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lavorare nell'industria della moda è esattamente come andare al liceo

Basta una sola sfilata per accorgersi di quanto, in fin dei conti, fashion business e liceo seguano le stesse regole gerarchiche.

di Jordan Anderson
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22 ottobre 2018, 3:37pm

Screenshot dal film Mean Girls

Si dice sempre che quella della moda sia l’industria più superficiale in assoluto. Come ripete Heidi Klum in ogni puntata di Project Runway, del resto, "un giorno sei dentro, e quello dopo sei fuori." La costante sete di nuovi talenti in questo settore fa sì che spesso chi non rientra nei canoni prestabiliti venga disprezzato e ignorato. Tuttavia, l'evoluzione è il processo che guida il cambiamento, e solo perché il metodo dalla moda è un po’ più spietato degli altri, non per questo è meno efficace.

Ogni individuo è protagonista del suo viaggio personale, ognuno con il proprio ritmo. Insomma, c’è chi è più avanti, e chi rimane più indietro; questa è la regola gerarchica che muove la nostra società.

Essendo nato negli anni '90, mi è venuto naturale osservare quanto le dinamiche che governano la gerarchia della moda abbiano in comune con un'altra sotto-struttura societaria: il liceo. Uno dei momenti migliori per osservare tali meccanismi in azione è la Fashion Week, momento di aggregazione dell’industria in cui fare sfoggio delle proprie connessioni e conoscenze, dove al tempo stesso si rispetta religiosamente l’ordine sociale e ognuno interagisce quindi solo con i suoi pari. Esattamente come accade nella mensa di qualsiasi scuola superiore. Ma chi rappresenta chi, in questo surreale parallelismo tra fashion business e liceo?

Aspiranti Calciatori = Stilisti

Come la squadra di calcio del liceo, i designer hanno un posto d’onore al tavolo dei potenti. Entrambi mostrano un orgoglio indomito per il brand di cui fanno parte, indipendentemente dei risultati numerici che ottengono. Che si tratti di goal subiti e posizione in classifica o volumi di vendite, poco importa. In comune hanno anche una passione per lo sport e le uniformi, che sfoggiano con fierezza nelle situazioni più disparate. In alcuni casi, credono di essere i migliori in assoluto e di avere il team migliore del mondo. Vedi: Karl Lagerfeld.

Cheerleader = Influencer

Le influencer dell’epoca Instagram sono le cheerleader dell’industria della moda. Spesso si muovono in gruppo, ed è facile alle sfilate individuarle tra la prima e la terza fila del sitting in base al loro numero di follower. Allo stesso modo, la popolarità è alla base delle gerarchie tra cheerleader: più sei ammirata al liceo, più probabilità hai che il sopracitato calciatore in erba ti chieda di uscire. Le relazioni tra influencer e stilisti sono altrettanto importanti, perché l’obiettivo finale di ogni Instagram sensation è ottenere un total look in regalo dal brand più figo del momento.

Ragazza Bella e Intelligente = Celebrità

Spesso alle sfilate vengono invitate anche personalità di spicco di Hollywood e dell’industria musicale, ma non sempre queste si presentano. In realtà, gli stilisti (calciatori in erba) preferiscono loro alle influencer (cheerleader), perché il loro status di personaggi famosi rappresenta una conferma d’eccezione per il brand. Ma solo quelli più noti, e quindi ai primi posti della classifica, vengono notati dalle celebrità. Siedono sempre in prima fila, alle sfilate così come in classe, e quando arrivano fanno alzare lo sguardo dall’iPhone sia ai compagni di classe, sia ai mostri sacri della moda.

Mean-Girl = PR

Non c’è molto da dire qui, se non che le mean girl sono l’equivalente liceale di chi lavora nelle pubbliche relazioni dei brand. L’unica differenza? I PR non ti dicono "questo posto è occupato," ma "siamo spiacenti di informarti che data la limitata capienza della location di questa stagione non siamo riusciti a inserire il tuo nominativo in lista." Entrambe queste figure sono un po’ i supervisori delle rispettive micro-società, coloro che si assicurano che l’ordine prestabilito venga rispettato e tutto vada per il verso giusto. Un po’ come chi fa parte del comitato scolastico, anche i PR conoscono tutti e ricordano tutto. Quindi occhio: basta un commento fatto all’orecchio sbagliato e si finisce sulla loro lista nera.

Preside = Editor-in-chief

Entrambi indossano spesso e volentieri abiti in colori neutri, quando non un bel total black. È il gruppo che affolla le prime file e si accaparra sempre i posti migliori. Sono loro che prendono le decisioni critiche, ed è a loro che spetta l’ultima parola. Non noti la loro presenza, ma ti accorgi se mancano all’appello.

