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lee miller con le sue foto ha dato voce alle donne in tempo di guerra

Lee Miller è stata la fotografa americana che ha messo la brutale realtà della Seconda guerra mondiale in prima linea sulle pagine di Vogue. Mentre una retrospettiva del suo lavoro è esposta all'Imperial War Museum, abbiamo guardato l'eredità che ci ha...

di Lily Bonesso
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19 ottobre 2015, 10:51am

Lee Miller ha molte facce. È la giovane e vulnerabile protagonista delle fotografie amatoriali del padre, è la personalità distorta e colorata nei dipinti di Picasso, è la supermodella che ha posato per Edward Steichen, Arnold Genthe, Nickolas Muray e George Hoyningen-Huene. La Lee di Man Ray è la classica musa surrealista, che brilla di luce propria. Roland Penrose dipinge la sua silhouette, oscurata da simboli. E infine c'è la Lee di David E. Scherman, una sirena del tempo di guerra, impavida nella sua uniforme Savile Row.
Dopo la sua morte, suo figlio Antony Penrose ha lavorato duramente per mostrarci la donna che esisteva dietro lo sguardo di questi uomini. Come egli afferma, ognuno di essi "ha preso un piccolo pezzo di Lee per sé. Lei l'ha donato gratuitamente, e in cambio le immagini dell'artista che la ritraggono conservano una scintilla vitale e la rendono eterna." In cambio, ha a sua volta immortalato ognuno degli artisti, e facendo questo ha portato il mondo a dimenticare che Lee Miller era molto più che una modella, un'amante e una musa. Come lei stessa ha detto, "Scatterei una fotografia piuttosto che esserne una". Fortunatamente, sembra che sia riuscita a soddisfare questa sua preferenza. 

Mentre stava rimettendo apposto l'attico, suo figlio ha trovato 60,000 negativi originali, insieme a 20,000 stampe e fogli. Ecco che vediamo una donna che guarda il mondo, piuttosto che il contrario.

Fire Masks, Londra, Inghilterra 1941

Si possono trovare le foto in un archivio online è inoltre esposta una selezione di queste all'IWM, nella mostra Lee Miller: A Woman's War. Molte sono state scattate durante il periodo in cui Lee era la fotografa di guerra ufficiale per British Vogue. Come una delle uniche quattro foto-giornaliste donna accreditate alle forze armate americane, Lee ha documentato la liberazione di Francia, Belgio e Lussemburgo prima di seguire l'avanzata in Germania. Durante la liberazione di Dachau nel 1945 ha telegrafato a Vogue: "VI IMPLORO DI CREDERCI, TUTTO QUESTO È REALE". Vogue non ha dubitato di lei; le immagini non risparmiano niente. Mark Haworth-Booth, il curatore della mostra al V&A The Art of Lee Miller, nel 2007 ha detto al NY Times: "Lei si è andata molto vicina. Margaret Bourke-White [una delle altre quattro foto-giornaliste] era molto lontana dal combattimento, ma Lee era vicina. Ecco quello che fa la differenza - Lee era preparata allo shock."

Attraverso A Woman's War, la curatrice Hilary Roberts indaga l'impatto di genere che ha avuto il lavoro di Lee. Fotografando la morte in prima fila e i delitti a sangue freddo nei campi di concentramento tedeschi, Lee ha dovuto operare "senza alcuna possibilità data al genere femminile in un ambiente duro e pericoloso, da cui le donne erano tradizionalmente escluse." Certo, Lee potrebbe far impallidire la maggior parte degli uomini, e vivere tra gli spari nelle stesse terribili condizioni dei Gls; ma il suo occhio le ha permesso di dedicarsi a quello che vedeva in un modo che alla fine ha prodotto alcune delle foto di guerra più toccanti di tutti i tempi.

