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l'amore è davvero la droga più potente che esista

Sin dagli anni’60 le persone hanno utilizzato amore e droghe per provocare rivoluzioni sociali e sovvertire i preconcetti ma, al giorno d’oggi, che cosa dice di noi la droga che usiamo?

di Bertie Brandes
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05 maggio 2015, 1:45pm

Momilo Gruji

Quando nel 1985 Lou Reed cantava che il suo amore era chimico, non parlava di certo dei benefici dell'ossitocina: cantava di quanto la "guerra chimica" avesse un vantaggio sleale rispetto alll'amore "fisico". Trent'anni di ricerche dopo, Lou Reed non era più l'unico a pensarla in questo modo.

Sfortunatamente per tutti gli inguaribili romantici sparsi nel mondo, si è scoperto che l'amore potrebbe essere semplicemente un altro tipo di droga. Un neuroscienziato chiamato Larry Young nel 2009 ha, infatti, pubblicato un articolo chiamato Being Human: Love: Neuroscience reveals all, nel quale sosteneva di aver scoperto il piccolo, sporco segreto di Cupido. Secondo Young, l'intangibile e imprevedibile legame amoroso può essere visto come una serie di eventi neurochimici: attraverso ricerche di segnalazione delle molecole e delle interazioni chimiche (che romantico!) sembra aver provato che le emozioni possono davvero essere comprese in termini razionali e scientifici. All'improvviso, non curante di quante lacrime siano state versate su pagine di poesie, il mondo si è dovuto confrontare con l'idea che le emozioni umane non siano nient'altro che un miscuglio di sostanze chimiche, scatenando il caos nella nostra vita sociale. Se le cose non fossero già strane abbastanza, il Mail se ne è uscito con un articolo nel quale sosteneva che l'infedeltà può essere spiegata come scientificamente inevitabile, oh, senza contare la comparsa su wikiHow di una guida in sette punti per identificare l'amore come un "processo chimico".

Nonostante la complessità dell'amore abbia ispirato i più grandi capolavori nel mondo dell'arte, grazie a ossicotina, dopamina e cortisolo, la scienza del ventunesimo secolo etichetta di buon grado l'immensità dello spirito umano come un semplice cocktail di reazioni chimiche. Tempo di ri-formulare le vecchie frasi d'amore.

Amore e droga si sono uniti alla musica, all'arte e alla politica in una cacofonia di auto-scoperta, complementandosi l'un l'altra, uniti dalla speranza di rovesciare il conservatorismo sessuale e sociale del decennio precedente.

Questa diagnosi a dir poco triste non è interamente colpa di un gruppo di studenti di chimica con nient'altro di meglio da fare, c'è infatti da dire che l'idea che una droga possa ricreare o addirittura potenziare sentimenti d'amore non è di certo nuova. Dopotutto, cosa sarebbe stata l'Estate dell'Amore senza l'LSD? Nel 1967 San Francisco era traboccante di persone desiderose di impegnarsi nell'attivismo politico, sessuale e sociale, di rifiutare il capitalismo, di protestare contro la guerra del Vietnam e, in generale, di offrire amore libero a chiunque lo desiderasse. Con il ricordo del fascismo ancora dolorosamente fresco nelle loro menti, la generazione del dopoguerra ha orgogliosamente respinto le idee in precedenza progressiste di quella che Paul Verhaeghe descrive come "una società d'ingegneria". Al suo posto, com'è brillantemente esposto nella serie di documentari di Adam Curtis The Century of the Self, furono la psicoterapia e l'intensa esplorazione dell'identità individuale a fare da spartiacque generazionale. E l'amore? Beh, era ovunque. Ed era libero. L'amore fu scelto come arma nel combattimento contro l'egemonia, il consumismo e l'avidità e, naturalmente, le persone ne fecero molto. Con l'amore libero arrivarano anche nuove droghe, gli acidi. E non è un caso che gli hippy (e gli scienziati) decisero di sperimentare l'LSD: con il suo scrutare simultaneo all'interno e all'esterno, le allucinazioni e le visioni, incarna perfettamente l'ossessione degli anni '60 per la scoperta personale e l'auto-consapevolezza. Vernaeghe scrive incessantemente di come nell'ultimo quarto del 20esimo secolo, il passaggio da un'interesse collettivo a uno individuale abbia indotto un aumento nella sperimentazione di droghe allucinogene. In un mondo dominato da mitragliatrici, pubblicità, televisione e sciami su sciami di persone, andare alla ricerca di se stessi diventa oltremodo rilevante. Quale modo migliore per capire se stessi se non immergersi nelle ignote gallerie della propria mente? Amore e droga si sono uniti alla musica, all'arte e alla politica in una cacofonia di auto-scoperta, complementandosi l'un l'altro e uniti nella speranza di rovesciare il conservatorismo sessuale e sociale del decennio precedente.

