“tutto ruota intorno all'anima, alla sensibilità e all'umanità”: i maier debuttano per jil sander

Luke e Lucie Maier per Jil Sander, Angela Missoni per Missoni, Francesco Risso per Marni, Tomas Meier per Bottega Verde: i nuovi nomi di classiche maison di moda portano una ventata d'aria fresca sulle passerelle milanesi.

di Steve Salter; foto di Mitchell Sams
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25 settembre 2017, 3:20pm

Cosa rappresenta Jil Sander nel 2017? Nello stesso giorno in cui il Museum Angewandte Kunst di Francoforte ha reso pubblici nuovi dettagli riguardanti la mostra in arrivo su Jil Sander—promettendo di esplorare la passione della stilista tedesca per architettura e giardini, insieme al suo archivio di moda—Luke e Lucie Maier hanno presentato la loro reinterpretazione dell'estetica propria della fondatrice del brand nella loro collezione di debutto Jil Sander.

Jil Sander

Non certo senza un pizzico di ironia, la prima sfilata disegnata dalla coppia, insieme nella vita professionale così come nella vita privata, si è aperta e conclusa sulle note di Be My Husband di Nina Simone. I look presentati hanno dato l'impressione però di un'unione tra mondi diversi, a una relazione del tutto nuova tra presente e passato del brand, anche grazie alle precedenti esperienze nell'industria di Luke e Lucie; lui da Supreme e OAMC, lei da Louis Vuitton, Balenciaga e Dior.

Jil Sander

"Le mie idee estetiche derivano da ciò che ho imparato e apprezzato nel corso della mia vita, così come della percezione che ho dello zeitgeist," ha dichiarato Jil Sander stessa nelle scorse settimane. Qualcosa che anche i Maier hanno cercato di replicare. Andando oltre l'estetica fortemente minimalista che ha caratterizzato il brand negli ultimi, difficili anni, i Maier hanno analizzato il passato della maison per crearne un nuovo futuro. "La prima idea che la gente ha di Jil Sander, il collegamento immediato che tutti fanno è uno stile rigido e minimal, ma se si scava un po'..." ha iniziato Luke in una recente intervista per Vogue, "... ha davvero un'anima," ha concluso Lucie. "Jil Sander ruota attorno all'anima, alla sensibilità e all'umanità," ha ripetuto Lucie dopo la sfilata.

Jil Sander

"Mia madre è una grande fan di Jil Sander, erano gli unici abiti d'alta moda che avrebbe davvero comprato," ha confessato Lucie dopo aver reso pubblico il suo nuovo incarico creativo. "Questo è stato il mio primo contatto con l'industria della moda. Aveva questi abiti Jil Sander molto eleganti e mi piaceva l'impatto che avevano su di lei, il modo in cui la trasformavano." Ispirati, i Maier hanno cucito tra orli e rifiniture questi sentimenti negli abiti con cui hanno debuttato. La coppia ha trovato un equilibrio tra sensibilità e purezza, che ha poi combinato con innovazione e costruzione. Il contrasto è essenziale per ciò che i Maier vogliono mantenere all'interno del brand, celebrando la natura e il tocco umano mentre si avvicinano a un'ingenuità progressista. Questo è anche l'esatto motivo per cui la location—il CityLife presso la Galleria Castelli Ferrieri—ha prevalso sulle altre mille opzioni: un lavoro d'umana creazione che immortala contemporaneamente la magnificenza della natura. E mentre il sole tramontava dolcemente su quello che in futuro sarà un centro commerciale, l'impressione generale è stata una conferma della fine di un lungo capitolo nella storia di Jil Sander, e l'inizio di uno del tutto nuovo.

Jil Sander

Semplice all'apparenza, la collezione si è rivelata un mix estremamente complesso di contrasti e sfumature. Una palette di bianchi, blu marina, beige e nero che ricordava i codici tradizionali della maison, associata però a colori brillanti che hanno aggiunto sostanza a tessuti voluminosi. Le iconiche camicie in popeline reinterpretate in momenti diversi della sfilata, nuove costruzioni artigianali associate a tuniche leggere e fresche, capi dall'aria tradizionale e funzionale che univano praticità maschile e volumi femminili, dettagli fatti a mano simboleggiati da ricami e macramé. L'obiettivo sembrava essere quello di creare un'emozione attraverso gli abiti, oltre che di portare calore sensuale nel minimalismo più freddo. Un appassionato e sensibile approccio che ha scandito il ritmo dell'intera collezione. Jil Sander è tornata a splendere.

Jil Sander

E mentre da Jil Sander si respirava l'aria di un nuovo inizio, Missoni ha brindato il raggiungimento di una nuova pietra miliare. Sotto un'enorme patchwork dai colori arcobaleno realizzato dall'artista americana Rachel Hayes, Angela Missoni ha celebrato il suo 20esimo anniversario come Direttore Creativo del brand in un tripudio di tessuti, giustapposizioni e stratificazioni che hanno unito per la prima volta la collezione Uomo e Donna di Missoni. Prima di festeggiare i 65 anni del brand stesso nel 2018, Missoni ha voluto bere alla salute del suo passato, invitandoci intanto a danzare sulle note del qui e ora. Impaziente di echeggiare gli iconici pattern e motivi che contraddistinguono il brand, Angela ha reinterpretato quanto trovato negli archivi aggiungendo però un tocco di leggerezza. Il jacquard è tornato, rivisto e rielaborato, così come i caleidoscopici pattern delle collezioni Missoni anni '80, trasformati e traslati in nuove declinazioni. Mentre la colonna sonora curata da Frédéric Sanchez univa nell'arco di pochi minuti tracce che hanno definito i dancefloor di più generazioni, gli occhi degli spettatori si perdevano tra righe, linee e zig-zag.

