abbiamo parlato con the xx di errori e rehab

Rory, Oliver e Jamie hanno passato gli ultimi quattro anni vivendo, cercando l’amore e affrontando i loro demoni. E quello che hanno imparato l’hanno messo nel loro nuovo album, I See You.

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10 marzo 2017, 2:45pm

Quando, otto anni fa, il trio inglese The xx ha pubblicato il suo omonimo album di debutto, Oliver, Jamie e Romy non avrebbero mai immaginato che quel disco gli avrebbe fatto vincere un Mercury award, che sarebbero finiti al numero uno delle classifiche musicali in Gran Bretagna, e che in prima fila ai loro concerti tra gli spettatori avrebbero intravisto Jay Z e Madonna. Oliver Sim, Jamie Smith e Romy Madley Croft avevano vent'anni all'uscita del loro primo album; tre ragazzi introversi che per puro caso si sono ritrovati sotto le luci dei riflettori internazionali. Non è stato facile gestire la fama, ammettono. "Credo la determinazione nel tutelare la nostra privacy sia una conseguenza della timidezza che ci distingue dalle altre pop star," dice Oliver, ripensando agli esordi. "In parte era una questione d'età, ma anche di fiducia in sé stessi. Adesso siamo pronti ad aprirci di più, vogliamo comunicare con il pubblico su più livelli."

Forse, questa rinnovata voglia di comunicare è la ragione per cui, quando abbiamo incontrato i The xx nel quartier generale della loro etichetta discografica all'inizio di gennaio, ci è sembrato di partecipare a una specie di terapia di gruppo, non di fare un'intervista. Li abbiamo incontrati per parlare del loro ultimo album, I See You, molto apprezzato da critica e pubblico. Il minimalismo emotivo e caldo che li contraddistingue è presente anche in questo disco, ma non mancano le incursioni musicali in territori fino ad ora inesplorati. I suoi creatori si sostengono a vicenda, oggi nessuno sembra troppo fragile. Jamie ha passato il capodanno ad una festa a tema giungla in un pub del Devon, Romy si è fidanzata con la designer e artista Hannah Marshall, e vive a Londra; Oliver ha festeggiato il suo primo anno di sobrietà ad una festa fuori città con alcuni amici. Un inizio del 2017 sottotono, forse. Un segnale - per loro stessa ammissione - della loro nuova maturità.

Diventare grandi e crescere sono due dei grandi temi di I See You - un album che Oliver descrive come un'inno "alla fine dei party" e che accompagna chi lo ascolta tra improvvisi momenti d'euforia e bassi spiazzanti, proprio come ogni serata epica degna di questo nome. E se l'euforia rappresenta la sensazione di avere il mondo ai tuoi piedi quando sei giovane, i bassi celano la pressione che l'amicizia del trio ha dovuto subire a causa dell'improvvisa fama. Quando il tour del loro penultimo album, Coexist, è giunto al termine, Jamie ci confessa che tutti e tre volevano solo andarsene a casa il prima possibile. L'incessante susseguirsi di concerti e le difficoltà che i singoli membri del gruppo hanno incontrato negli anni hanno messo a repentaglio l'esistenza stessa dei The xx. "Passavamo così tanto tempo insieme che eravamo pronti a separarci," ricorda con una certa solennità nella voce. "Non voglio mai più arrivare a quel punto."

Cresciuti nel sud-ovest di Londra, Romy e Oliver si conoscono praticamente da sempre. Entrambi hanno studiato alla Elliott School di Putney, ed è lì che hanno incontrato Jamie. Sempre Romy e Oliver hanno fondato la band nel 2005, lei chitarra e voce, lui basso, voce e tastiere. Jamie si è unito a loro l'anno successivo in veste di produttore, e dopo un lungo periodo di concerti nei pub, nel 2009 la band ha firmato un contratto con l'etichetta indie Young Turks Recordo, con cui ha pubblicato l'album di debutto The xx. Un disco che non si fa dimenticare, minimal e che ha immediatamente raccolto critiche positive negli ambienti dell'indie e dell'elettronica. Nel 2012 è uscito il loro secondo album, Coexist, e nel 2013 hanno lavorato al progetto Night + Day, una serie di mini-festival con ospiti del calibro dei London Grammar e Kindness. Però, in quel periodo hanno iniziato anche a emergere i primi attriti.

"Non ci siamo visti per un po' di tempo. Semplicemente non ne avevamo voglia," ricorda Romy, seduta tra Jamie e Oliver. Indossa la solita maglietta nera e jeans, la sua uniforme. "Eravamo lontani sia fisicamente, perché capitava di essere ai capi opposti del mondo, sia emotivamente, perché quando si passa così tanto tempo con qualcuno si inizia a vedere oltre quella persona." Sempre Romy ci spiega che il titolo I See You è un rimando alla ritrovata unione tra lei, Oliver e Jamie. Il titolo è stato un'idea di Oliver, che gli è venuta in mente ascoltando I'll Be Your Mirror dei Velvet Underground. "Quando Oliver l'ha proposto siamo subito stati d'accordo. Ci piaceva l'idea che un amico può essere uno specchio in cui riflettersi, in cui notare aspetti che altrimenti sarebbero passati inosservati, sia nel bene che nel male. Questo è quello che è successo quando ci siamo riavvicinati per dar vita all'ultimo album; la nostra amicizia è cambiata, qualcosa in noi si è spostato."

