i ragazzi di vilnius

Il fotografo Visvaldas Morkevicius scatta la gente e i paesaggi della periferia della capitale lituana in cui è cresciuto.

di Anastasiia Fedorova
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17 agosto 2016, 8:24am

"In un giorno d'inverno a Vilnius stavo guardando attraverso i vetri del Filobus e ho notato due ragazzi che aspettavano alla fermata. Indossavano una tuta e avevano con sé dei sacchetti in plastica nera. La mie mente è subito stata inondata da immagini della mia infanzia... fotogrammi dei ragazzi del vicinato che indossavano esattamente le stesse cose e avevano esattamente lo stesso atteggiamento dei ragazzi che avevo appena visto. Pensare che certe cose non cambiano mai mi ha sorpreso ed esaltato allo stesso tempo" spiega Sofija Rybakovaite. In quel momento ha deciso di scattare i ragazzi di Lazdynai, una zona della capitale lituana Vilnius, con il fotografo Visvaldas Morkevičius.

Rybakovaite e Morkevičius, entrambi lituani, stavano cercando di evocare la propria infanzia attraverso i tipici paesaggi urbani, con gli edifici costruiti appena prima della fine dell'era sovietica. Hanno scelto Lazdynai perché esempio significativo delle idee e delle estetiche dell'URSS. "Lazdyna è il meglio del peggio dell'architettura sovietica di Vilnius," afferma Visvaldas Morkevičius, ridendo. "Il progetto è stato lanciato nel 1964 ed era un tributo all'architettura sovietica. Il gruppo di architetti che ha progettato il quartiere è stato poi onorato con il Premio Lenin. Ora abbiamo questa parola slang, Khrusciovka, che sta ad indicare le case a tre, quattro piani che sono state costruite nell'epoca di Nikita Khrushchev. Anche se molti abitanti di Vilnius preferiscono gli edifici della Città Vecchia, Lazdynai avrà sempre un posto speciale nei cuori di chi ci è cresciuto. Per me questi scatti sono molto più che fotografie di moda, sono un ritratto della società. Il contesto moderno e le persone sono sovrapposte agli spazi sovietici che secondo me vale la pena di esplorare".

La serie fotografica che ne risulta cattura la languida rilassatezza delle terre di confine urbane -- i condomini che spuntano dal verde, la chiara luce estiva, le tute dei ragazzi. Si tratta di un'estetica che viene immediatamente associata all'Europa dell'Est, tosti ragazzi dai capelli rasati immersi in paesaggi tipici del Brutalismo. Questa moda, però, va ben oltre l'idea del "post-soviet cool", risultando indicativa di un cambiamento di carattere più globale, ovvero una generale ossessione della moda per l'estetica della classe operaia. Lazdynai non differisce molto da certi angoli di Londra e Parigi che sembrano la perfetta materializzazione dello spirito della classe operaia, il punto è che nell'Unione Sovietica la classe operaia era la sola classe esistente. Oggi questi tropi visivi sono diventati il simbolo di un fenomeno sociale di respiro ben più ampio: il ricordo evanescente degli anni '90 e la messa in discussione dell'ordine sociale.

Una delle ragioni alla base dell'ascesa di questo linguaggio visivo più crudo e socialmente complesso nel mondo della moda è sicuramente il cambiamento della struttura stessa della società. I tempi in cui lo scopo della moda era quello di esprimere il benessere economico e sociale sono ormai passati, le gerarchie sono state smantellate dalla cultura di Internet e ora classi alte e basse sono mischiate al punto da non riuscire a distinguerne i confini. Le ciabatte di Adidas indossate con i calzini fanno ormai parte del guardaroba della nuova generazione. Sempre in cerca di una nuova energia e nuovi stimoli, solitamente la moda tende ad appropriarsi di ciò che veniva precedentemente concepito come non desiderabile, repulsivo. Le tute da ginnastica, per esempio, hanno fatto molta strada: da outfit riservate a criminali e amanti dello sport sono state trasformate in un capo d'alta moda. Ma che ne è dell'universo visivo dalla quale è stata presa questa estetica? La sua appropriazione è sintomo di un cambiamento sociale e creativo.

