Sulla sinistra, foto di Caroline Tompkins. Sulla destra, foto di Molly Matalon.

oltre il female gaze: intervista a molly matalon e caroline tompkins

Ha appena aperto la loro mostra a Milano e ne abbiamo approfittato per far loro qualche domanda su romanticismo, femminilità e com'è crescere nella Florida del Sud (o in Ohio).

di Alina Cortese
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03 giugno 2019, 1:07pm

Sulla sinistra, foto di Caroline Tompkins. Sulla destra, foto di Molly Matalon.

Oggi, 3 giugno, arriva a Milano la Photo Week, che com’è facilmente intuibile dal nome è una settimana dedicata a mostre ed eventi legati al mondo della fotografia. Ma già qualche giorno fa ha inaugurato presso micamera—che è insieme spazio espositivo, associazione culturale e bookstore—una mostra dedicata alle giovani fotografe statunitensi Molly Matalon e Caroline Tompkins. Curata da Jamie Allan Shaw, direttore artistico, curatore e fondatore della piattaforma editoriale Enlarge Your Memories, vuole offrire un punto di vista alternativo rispetto a quello della donna contemporanea americana, allontanandosi dalla rappresentazione romanticizzata che è stata costruita negli anni attraverso pellicole filmografiche e pubblicità. Le fotografie di Molly e Caroline dialogano tra loro nell’esposizione, creando uno spazio intimo e privato con lo spettatore. Le opere raffiguranti gli interni di Molly e quelle degli esterni di quartiere di Caroline fanno emergere un ambiente familiare, rassicurante e conosciuto, ma allo stesso tempo carico di tensione.

Per l’occasione, abbiamo chiesto alle due artiste protagoniste dell’esposizione di condividere con noi le loro riflessioni sugli Stati Uniti, il ruolo della donna e loro stesse.

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Fotografia di Molly Matalon

Alina: Playing For Keeps - Giocare sul serio. Il nome che avete scelto per la vostra mostra italiana è già di per sé una dichiarazione. Chi di voi due ha pensato per prima che potesse rappresentare al meglio il vostro lavoro?
Molly: Innanzitutto, Playing for Keeps è una canzone di Elvis. È un’icona della musica americana che trascende qualunque coordinata temporale o di spazio, e il suo lavoro tratta il tema del romanticismo in un modo che si collega sia alla mia estetica che a quella di Caroline. La frase stessa “Playing For Keeps” significa che hai finito di giocare e perdere tempo, sei finalmente pronto a fare sul serio.

Caroline: È stato un processo, ma penso che a suggerirlo sia stato il curatore dell’esposizione, Jamie Shaw. Molly e io avevamo una chat di gruppo con lui in cui discutevamo sugli stessi 10 o 15 nomi da qualche giorno, ma poi la forza delle parole "playing" e "keeps" unita a una leggerezza generale ci ha convinto.

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Fotografia di Caroline Tompkins

Alina: Pensate che oggi sia necessario cancellare l'immagine che l'America si è costruita attraverso film e pubblicità?
Molly: Personalmente, penso che sia sciocco anche solo pensare di poter cancellare la storia su cui è costruita l'America, ed è, invece, incredibilmente importante agganciarsi ad essa per imparare. Cancellare qualcosa, in generale, è molto pericoloso.

Caroline: Le opere che abbiamo presentato nell’esposizione usano la storia come riferimento e punto di partenza. Direi che è importante sia per Molly sia per me non vergognarsi né svilire le donne nelle pubblicità e nei film, ma piuttosto usare il nostro lavoro per ampliare lo spettro nel quale le donne possono essere rappresentate ed esistere.

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Fotografia di Molly Matalon

Alina: E pensate che oggi esista ancora, nel mondo, il concetto di American Dream ? E come può plasmarlo la fotografia?
Caroline: Certo. Mia madre è della Repubblica Ceca, e la famiglia di Molly viene da Cuba. Non saremmo qui senza il sogno americano. Inoltre le attuali politiche sull’immigrazione negli Stati Uniti non sarebbero un tema così scottante se dalle sue sorti non dipendesse il futuro di questo paese. In termini di impatto della fotografia su scala globale, penso che le foto "comuni" che si possono trovare su Facebook e Instagram contribuiscano maggiormente al fascino e all’immagine degli Stati Uniti rispetto alle opere esposte in questa mostra.

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Fotografia di Caroline Tompkins

Alina: In che modo crescere rispettivamente nella Florida del Sud e in Ohio ha influito sulla vostra personalità?
Molly: È impossibile scappare dalle proprie origini e radici. Mi sono trasferita a New York per motivi di studio, e quando ho iniziato a fare foto all’università la prima cosa che volevo fare era tornare a casa in Florida e fotografarne ogni angolo. Per me, come per la maggior parte dei fotografi, lavorare sulla casa in cui sono cresciuta, sulle strada che percorrevo ogni giorno per andare a scuola e in generale sul mio background mi è servito a capire chi sono, esplorando come tutto ciò mi definisce, in che misura oggi mi è estraneo, quanto mi è invece rimasto familiare e così via.