Verso la fine degli anni '60 l'amore libero si è andato sbiadendo in sogni cachemire e patchouli, quando l'arrivo degli anni '70 tolse la bizzarria alla rivoluzione. Arrivati gli anni '80 i babyboomer erano già ampiamente sfiduciati ma, con il tempo, arrivò anche la seconda estate dell'amore in un momento in cui la cultura giovanile britannica rasentava l'apolitico. Delusi dalla violenza degli scioperi minerari, dal tasso di disocupazione post-bellico e dall'alto numero di divorzi, i giovani sostenevano sulle loro spalle il peso di una divisione sempre maggiore tra ricchi e poveri e, mentre il partito conservatore predicava i benefici della spregiudicatezza e dell'avarizia, in molti restavano emarginati. Altrove, però, la storia è diversa. La fine degli anni '80 ha visto enormi sconvolgimenti sociali in Germania, mentre in Cina gli studenti si riunivano pacificamente in piazza Tienanmen e i filmati di questi giovani che lottavano contro i regimi totalitari sono diventati un simbolo. Il crescente senso di malcontento, stimolato dalla notizia delle rivoluzioni in tutto il mondo, andò aumentando fino al 1989, quando il Regno Unito si è visto soffocare dal maggio più caldo degli ultimi trecento anni e, ventidue anni dopo, anche i figli della Thatcher hanno potuto avere la loro 'Summer Of Love'. Il catalizzatore? L'ectasy, naturalmente. Le persone si sono riunite per celebrare amore ed empatia al di sopra dell'individualismo e l'ectasy ha intensificato quel legame. Nel momento di massima crisi, quando gli hooligan dominavano gli stadi e gli uomini della classe operaia erano oggetto degli attacchi della polizia, furono la musica house e l'MDMA a riunire le persone. Un'estate caotica di rave improvvisati annunciati da stazioni-radio pirata, che non guardavano a classe, colori o tribù dei loro ascoltatori.

Purtroppo gli spacciatori hanno iniziato a vendere pillole di dubbia fattura e l'amore libero era diventato introvabile. Esattamente ventidue anni dopo ci ritroviamo ai disordini del 2011 di Londra, in un'estate non piena d'amore ma di odio. All'amore è successo qualcosa di controproducente e forse la risposta si trova nel nostro uso di droghe. Se la droga più culturalmente rilevante per gli hippy furono gli acidi, credo che quella della nostra generazione sia la chetamina. Cosa dice questo di noi? Beh, cominciamo dicendo che ha un effetto antidepressivo.

Dove una volta c'era tensione, ora c'è soddisfazione immediata; dove c'era scoperta sessuale e sperimentazione ora c'è l'ottusità del porno online. L'amore è ancora intorno a noi, ma non è fisico e non è chimico: è digitale.

Ora siamo ben distanti dalla nostra estate dell'amore. Da dove cominciare? Secondo Verhaenge, l'identità individuale in Occidente deve essere pensata come 'perfezionabile', nel senso che come cultura non siamo più interessati all'auto-scoperta ma all'auto-miglioramento. C'è amore, certo, e ci sono droghe, un sacco di droghe, ma non c'è nessuno spirito condiviso in grado di collegarci. Se la colonna sonora della seconda estate dell'amore fu una reazione underground al pop stridulo e pulito, per la generazione VEVO il mainstream è diventato onnipresente e, in qualche modo, anche figo. In mancanza di una ben determinata controcultura, non resta nient'altro che compiacerci. Non sorprende che questa generazione lotti così tanto per identificarsi coi suoi pari quando il nostro contatto con gli altri è quasi completamente passato da visivo a esclusivo. Dove una volta c'era tensione, ora c'è soddisfazione immediata; dove c'era scoperta sessuale e sperimentazione ora c'è l'ottusità del porno online. L'amore è ancora intorno a noi, ma non è fisico e non è chimico: è digitale. I Joy Division nel 1978 non avranno anticipato l'era digitale, ma di certo la loro profezia di solitudine è più accurata che mai: essere in costante contatto con altre persone è estenuante, così come lo è l'assorbimento continuo di nuove informazioni cercando comunque di mantenere un'identità personale. I nostri corpi sono sempre meno perfetti, le nostre amicizie sempre più gonfie di aspartame e lusinghe e il potere politico e sociale dell'amore sembra intrappolato nel passato.

Al di fuori di tutto il rumore, i segnali acustici, le vibrazioni e le email 24 su 24, non stupisce che ci sia una certa contagiosa solitudine che invoglia all'essere ancora più soli, e credo che la ketamina fornisca tale isolamento. Non è una droga per pensare né per socializzare. Induce, invece, in una sorta di paralisi. Non rende le persone aggressive o affettuose o creative, chiude le persone in loro stesse. Fate attenzione, non è che io mi stia battendo contro l'uso delle ketamina, starà poi a voi quando vi ci imbatterete per caso un venerdì sera, semplicemente, ecco, non è una cosa accattivante. Se l'amore targato ventunesimo secolo è soltanto una reazione chimica e la vita è insignificante e abitudinaria, e il consumismo ha plasmato la nostra stessa identità, allora non c'è da meravigliarsi se la relazione più importante che abbiamo con le droghe è con una che promette il totale oblio.

Forse non siamo ancora pronti, ma se abbiamo intenzione di inaugurare la terza estate dell'amore allora è necessario smettere di confondere la nostra disillusione per compiacimento e iniziare a credere in un nuovo attivismo. Dobbiamo respingere l'idea che le nostre vite siano definite dal successo economico e capire che solo perché non c'è un nemico facile da sconfiggere, non vuol dire che non ci siano battaglie. Nel 1967, gli acidi hanno contribuito a definire le relazioni tra individui e società, mentre nel 1989 l'ecstasy ha facilitato il rifiuto di stereotipi razziali e di classe. Nel 2015 il neo-liberismo ha diminuito la nostra fede nell'importanza della comunità e nell'esperienza condivisa, ma non siamo ancora così sopraffatti dal culto della personalità per capire cosa rischiamo di perdere con questo atteggiamento. Se vogliamo sentire di nuovo il sole sulla nostra pelle, allora abbiamo bisogno di riscoprire l'amore e, se siamo fortunati, la droga non sarà necessaria.

@bertiebrandes

Crediti


Testo Bertie Brandes
Foto Momilo Gruji