La moda è nata per fornire una via d'uscita dalla routine quotidiana e creare un nuovo mondo al quale aspirare. Oggi, a causa dell'influenza sempre maggiore delle sottoculture e una fotografia che sempre più spesso affonda le radici nel documentario, molti creativi scelgono di cercare l'ispirazione nelle loro terre d'origine, iniettando un po' di magia della moda in ciò che è apparentemente irrilevante. Alasdair McLellan di Doncaster ha celebrato le panchine, le fermate dell'autobus, le vetrine della sua città in numerosi editoriali. Non per voler rendere il tutto più glamour, ma semplicemente perché quei paesaggi gli appartenevano in quanto persona, erano veri, onesti.

Gosha Rubchinskiy, invece, ha trovato la propria musa nella Mosca degli anni '90, tra gli gli skater di San Pietroburgo e Jalta e ha scelto di mantenere le chiese ortodosse e i busti di Lenin nella propria estetica semplicemente perché erano lì, facevano parte di quel mondo. Anche il video di Skepta per la canzone Shutdown girato al Barbican, uno degli edifici brutalisti più iconici di Londra, sembra raccontare una storia di utopia, fallimento sociale e gentrificazione.

Allo stesso tempo però, non tutti hanno abbracciato il Brutalismo o l'estetica delle periferie come sfondo ideale per il riscatto della moda della classe operaia. Il brand londinese Cottweiler ha fatto l'esatto opposto. Tutta la loro estetica è spogliata da tutto ciò che può venir associato al concetto di urbanità e predilige invece degli sfondi immacolati che richiamano l'idea di una galleria d'arte. Il modo consapevole in cui si approcciano all'aura di mito che avvolge la tuta in quanto capo di abbigliamento è immediatamente riconoscibile anche dal taglio sartoriale, molto lontano dalle silhouette ampie e rilassate della versione originale. La scelta di eliminare questo elemento dal capo è chiaro sintomo della volontà di non affidarsi feticizzazione della classe operaia come una scorciatoia per un successo assicurato. Si tratta di una reazione contro gli stereotipi, la stigmatizzazione e l'appropriazione culturale.

L'estetica del poor but cool è un argomento sempre controverso nel mondo della moda, indipendentemente che si parli delle periferie di Londra, Berlino o della Lituania. L'idea persistente è quella che se si scelgono questi ambienti per far da sfondo a scatti di capi costosi, si tratti di un'appropriazione culturale nei confronti delle persone socialmente svantaggiate. D'altro canto, però, se si affronta questa tematica con l'approccio giusto, potrebbe servire ad aprire un dibattito sul ruolo del linguaggio figurativo della moda nella cultura contemporanea. La chiave è proprio quella di trovare l'approccio più opportuno: per le foto scattate a Lazdynai, per esempio, Visvaldas Morkevičius ha scelto come modelli due suoi amici con i quali ha trascorso l'infanzia.

Ma, in fondo, cosa sta alla base della nostra ossessione con l'estetica della classe operaia? Potrebbe essere quella curiosa dualità che ci spinge a sentirci connessi e allo stesso tempo distaccati da essa. Già in preda alla nostalgia per gli anni '90, la generazione che si guadagna da vivere lavorando su un computer non può carpire il dolore della deindustralizzazione che ha colpito questo mondo evanescente. D'altra parte, nell'immaginario collettivo che abbiamo della classe operaia vediamo spesso persone che sono state vittima del sistema. Forse in questo periodo d'incertezza politica e culturale è come ci sentiamo un po' tutti.

Crediti


Testo Anastasiia Fedorova
Foto Visvaldas Morkevicius
Moda Sofija Rybakovaite

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