non dimenticherò mai la prima volta che ho visto isabella blow

E non posso neanche immaginare l'impatto che avrebbe oggi sui fan della moda se fosse viva.

di Anders Christian Madsen
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19 novembre 2014, 12:20pm

Alla mostra della Somerset House su Isabella Blow, tutti (me incluso) piangono la perdita di uno dei più grandi spiriti della moda. Dicono che le star diventino più famose da morte: Marylin Monroe, James Dean e Kurt Cobain non sarebbero mai rimasti nella storia se avessero vissuto vite lunghe e felici. Per Isabella Blow però penso che questa teoria non si possa applicare. Dalla sua morte nel 2007, la moda ha infinitamente riproposto i suoi favolosi abiti, idolatrandoli. Alcuni personaggi dell'industria ritenuti superstar, che non sono interessanti nemmeno la metà di quanto fosse lei, ogni stagione saltano fuori con cappelli e abiti impossibili, volenterosi di emulare il Blow concept. Se questa personificazione della moda fosse ancora in vita, li avrebbe oscurati tutti. Il suo tempo non era ancora finito.

Non ho una storia incredibile sul mio rapporto con Isabella Blow, come quelle da poco viste sui media di Colin McDowell (in una rubrica su  The Business of Fashion) e di Philip Treacy (con un'intervista a SHOW studio), perché non l'ho mai conosciuta. Eppure, ricordo così chiaramente la prima volta che l'ho vista che posso ancora percepire la sua aura di superstar che lei emetteva. Un freddo giorno di dicembre, più o meno dieci anni fa, io e mia sorella stavamo camminando per Hanover Square quando la Blow uscì dall'edificio di Vogue. Portava degli occhiali alla Dame Edna e un vestito di pizzo nero, che immagino fosse di Mc Queen, e tacchi vertiginosi in cui sembrava difficile camminare, per cui ci siamo ritrovati velocemente dietro di lei. "È così" disse mia sorella "che chiunque dovrebbe apparire ogni giorno." E dopo quelle parole siamo diventati suoi fan sfegatati, quelli del tipo migliore ma più imbarazzante. Abbiamo seguito la Blow dietro l'angolo di Savile Row e su per la via fino a quando lei non ha preso un taxi per sparire in pochi secondi, come una popstar dopo un concerto.

Nonostante il mio momento Blow sia abbastanza insignificante, per è stato un punto di svolta rispetto a cosa sia una star: quel modo di fare, quella particolarità, tutto esisteva veramente, e certe persone non possono evitare di parlare, lavorare e vestire il ruolo di superstar perché hanno quella particolare magia. Nell'attuale mondo della moda, in cui una fashion blogger o socialite qualsiasi può trasformarsi in superstar dello street style con il giusto mix di shopping, appropriazione e diete, non posso non immaginare il caos che avrebbe potuto creare l'arrivo del maniacale, fanatico circo di Isabella Blow fuori da una sfilata, e cosa lei avrebbe pensato di quel nuovo mondo. E come disse la sua amica Daphne Guiness, le cui parole sono state usate per lo statement della mostra alla Somerset House, è un concetto dolceamaro. Perché in un'industria che ama acclamare lo stile delle superstar e incoraggia i gruppi di appassionati come mai prima, non sarebbe stato meraviglioso ricoprire la Blow con quella ammirazione? Forse, se avesse vissuto abbastanza, si sarebbe sentita più apprezzata ora di quanto lo era in vita. Sarebbe stata riconosciuta come la superstar che era.

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Testo Anders Christian Madsen 

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