la rinascita politica del normcore

Come gli stilisti hanno reinterpretato l'abbigliamento formale.

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feb 10 2017, 8:10am

Gabbers - Rotterdam 1994. Exactitudes.

Com'era prevedibile, l'ultima collezione di Vetements, presentata a Parigi alla fine di gennaio, ha suscitato molto scalpore. Si tratta di uno dei pochi brand in grado di far parlare così tanto di sé e di provocare opinioni così discordanti. Per questa stagione Gvasalia ha lavorato su Exactitudes, di Ari Versluis e Ellie Uyttenbroek, "una testimonianza fotografica contro l'unicità" che analizza l'uniformità dell'abbigliamento di numerosi gruppi sociali degli ultimi 15 anni. Il risultato? 36 stereotipi del mondo della moda hanno sfilato sulla passerella di Vetements, dalla ricca stronza e impellicciata all'impiegato medio, dal punk rocker all'hooligan. Chi ha parlato della sfilata ha spesso usato la parola "normale." "Erano come la gente normale che vedi per strada," o "una collezione ispirata a vestiti normali." Ma nel pieno della crisi politica che ha investito il mondo negli ultimi anni, cosa significa davvero "normale," specialmente se si parla di abbigliamento maschile?

Probabilmente vi ricorderete del termine "normcore," coniato nel 2013 dall'agenzia di forecasting K-Hole. La stampa ne era praticamente ossessionata, anche se in sostanza si trattava di roba color kaki, cappelli da pescatore, calzettoni di spugna e sandali ortopedici. In pratica, Steve Jobs. Dopo una rapida ascesa, il normcore sembrava destinato a cadere nel dimenticatoio. Poi però le cose sono andate diversamente: si è dissolto nei tessuti della moda. Nel 2017, "normale" è di nuovo sinonimo di "alla moda."

Nella sfilata Autunno Inverno 2017-18 di Vetements erano presenti i capi più iconici del brand, come i bomber oversize e le felpe, ma anche pezzi tratti dal quotidiano, dalla normalità: pantaloni, giacche eleganti, cappotti che rendevano di proposito i modelli goffi e incerti, proprio come se fossero dei veri impiegati su un treno per pendolari. Anche nella seconda sfilata uomo di Gvasalia per Balenciaga è stato riproposto il tema dell'impiegato in passerella. L'alta moda si è impossessata dell'abbigliamento da ufficio: blazer sul petto nudo, pantaloni - o troppo attillati, o troppo larghi - chino della taglia (forse appositamente) sbagliata e scarpe da ginnastica ortopediche riproposte come accessorio di lusso. Anche l'abbinamento più "normale" del mondo, camicia di flanella e felpa, ha qui un aspetto scomodo, strano, sproporzionato. Per completare il tutto, il logo Balenciaga ridisegnato in onore della campagna elettorale di Bernie Sanders

La cultura pop ha preso in prestito il logo di Bernie Sanders più volte durante le presidenziali statunitensi, da merchandising di una band black metal alla versione taroccata di una famosa maglietta Black Flag. Perché l'uso di questo logo in contesti diversi da quello per cui era stato concepito ha avuto così tanto successo? Perché Bernie Sanders, nonostante sia il politico di spicco più progressista degli Stati Uniti, non ha assolutamente niente di "cool". Il punto è proprio questo: è così poco di moda da essere tornato di moda, in linea con l'estetica normcore.

Gvasalia non è l'unico stilista che possiamo inserire in questa categoria di giochi sociopolitici della moda: anche la sfilata di Gosha Rubchinskiy nell'enclave russa di Kaliningrad è stata quanto di più diverso ci si potesse aspettare dal suo solito stile. Si sono viste camicie celesti, cravatte tricot e pantaloni neri, giacche a doppiopetto e innumerevoli allusioni a diversi tipi di uniformi, sia eleganti che sportive. Alcuni look ricordavano l'abbigliamento usato dalla polizia o dai militari, allusione non troppo confortante per il pubblico vista l'epoca storica in cui ci troviamo. A contrastare tale disagio c'era però la voce dei modelli stessi in sottofondo, che hanno raccontato le loro aspirazioni e i loro sogni. Come Vetements, anche Gosha nelle sue collezioni analizza i diversi codici d'abbigliamento di molteplici tribù sociali.

