Awful Records, Atlanta. 

il fotografo che ha sviluppato 10.000 immagini scattate in 5 continenti

"Quello che ho pubblicato è esattamente quello che ho ricevuto: fotografie crude e vere."

di J.L. Sirisuk
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16 febbraio 2018, 5:00am

Awful Records, Atlanta. 

La testa di un manichino appoggiata in modo apparentemente casuale su un tavolo a Chicago, nuvole di zucchero filato rosa ad Abu Dhabi, un attore che indossa una maschera su un palcoscenico londinese: le immagini di Diary of Disposables superano differenze culturali e confini, creando una narrativa internazionale e multiculturale. Sul relativo sito le immagini sono raccolte in album tematici, portali che ci permettono di entrare nelle eclettiche vite dei creativi di tutto il mondo, dalla Svezia, alla Thailandia, dall'Inghilterra alla Sierra Leone.

Lloyd Foster, Sierra Leone

Tutto è iniziato nel 2015, quando dallo scantinato della zia Jamaal Davies ha iniziato a inviare macchine fotografiche usa e getta ad artisti sparsi in tutto il mondo. Le istruzioni erano semplici: documentare le loro vite per sette giorni e una volta finito restituire il rullino a Jamaal, che si sarebbe poi occupato di sviluppare le immagini e condividerle sul suo sito web.

"Ogni storia ha qualcosa di speciale," racconta il fotografo basato a New York ad i-D. "Penso a come ho incontrato queste persone, al modo in cui sono entrato in contatto con loro. Ogni serie ha una sua storia, ed è questo a renderle così belle." Nell'arco di tre anni, Jamaal ha sviluppato oltre 10.000 immagini, dando vita a un eterogeneo gruppo di creativi, dj, artisti, musicisti e fotografi estremamente diversi tra loro, ma accomunati da un elemento ben definito: tutti sono sognatori capaci di resilienza.

Com'è nato questo progetto?
Mia zia aveva una galleria a Washington, e all'epoca lavoravo lì. La fotografia era il mio interesse principale, mi ci ero davvero appassionato. Gran parte della mia famiglia in quel periodo era in Guyana. Sono originario dell'Africa occidentale, quindi ho parenti sparsi un po' dappertutto. A Washington la curiosità mi divorava; mi chiedevo cosa stessero facendo i miei amici, dove fossero e se si stessero divertendo. Passavo le mie giornate nella galleria e quando ho ricevuto il mio primo stipendio ho acquistato dieci macchinette usa e getta e le ho spedite per posta. Volevo sapere a tutti i costi cosa stavano facendo le persone in fuori da Washington.

A chi hai spedito le prime macchine fotografiche?
Una l'ho mandata al mio migliore amico James, un DJ che all'epoca frequentava la New York University, un'altra a un tipo che lavorava in una galleria d'arte a Chicago. Poi ne ho spedita India e una a casa, in Guyana. Ho iniziato a contattare tutte le persone che conoscevo e sapevo avrebbero accettato di partecipare a questo progetto. Mi sarebbe piaciuto andare in quei paesi insieme alle mie macchinette, perché pensavo "se spedisco alla gente questa usa e getta, non sono poi così sicuro che sapranno cosa fare." Ma era un'idea irrealizzabile. Così mi sono deciso a mandarle per posta e aspettare. Aspettare e aspettare. Poi un giorno sono tornato a casa e davanti alla porta d'ingresso c'erano dieci piccoli pacchetti lì per me.

Com'è stato osservare le immagini per la prima volta dopo averle sviluppate?
Oh, è stato fantastico! Uno dei momenti più felici della mia vita. Le ho sviluppate io stesso, in una camera oscura presa in affitto. È un processo emozionante, probabilmente rientra tra le cinque cose che preferisco in assoluto. E lavorare ai rullini scattati da qualcun altro è ancora più incredibile, perché è un po' come rivivere la sua storia e le sue esperienze. Sapevo che il mio progetto avrebbe scatenato una serie reazioni in persone sparse qua e là per i diversi continenti, ma solo quando ho visto quelle immagini ho capito quanto è profonda la storia che c'è dietro ogni singolo scatto.

Nosidam, SXSW.

Questo progetto sembra abbattere i confini spaziali. È qualcosa a cui hai pensato sin dall'inizio? Quando è nato Diary of Disposables credevo che avrei ricevuto un sacco di critiche, in realtà. Sai, gli artisti fanno sempre lavori molto specifici con le usa e getta, probabilmente per la loro immediatezza e perché oggi hanno quell'aria un po' vintage che tanto piace. Io invece ho deciso di darle a persone normali, non a eccentrici artisti: ne ho inviate alcune alle mie zie 40enni in Africa, altre a dei ragazzini di 17 anni che passano le loro giornate allo skate park. Qualcuno di loro mi ha detto cose come "questa è stata la prima macchina fotografica che ho preso in mano, adesso voglio continuare a scattare," oppure "mi hai aiutato a superare i miei blocchi emotivi."

Hai pubblicato tutte le fotografie che hai ricevuto? Oppure alcune erano troppo spinte e hai preferito tenerle per te? Non ho mai ricevuto immagini offensive, solo qualche nudo. Ah, anche qualche pistola. Ci sono un sacco di scatti assurdi, probabilmente perché arrivano da culture così diverse tra loro. Ma se quello che stai fotografando è la realtà che vedi intorno a te ogni giorno, chi sono io per giudicare? Se Instagram vuole eliminare un certo scatto o se un sito web vuole segnalarlo, che lo facciano pure, ma non sarò io a fare da filtro. Quello che ho pubblicato è esattamente quello che ho ricevuto: fotografie crude e vere.

Ogni album fotografico funziona come un capitolo a sé stante. Insieme, però, formano una narrativa internazionale e multiculturale. Sei d'accordo? Per me, Diary of Disposables è una piattaforma su cui le persone possono condividere le loro storie. Se non avessi dato una di quelle usa e getta ai miei cuginetti in Africa, adesso nessuno saprebbe cosa stanno facendo, ma le loro vite hanno la stessa importanza di chi vive negli Stati Uniti o in Europa. Stanno facendo cose interessanti, come costruire parchi per skateare e altra roba. Penso che il mondo abbia bisogno di saperlo. Non perché si tratta di progetti cool, ma perché hanno bisogno di una mano; aiutiamoli, facciamo una piccola donazione, diamo il nostro contributo insomma.

Vorrei che questo lavoro si trasformasse in una sorta di strumento di networking: se sei interessato a questa roba, allora mettiti in contatto con quella persona, chiedi a noi e ti diciamo come. Non si tratta di quanti follower di Instagram hai, o di chi conosci: se stai facendo qualcosa di interessante e pensi che il mondo abbia bisogno di saperlo, pubblicizzalo qui su Diary of Disposable e qualcuno lo noterà.

diaryofdisposables.us

Mike, Hong Kong
Galica Spain, Sora Magazine
Bryan Allen Lamb, Chicago
Leah Solomon, Eritrea.
Syd Lomax, California.
Haymei Tesfaye, Ethiopia
Deeper Band, Chicago.
Vicky Grout, London.
Mark Custer, New York.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D US.

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