Insegnanti = Editor

I redattori delle riviste hanno la stessa neutralità degli insegnanti. Non sono al timone della baracca, ma non sono neanche l’ultimo gradino della scala gerarchica. Il potere che hanno nelle loro mani si esplica in modo più nascosto e sottile, ed essendo il punto di contatto con gli Editor-in-chief (presidi) spesso designer e PR (calciatori in erba e mean girl) li lusingano per entrare poi nella cerchia degli eletti. Dove si siedono alle sfilate? Dipende da quanto conta il loro Editor-in-chief.

Studenti stranieri = Buyer

Uno dei gruppi più importanti della Fashion Week è quello dei buyer, e il loro equivalente nella sfera scolastica sono gli studenti stranieri che arrivano nella tua classe per uno scambio della durata di un semestre o poco più. Entrambi hanno programmi ad hoc, che comprendono attività, visite guidate e mini-tour. Entrambi arrivano spesso da un altro continente, ed entrambi sono interlocutori interessanti.

Secchioni = Giornalisti

La vecchia guardia la riconosci dai taccuini, quelli più tecnologici dall'iPad sottobraccio. Tutti lì pronti ad analizzare i comunicati stampa o a captare ogni singola parola di PR e stilisti. Mai perdere l’attenzione quando sei un reviewer. Ogni distrazione può essere fatale. Prendono appunti, vestono abiti sportivi e non disdegnano pezzi di design, ma solo se abbastanza comodi da poter essere indossati dalle 8 del mattino alle 8 di sera. Un po’ come i calciatori in erba che chiedono ai secchioni di aiutarli con i compiti, gli stilisti si rivolgono ai secchioni con gentilezza e riguardo, sperando sempre di ricevere recensioni positive.

Mamme iper-apprensive = Fotografi di street-style

È quasi superfluo dire che i fotografi di street-style sono le mamme iper-apprensive dell’industria della moda. Come i primi aspettano con trepidazione celebrità e influencer fuori dalle sfilate, le seconde si posizionano ai cancelli del liceo con i loro enormi SUV per riportare a casa i figli sani e salvi. I primi ti fanno sentire un semidio con le loro fotografie, le seconde sommergendoti di complimenti. Ed entrambi non vedono l’ora di tornare a casa per postare sul loro profilo Instagram la tua foto più bella.

Ragazze timide = Modelle

Le modelle (attenzione, non le top model) sono un po’ come quelle compagne di liceo impossibili da classificare, perché portatrici di una timidezza che non le rende né carne né pesce. Si tratta di ragazze sensibili e intelligenti, ma con un grande potenziale talvolta inespresso. Non sempre hanno le idee chiare su cosa stiano indossando, ma sono tenaci e vanno dove gli viene detto di andare, e indossano quello che gli viene detto di indossare.

Wannabe = Wannabe

È un gruppo che si spiega da sé, perché ci sono wannabe al liceo come ci sono wannabe nell’industria della moda. In entrambi i casi, si tratta di persone che provano disperatamente a farsi accettare, così disperatamente da non riuscirci mai. Nella moda, sono coloro che copiano i cool kids, vanno alle sfilate e si piazzano all’esterno della location sperando che qualcuno li fotografi, perché spesso e volentieri l’invito per lo show in realtà non gli è arrivato. Alcuni ci provano anche ad entrare, e per loro vale il motto fake it ‘till you make it.

Novellini = Novellini

Anche se è passata qualche stagione dalla mia prima sfilata, mi considero ancora parte di questa categoria. I novellini sono i ragazzi al loro primo invito della Fashion Week, quelli che non puoi non notare per via dei loro studiatissimi outfit. Di solito li trovi nei posti standing, assiepati in piccoli gruppetti e tutti con gli occhi scintillanti per la gioia di essere stati finalmente invitati al tavolo dei giochi dei grandi. All’inizio non hanno un’identità definita, ma con il passare delle stagioni si ritagliano un loro spazio, oppure mollano perché scoraggiati.

Ecco, queste sono solo alcune delle figure che fanno parte della gerarchia della moda, e come in ogni altro ecosistema, ogni gruppo dipende dagli altri per sopravvivere. Le riviste di moda non esisterebbero senza gli stilisti, gli stilisti non potrebbero presentare le loro collezioni senza modelle e giornalisti, le modelle non avrebbero mai successo senza l’aiuto dei fotografi, e così via. Facciamo parte di un sistema che, sebbene abbia i suoi difetti, è guidato in linea generale dalla passione che tutti abbiamo per la creatività. Il liceo è una giungla, il momento più difficile nella vita degli adolescenti, e spesso anche le fashion week mettono a dura prova la psiche di chi vi partecipa.

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Ma alla fine, quella laurea serve proprio? Un'indagine:

Crediti


Testo Jordan Anderson
Immagine dal film Mean Girls

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