Per Jamie, la crescita personale e professionale del gruppo è dovuta in gran parte alla capacità di spingersi fuori dalla loro comfort zone. Un esempio? La serie di piccoli concerti all'Armory, a New York, nel marzo 2014. Tre show ogni sera, ognuno pensato per 40 spettatori. I biglietti sono andati immediatamente sold out, e in prima fila c'erano anche Bjork, Alicia Keys e Beyoncé. "Non so cosa sia più stressante: sapere che Beyoncé verrà a sentirti suonare o incrociare il suo sguardo dal palco?" si chiede Romy. Jamie sostiene che l'Armory è stato il momento conclusivo di Coexist e l'inizio di I See You. "Tutto ciò che avevamo costruito fino a quel momento non ci serviva in quei live; avevamo imparato a suonare su palchi enormi, davanti a migliaia di persone, ed eravamo anche bravi. Poi abbiamo deciso di andare nella direzione opposta, di fare concerti per un pubblico davvero ristretto, che ci ha terrorizzato esattamente quanto suonare negli stadi."

La produzione di I See You è stata un viaggio durato quattro anni e mezzo, perché nel frattempo i membri del gruppo lavoravano ai loro progetti individuali. A Los Angeles, Romy si stava perfezionando come autrice di brani commerciali, mentre Oliver faceva il modello per Dior e "recuperava la sua vita," Jamie invece lavorava al suo album da solista In Colour. "Con i The xx abbiamo sempre voluto suonare tutte le tracce dal vivo durante i nostri concerti, e questo si è tradotto a livello di produzione in un certo minimalismo di suoni," spiega Jamie. "Non dovermi limitare in questo senso con In Colour mi ha successivamente aiutato per le registrazioni di I See You. Abbiamo provato ogni effetto possibile per ogni singola canzone, preoccupandoci di come l'avremmo suonata live solo in un secondo momento. E' stato liberatorio."

Dopo l'esperimento solista In Colour, Jamie dice di essersi sentito più libero di sperimentare a livello testuale con Romy e Oliver: per la prima volta, i tre hanno scritto i testi dei loro brani faccia a faccia, e non per email come erano soliti fare nei precedenti album. "Ci sembrava così imbarazzante doverci aprire completamente, abbassare le difese e lasciare scoperta l'anima davanti ai nostri migliori amici," dice Romy guardando Oliver. "Ci abbiamo messo un po' ad accettare di essere vulnerabili."

Vulnerabile è l'aggettivo giusto per descrivere I See You. Non si tratta di un drastico allontanamento da The xx o Coexist, ma di un sincero testamento per una nuova era di apertura emotiva e onestà. Il brano Test me riflette sui sentimenti di Romy riguardo la distanza tra lei e Oliver: "Just take it out on me/It's easier than saying what you mean," miagola lei, "tell me this time you've changed." Brave For You, invece, è un crescendo emotivo di percussioni anni '80, ed è anche la prima canzone in cui Romy parla della morte dei suoi genitori. Replica è una dedica alle dipendenze da cui Oliver si è liberato, con Romy che gli ricorda: "Your mistakes are only chemical". "All'inizio dei vent'anni ho passato davvero molto tempo cercando di vivere sempre al massimo, volevo 'festeggiare,'" spiega Oliver in riferimento al testo del brano. "Correvo, correvo e correvo senza mai affrontare i problemi. All'inizio del 2016 sono stato in rehab e negli ultimi due anni ho provato a darmi una calmata, cercando di capire chi sono. Per me è molto difficile parlarne, ma allo stesso tempo sono davvero orgoglioso dei progressi che ho fatto e voglio raccontarlo. Solo che no so come. E' stato quasi più facile farlo in una canzone che in una normale conversazione."

Se i temi che I See You affronta sono duri, l'album nel suo complesso sembra voler risollevare il morale a chi lo ascolta. Sin dalla prima traccia, Dangerous, d'ispirazione vagamente dancehall, si percepisce nettamente la predilezione di Jamie per le percussioni, e il loro allegro incedere. A Violet Noise si avvicina pericolosamente al trasformarsi in un brano house, mentre il singolo On Hold ricorda una ballata, ma questo non gli impedirà di essere la canzone della prossima estate. E' Jamie infine ad ammettere che "alcune parti dell'album sono gioiose, e spero che questo faccia capire a chi ascolta l'album chi sono i The xx: abbiamo momenti difficili, ma finalmente li stiamo superando. Ce l'abbiamo quasi fatta."

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Crediti


Testo Amelia Abraham
Fotografia Alasdair McLellan 
Moda Ellie Grace Cumming

Capelli Mark Hampton at Julian Watson Agency. Trucco Frankie Boyd at Tim Howard Management. Assistente fotografo Lex Kembery, Matt Healy, Simon Mackinlay. Retouching Output London. Un ringraziamento speciale va a Terry Hack at Bayeux Ltd.