La reinvenzione di questi codici è invece l'obiettivo dello stilista cinese (che vive a Londra) Xander Zhou. Anche lui ha scelto di ispirarsi alla figura del lavoratore, servendosi di camicie eleganti e gilet di maglia, ma rendendoli troppo attillati e troppo corti, a volte mostrando una piccola porzione di pancia. Un'affermazione forte, perché non c'è nulla di meno mascolino di un crop top. Alcuni capi della collezione volevano esprimere il cliché della virilità del lavoro manuale - c'erano pantaloni e guanti da lavoro, ad esempio - ma chi ha sfilato non sarebbe stato fuori posto a una serata queer fetish; tale contrapposizione ha donato all'intera collezione un'aura di sessualità "sovversiva."

La sessualità sovversiva è stata anche uno dei temi su cui si è soffermata Martine Rose nella sua prima sfilata dopo una pausa di qualche stagione. Durante la collezione Autunno Inverno 2017-18, presentata nella location londinese del Seven Sisters Indoor Market, Martine Rose ha proposto un nuovo concetto di abbigliamento maschile di lusso. In passerella si sono visti cravatte importanti, tessuti luminosi e setosi, comodi cappotti e rifiniture che hanno inaspettatamente avvicinato la collezione al concetto di fluidità di genere.

Il duo londinese Cottweiler, da parte sua, ha reso omaggio alle uniformi di concierge e receptionist in una collezione che gioca sul contrasto tra la praticità dell'abbigliamento sportivo e l'eleganza dei pezzi in seta, combinando la vecchia idea di uomo-macho all'italiana con una sensualità disinibita.

Qual è la ragione dietro la preponderanza di collezioni sessualmente ambigue sui tradizionali codici dell'abbigliamento maschile? Sembrerebbe che oggi uno dei ruoli principali degli stilisti sia sfidare le convenzioni di mascolinità e normalità. Ciò che nell'immaginario comune viene percepito come "normale" è spesso solo un'idea di normalità etero, bianca e di destra. Cosa rende una felpa o una giacca normali? La risposta più probabile è che tale capo non sia né troppo lungo, né troppo corto, né troppo colorato per essere indossato da un ragazzo etero negli ambienti giusti. "Normale," quando si tratta di abbigliamento maschile, è un termine fortemente politicizzato.

Oggi vogliamo credere che la società patriarcale stia ormai volgendo al termine, ma in realtà nazionalismo, militarismo, e machismo politico sono in crescita. Se diamo uno sguardo ai luoghi della politica per antonomasia, non vi troveremo che vecchi uomini bianchi che stanno prendendo decisioni su un futuro che né li riguarda, né appartiene loro. Ovviamente, tutti indossano i completi eleganti più noiosi e normali del mondo. L'immagine dell'orrenda cravatta rossa di Trump ci perseguita, tanto da essere praticamente diventata un simbolo di terrore e oppressione.

La svolta degli stilisti verso codici estetici più tradizionali in questo preciso contingente storico è fortemente simbolica; potrebbe sembrare conformismo, e invece. Certo, se sei uno stilista di Balenciaga devi disegnare abiti eleganti che sappiano attrarre la gente coi soldi, ma basta uno sguardo più attento all'ultima collezione per notare che sotto uno spesso cappotto il modello indossa collant color vinaccia. La stessa cosa vale per gli stralci di pelle nuda che si intravedono nella collezione di Xander Zhou, o per l'uso del lilla di Cottweiler, e infine per la tasca in plastica trasparente sulla camicia blu di Gosha Rubchinskiy - è un sovvertimento a 360 gradi dell'uomo tradizionale e virile a cui siamo abituati.

Se a Parigi la gente in coda fuori da un club gay inizia improvvisamente a indossare completi eleganti, cosa ne è delle norme sociali? Portar via l'abbigliamento "normale" da chi lo possiede significa sottrargli almeno un po' di potere.

Crediti


Testo Anastasiia Fedorova
Immagini Ari Versluis e Ellie Uyttenbroek