tra robot e pergamene: la nuova mostra della fondazione prada si interroga sulla fine del mondo

Androidi, robot e artistici soli: abbiamo visitato in anteprima "Goshka Macuga: To the Son of the Man Who Ate the Scroll".

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feb 3 2016, 2:40pm

Quanto è importante affrontare la questione della "fine" nel mondo dell'arte dei nostri giorni? Moltissimo, stando a quanto ci insegna la Fondazione Prada.

Dal 4 febbraio al 19 giugno, Goshka Macuga occuperà gli spazi del Podium, della Cisterna e della Galleria Sud con la sua "To the Son of the Man Who Ate the Scroll", una mostra che rappresenta il culmine della sua lunga e approfondita ricerca artistica. Attraverso la scultura, l'installazione, la fotografia, l'architettura, il design e le nuove tecnologie mette in scena la sua indagine sul tempo, l'origine, la fine, il collasso e la rinascita. 

Vi siete mai chiesti cosa sarebbe l'universo se non esistessimo noi uomini e gli altri esseri viventi? Nell'ottica di questo scenario apocalittico e di un mondo dominato solo da macchine e sistemi, insieme a scienziati ed esperimenti di laboratorio Goshka Macuga presenta il suo "man-made man", i suoi Prometeo e i suoi Frankenstein.

La mostra si apre col monologo di un androide nato dalla collaborazione tra l'artista e A Lab. Seduto quasi al centro della sala, l'umanoide declama discorsi e citazioni di grandi pensatori, rappresentando così esso stesso paradossalmente un archivio del discorso umano a metà tra arte retorica e memoria artificiale. Il meccanico catalizzatore dell'attenzione vive in simbiosi in uno spazio espositivo che presenta opere di artisti quali Phyllida Barlow, Robert Breer, James Lee Byars, Ettore Colla, Lucio Fontata, Alberto Giacometti, Thomas Heatherwick ed Eliseo Mattiacci. Al piano superiore invece sono presenti cinque tavoli sui quali si trovano rotoli di carta lunghi 9,5 metri ricoperti da schizzi, testi, formule, diagrammi tracciati con penne biro di diversi colori da "Paul-n", robot di Tresset, per illustrare la storia del genere umano. È "Before the Beginning and After the End": installazione realizzata da Gosha Macuga e Patrick Tresset che, insieme alle profezie digitali, mostra opere d'arte antica e contemporanea di artisti come Sherrie Levine, Piero Manzoni e Dieter Roth insieme a oggetti rari e libri da collezione.

Fino ad arrivare alla formula magica perfetta per realizzare un ideale buon governo di grandi uomini ed eccellenti pensatori. Le ultime tre sale della Cisterna accolgono infatti 73 teste in bronzo che rappresentano 61 figure storiche e contemporanee collegate tra loro da lunghe barre metalliche. Sono connessioni ideali, molecole culturali, modelli complessi o evocative decapitazioni? Ed è così che insieme ad Albert Einstein, Sigmund Freud, Karl Marx e Frankenstein Goshka Macuga ci lascia davanti a un universo di interrogativi.

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto su cortese concessione della Fondazione Prada