Missoni

Da Salvatore Ferragamo, anche Fulvio Rigoni era in vena di festeggiamenti. Ispirato dall'unicità delle donne che indossano le scarpe Ferragamo—tra cui Greta Garbo, Carmen Miranda, Brigitte Bardot, Eva Peron e Marilyn Monroe, per citarne solo alcune—lo stilista responsabile della collezione ready-to-wear del brand ha voluto celebrare la diversità e l'individualità della donna. "Non esistono due donne uguali—volevo celebrare l'individualità e lo stile di ognuna di loro, i colori vivaci, la femminilità in costante evoluzione," ha spiegato. Trasformando chi compra Ferragamo in musa della collezione, Rigoni ci ha accompagnato lungo un viaggio nel tempo scandito dallo stile delle donne nei diversi decenni, tra shilouette anni '20, frange anni '30, ampie gonne anni '50 e luccichii anni '70. Ogni look esplorava una narrativa diversa riguardo la femminilità, mentre qualità e colore facevano da fil rouge tra ognuno di loro. Ma non è stata una festa in maschera. Ciascun outfit nascondeva un elemento inaspettato, un tocco modernista e un'attenzione al dettaglio che sottolineavano l'idea di "high tech, high craft" (alta tecnologia, alta abilità manifatturiera). Elemento essenziale nell'estetica Ferragamo, la palette di colori comprendeva flash di rosa geranio, verde smeraldo, rosso acceso e prugna, toni stemperati però dall'aggiunta di sfumature pastello e bianco.

Salvatore Ferragamo

Rispecchiando l'analisi della bellezza femminile espressa dalla collezione, il Palazzo Mezzanotte stesso non nascondeva l'influenza botticelliana. Dal giardino coperto di margherite all'esclusivo gioco di luci creato da Info Maurer, l'influenza del maestro rinascimentale si percepiva in ogni dettaglio. Sulla facciata del palazzo sono state proiettati sprazzi di fiori ispirati a Botticelli, che hanno poi continuato a galleggiare allegramente, prima di svanire e lasciare il posto a effetti grafici più astratti che ricordavano la forma della bottiglia Amo Ferragamo—la nuova fragranza femminile presentata proprio durante la sfilata. In questo caso, l'obiettivo finale era soddisfare i desideri di ogni donna, e ci è parso centrato.

Marni

Anche Marni ha contemplato la bellezza della donna, ma nel farlo ha proposto un punto di vista nettamente diverso. Il direttore creativo del brand Francesco Risso ha unito stampe e tessuti, facendoli poi indossare a donne che sembravano arrivare da una moltitudine di mondi diversi. Era un cocktail piuttosto forte—da scuotere, non mescolare—con ingredienti che variavano dalle sfilate couture degli anni '20 ai costumi da bagno anni '50, tra gonne a fiori e volumi ampi da skater. Risso ha voluto giocare, mettendo in mostra cuciture e cartamodelli, sfilacciando orli e alterando stampe. Detto brevemente, ha portato in passerella la ventata d'aria fresca di cui avevamo tutti bisogno. Nelle mani di molti, tale sperimentazione sarebbe risultata disastrosa, ma Risso è stato capace di trovare armonia tra cacofonia e rumori. "La bellezza ha un lato divertente, e uno sovversivo," ha spiegato.

Bottega Veneta

Durante la sfilata di Bottega Veneta, Tomas Maier ha replicato questo umore giocoso. Andando in controtendenza rispetto a quella che è sembrata una colonna sonora poco congrua di brani anni '00, tra In Da Club di 50 Cents e Hot in Herre di Nelly, Meier ha messo in piedi una sfilata piena di divertimento e top model—da Adwoa a Yasmin, da Jonas a Presley, da Kendall a Kaia—, caratterizzata da un lusso moderno. Le silhouette sono rimaste piuttosto semplici, ma lo stilista tedesco oggi basato a New York ha saputo renderle uniche attraverso dettagli e ricami. Il colore è stata la forza motrice di ogni look, mentre tra il pubblico serpeggiava un ottimismo sempre più difficile da nascondere, forse anche grazie alle note disimpegnate dei rapper d'Oltreoceano.

MSGM

MSGM turned to colour too. "Colours are perceived by our eyes in all possible shades and intensities, and they affect our entire body," the opening line of MSGM's show notes proclaimed. If the assembled editors appeared fashion weary or Spritz hungover at the end of Milan Fashion Week, Massimo Giorgetti's prescribed treatment of chromotherapy soon restored their health. Thanks to head-to-toe looks in the universal stimulant of red and mood cheering yellow, suffering soothing blue and emotion stress reducing violet, this was a rainbow for recovery.

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