L'ispirazione più grande, però, è visibile nella documentazione di Lee delle combattenti non armate - le donne rimaste in ombra, quelle che dovevano far andare avanti la nazione mentre gli uomini erano al fronte. Con tatto e contegno, Lee dipinge queste donne come persone forti, non figure che avevano bisogno di protezione o compassione. Si può dire che si sentissero a loro agio vicino a lei, e questo le ha dato accesso ad aree in cui i fotografi uomini non avrebbero mai potuto avventurarsi. Vediamo donne nei loro quartieri generali, mutandine allineate sul filo della biancheria, o alcune ragazze stese che ridacchiano. Inoltre le ritrae in posizioni da lavoro che, in altri contesti, non avrebbero nemmeno potuto sognare; ha fotografato officiali donne, pilote, elettriciste e agenti segrete. Praticamente in quel periodo tutto era diventato possibile, tranne premere il grilletto di un fucile (le donne erano ancora considerate 'non combattenti').

Lee Miller nel bagno di Hitler, Monaco

Dopo l'inizio dei bombardamenti e l'inizio della razionalizzazione dei vestiti, la moda è iniziata a sembrare frivola e in un certo modo inappropriata. Grazie alla visione di Lee e dell'editore di Vogue, Audrey Withers, queste immagini sono state inserite in una delle pubblicazioni inglesi più esclusive. A quel tempo, Vogue pubblicava una gamma molto ampia e varia: donne di tutti i gruppi e classi sociali, variando i gradi di indigenza e difficoltà, o il coraggio e la forza. Nel tempo di guerra i fotografi di moda, che promuovevano i capelli corti tra le donne che lavoravano in fabbrica, erano pubblicati insieme a scene di città rovinate e mucchi di corpi morti. Mark Haworth-Booth ha commentato al NY Times nel 2007 riguardo questa improbabile sovrapposizione: "Dopo la resa della Germania, Miller ha scritto uno dei suoi più appassionati articoli per Vogue, "I tedeschi sono così". Ha voluto che la gente vedesse come una rivista di moda così fantastica come Vogue potesse pubblicare qualcosa di così brutale."

La carriera di Lee durante la guerra è stata eccitante e gratificante, anche se traumatica. Nella biografia che ha scritto su sua madre, Antony suggerisce che la fine della guerra e il ritorno del giornalismo di moda l'hanno demoralizzata più che gli spari di fucile e le scene di morte. Questo l'aveva previsto anche Audrey, come ha scritto nell'edizione 'Victory' di British Vogue nel giugno 1945: "E dove andranno a finire ora - le Servicewomen e tutte le altre che, senza il fascino dell'uniforme, si sono messe in fila, e hanno trovato il modo, e hanno fatto la fila, e hanno fatto andare avanti fattorie, case e uffici? Il loro valore è più che dimostrato: resistevano quando si doveva resistere, stavano zitte quando si doveva stare zitti, la loro sottomissione alla disciplina, il loro potere sulle macchine... quanto ci vuole prima che una grande nazione (o, ad ogni modo, gli uomini di una nazione) dimentichi ciò che le donne hanno portato a termine quando la nazione aveva bisogno di loro? Sono le donne che devono vedere che non si sta tornando indietro, ma che devono andare avanti da qui."

Two German women sitting on a park bench, Cologne, Germania 1945

Inevitabilmente, comunque, siamo regrediti, anche se la maggior parte delle donne non hanno dimenticato questo periodo di operazioni e libertà, che è mostrato in maniera così vivida dalle immagini di Lee di infermiere, lavoratrici, donne delle pulizie e madri, che sopravvivevano coraggiosamente in tutta Europa. Per la prima volta nella sua vita, Lee ha creato qualcosa che era totalmente suo, e non apparteneva a nessun uomo. Una fotografia che la ritrae ribelle, nella vasca da bagno di Hitler, gli stivali da combattimento infangati sul pavimento sono una prova di questo. Questo suo scherzare riporta indietro alla scritta di Londra "Mein host was not home" - un classico di Lee, che vince come al solito.

A Woman's War è aperta al pubblico all'Imperial War Museum dal 15/10 al 24/04 2016.

Crediti


Testo Lily Bonesso
Foto Lee Miller