comme des garçons sceglie l'estetica kawaii per la ss 18

Entrate anche voi nel negozio di caramelle di CDG e riempitevi le tasche di fiori, frutti e occhioni manga!

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02 ottobre 2017, 11:19am

Nell'inizio della sfilata ss 18 di Rei Kawakubo per Comme des Garçons c'era qualcosa che non tornava. Il look d'apertura? Un completo blazer e gonna dalle dimensioni vittoriane in velluto stampato, il tutto ornato dalle decorazioni floreali del maestro olandese Abraham Mignon. La colonna sonora? FKA Twigs con Two Weeks. La location? Un'ampia sala di rappresentanza con dettagli dorati all'interno del guscio brutalista che ospita l'Ambasciata russa a Parigi. Poi la musica è cambiata. Ed è arrivata l'arte.

La nuova collezione CDG è stata infatti caratterizzata dalle numerose collaborazioni artistiche, ma il modo in cui Kawakubo ha deciso di rielaborare il loro lavoro è sembrato un riflesso della limitata capacità d'attenzione di oggi. Dalla gentilezza contemplativa delle stampe floreali di Mignon e dai delicati tratti d'inchiostro del monaco giapponese del 16esimo Secolo Sessun Shukei, la collezione passava ai paesaggi pixelati in stile The Sims di E-Boy e all'arte della skate culture di Stefan Marx. I volti manga di Serge Vollin osservavano quieti il pubblico come emoji colorate. Anche i ritratti di frutta e verdura di Giuseppe Arcimboldi, risalenti anche questi al 16esimo Secolo, avevano quel non-so-cosa di kitsch. Kawakubo ci ha attirato al suo amo con un'esca di "graffiti multi-dimensionali," come recitava il criptico commento alla sfilata. "È come se i graffiti sulle pareti prendessero vita," ha spiegato Adrian Joffe nel backstage.

Il prolifico atto di ribellione di Kawakubo, portato avanti a suon di vernice spray e inchiostro, è stato ovviamente consacrato dalla mostra Comme des Garçons: Art of the In-Between al museo Met, dove la designer ha avuto l'opportunità di analizzare il suo lavoro seguendone i temi fondamentali. La nuova collezione sembra in parte una frivola pausa in quel processo di attenta cura e selezione. È come se Kawakubo fosse entrata nelle menti dei giovani fanatici di moda presenti alla mostra e abbia estratto dalla loro spina dorsale quel brivido del primo Comme. Il risultato? Una collezione considerata incantevole sin dal primo look. Entrate anche voi nel negozio di caramelle di CDG e riempitevi le tasche di fiori, frutti e occhioni manga!

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Ma nella sua nuova collezione, Kawakubo non ha solo riassunto il ruolo di CDG nella cultura pop nell'era post-Met: un ruolo di primo piano è stato dato anche ai super popolari concetti di kawaii e otaku (geek). Sono nozioni che definiscono la nostra percezione dell'estetica giapponese, a cui Kawakubo ha però aggiunto nuove sfumature e una rinnovata profondità a tali concetti, spesso usati a sproposito. Per chi l'ha fatto? Per la sua fanbase iper-ossessionata che si è ulteriormente ampliata grazie alla mostra al Met. I ciondoli di Takeshita Dori sono stati presentati insieme alle incredibili acconciature create da Julien, in quello che sembrava un tributo all'oggi defunta rivista Fruits. Le sognanti ragazze di Makoto Takahashi osservavano attente gli spettatori, in un tripudio di ottimismo e serenità. Tutti gli artisti citati sono stati uniti in una collezione amorfa, tra ali d'angelo e melange, una sorta mascotte giapponese arrivata sulla terra per salvare l'umanità dal mero spirito d'impresa e profitto. I colori dell'innocenza adolescenziale—rosso, color carne e bianco—assembrati in patchwork che ricordavano il corredo delle future spose nei secoli passati. Ai piedi? Stivali Nike da far venire l'acquolina in bocca a ogni appassionato di moda.

Ma per quanto gli abiti fossero celebratori ed esuberanti, Kawakubo ha scelto di chiudere su note più malinconiche, con l'Adagio for Strings di Andre Previn. Cosa succede quando si esce dalla cameretta di un adolescente otaku o da quella di una ragazzina kawaii? Ordine e caos. Vita e morte. Sicurezza e indecisione. Sono queste le fondamentali ed enormi idee articolate al Met da cui non possiamo scappare. Non basta neanche la presenza di Hello Kitty a scacciare questo presentimento. Neanche gli occhioni delle protagoniste manga.