elsken / Nederlands Fotomuseum, Rotterdam

Rockers, Harajuku, Tokyo, 1984 Nederlands Fotomuseum Rotterdam / © Ed van der Elsken / Ed van der Elsken Estate

Beethovenstraat, Amsterdam (1967) Nederlands Fotomuseum Rotterdam / © Ed van der Elsken / Ed van der Elsken Estate, courtesy Annet Gelink Gallery

Jean-Michel Mension (Pierre ) et Auguste Hommel (Benny) devant le Mabillon, Parigi , 1953 Nederlands Fotomuseum Rotterdam / © Ed van der Elsken / Ed van der Elsken Estate

Pierre Feuillette (Jean-Michel) et Paulette Vielhomme (Claudine) s'embrassant au café Chez Moineau, Rue du Four, Paris, 1953Nederlands Fotomuseum Rotterdam / © Ed van der Elsken / Collezione Stedelijk Museum Amsterdam 

Crediti


Testo Malou Briand Rautenberg
Fotografia Ed van der Elsken

Tagged:
olanda
parigi
novecento
nan goldin
ed van der elsken
dopoguerra
fotografia del novecento