l'odissea nello spazio di j.w. anderson per la primavera/estate 16

L'ultima collezione di Jonathan Anderson "è un'odissea che oscilla tra Olimpiadi galattiche e forte femminilità".

di Steve Salter
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21 settembre 2015, 10:25am

"La collezione primavera/estate 16 è un'odissea che oscilla tra Olimpiadi galattiche e forte femminilità" dice la descrizione della sfilata. Sorprendentemente succinta, la sfilata cattura perfettamente la complessità affascinante di Jonathan. Con i copia-incolla e le manipolazione del passato, presente e futuro, gli abiti di Jonathan Anderson sono sia comuni che ultraterreni. Ogni stagione provoca, cambia, stuzzica. Provocatorio come sempre, Jonathan non ha paura di sfidare se stesso, il suo pubblico e, infine, il suo consumatore. Mentre ripercorre il tropo del gusto, ritroviamo sempre aspetti dei suoi pezzi che ci seducono e insieme disgustano, ma attirano comunque la nostra attenzione. Non ci lascia mai a nostro agio. "Se sei troppo a tuo agio vuol dire che le cose sono stantie, significa che non stai facendo un buon lavoro o non stai facendo abbastanza," dice. "Nel momento in cui ti convinci che tutto è stupendo sei già troppo rilassato." 

"È un susseguirsi di attimi. Con una sola collezione vedi tutte le sfaccettature della moda, è tutto tutto in un momento, è così che facciamo," aggiunge sorridendo nel backstage. "Sia come direttore creativo che designer, mi metto sempre in discussione, 'sto facendo abbastanza, è pertinente in questo momento?'" Certo che lo è. "Deve essere pertinente," aggiunge. "Cosa significa essere pertinenti? Lo decide il pubblico." Il vero talento di Jonathan è capire cosa vogliono sia l'industria della moda che il consumatore prima ancora che essi lo sappiamo. "In questo preciso istante tutto è perfetto, ma tra due settimane potrebbe non esserlo più. Ho visto di recente Public Speaking, il documentario di Fran Lebowitz e mi ha fatto aprire gli occhi sull'inarrestabile sfida della creatività in questo momento. Perché fare qualcosa di compromettente? Fallo è basta."  

La collezione primavera/estate 16 ci fa stare con il fiato sospeso. Sfilano sculture mutevoli vestite con lingerie appena visibile e maglieria a coste che si avvinghiano al corpo, stampe alla Keith Haring e forse esagerate. Dalle camicie che mimano la pelle alla pelle che mima la gomma, stiamo seduti in prima fila cercando di dialogare con la flotta di cosmonaute di Jonathan che sfilano davanti a noi. Passando dai commenti fuori campo dei documentari ai pezzi pop, il frastuono della colonna sonora prodotta da Michel Gaubert faceva risuonava in passerella. I commenti fuori campo su Warhol di Fran Lebowitz stanno bene con le voci di Justin Bieber e Rihanna? Forse no, ma nel mondo di Jonathan potrebbero funzionare.

"Adoro il fatto che J.W. Anderson abbia citato Robert Wilson con la sua collezione primavera/estate 16," ha twittato Hai Net dopo la sfilata, assieme ad un look alla Lineisy Montero e un fotogramma preso da Deafman Glance di Robert Wilson. Questa è la realtà vista con gli occhi di Jonathan. 

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Crediti


Testo Steve Salter
Foto Jason Lloyd Evans

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