Caroline: Chi nasce e cresce in piccoli centri di provincia e in età adulta si trasferisce in una metropoli elabora sempre una sorta di progetto di risposta a questo cambiamento così massiccio. L'atto di partire ti mette in una specie di condizione di purgatorio nei confronti di quel posto, perché improvvisamente sei sia un estraneo che un insider. E dal mio punto di vista il limbo è un ottimo contesto da cui trarre ispirazione creare nuove opere. Si tratta di un ipotetico luogo che conosci, ma da cui puoi comunque essere sorpreso.

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Fotografia di Molly Matalon

Alina: Pensate che quanto detto si manifesti nel vostro lavoro?
Molly: Sarò sempre entusiasta di fare delle foto in Florida, dal momento che continua ad essere un luogo estremamente strano e bello. All'inizio ero attratta dai modi in cui l’immagine di questo stato è mantenuta, c'è molta artificialità e in particolare nella Florida del Sud si sente l’influenza della bellezza, della gioventù e della chirurgia plastica. Inoltre, il turismo qui è un fenomeno di massa, che ne altera connotati ed estetica. Ecco, penso che tutti questi elementi siano ancora presenti e si riflettano costantemente nel mio lavoro.

Caroline: Come ha detto prima Molly, non puoi sfuggire a te stesso. Probabilmente sarò sempre eccessivamente educata, relativamente piena di sensi di colpa, e una che pensa il meglio degli altri. Ironicamente, penso che il mio lavoro sia quasi una ribellione contro tutto ciò. È il luogo dove posso mostrare cose che mi spaventano, e spingermi in posti in cui non dovrei andare.

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Fotografia di Caroline Tompkins

Alina: Caroline, penso che tutto il tuo lavoro sia legato da una sorta di tenerezza, una chimica tra te e i tuoi soggetti. Come ti avvicini a loro per creare questa situazione?
Caroline: Molly e io siamo entrambe molto brave a creare tenerezza e chimica nelle nostre fotografie, ma parlando per me, direi che sono solo un essere umano e non c'è alcuna magia in ciò. Cerco di essere molto comunicativa riguardo alle mie intenzioni e di leggere le persone nel modo migliore. Non sono invadente. Dico sì alla maggior parte delle richieste e vedo quanto le persone sono disposte a mettersi in gioco con me. Penso anche che il fatto che io sia una donna bianca, bionda e relativamente piccola faccia pensare alla maggior parte della gente che non sia una minaccia. Pensano tipo: "Ma che male potrebbe mai farmi questa ragazza?"

Alina: Molly, anche tu offri al mondo della fotografia un chiaro punto di vista femminile, come decidi i soggetti delle tue pellicole?
Molly: Direi che sia io sia Caroline portiamo un punto di vista femminile. Dal momento che siamo entrambe delle donne, questo accade naturalmente. Sarei curiosa di sapere perché lo pensi particolarmente del mio lavoro rispetto a quello di Caroline. Immagino perché le foto che ho selezionato per questa mostra sono per lo più degli interni, e lo spazio privato è codificato nell’immaginario comune come femminile.

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Fotografia di Molly Matalon

Alina: Esatto, credo che sia automatico associare gli interni all’intimità femminile. Ma quanto c’è di spontaneo invece nelle vostre fotografie e la loro composizione?
Molly: La maggior parte delle mie fotografie sono in un qualche modo frutto di una riflessione, oppure composte con estrema sensibilità.

Caroline: Le mie fotografie sono cose che ho visto a un certo punto della mia vita e che ho poi cercato di ricreare, oppure sono almeno in parte studiate in precedenza, ma mi lascio sempre libera l'opzione di inserire della spontaneità. Ad esempio, in un set fotografico posso posizionare tutti gli elementi di contorno della composizione, ma lascio che il soggetto mi sorprenda. A volte scatto la foto, e questa non diventa importante per me fino a molto tempo dopo. Questa è la parte magica.

Alina: Cos'è la fotografia per voi, un modo per esprimere voi stesse o un modo per comunicare con gli altri? O entrambi?
Molly: Per me la fotografia è una strada per essere accettati e ottenere accesso nel mondo. Un modo per soddisfare la mia curiosità nell’altro.

Caroline: Sono d’accordo con Molly. La maggior parte del mio lavoro deriva dall’essere un ascoltatrice estrema delle cose che mi mettono a disagio. È il veicolo attraverso il quale sperimento il mondo.

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Fotografia di Caroline Tompkins

Alina: Avete un progetto o una foto in particolare a cui vi sentite connesse?
Molly: Le opere di questa mostra sono selezionate da un archivio di lavori molto più ampio. Ogni mia fotografia e ogni mio lavoro è “personale”, poiché penso che tutto abbia un potenziale.

Alina: Qual è il vostro soggetto preferito da fotografare? Se ne avete uno...
Molly: Al momento mi piace fotografare tutto ciò che sembra abbastanza bello. Cosa sia bello, poi resta tutto da decidere.

Caroline: Adesso come adesso, direi gli uomini. Uomini nudi, uomini in giacca e cravatta, uomini che pensano che nessuno stia guardando, uomini che mi guardano interessati. Cerco sempre di mettermi in una situazione in cui mi meraviglio di essermi trovata. Sono alla ricerca della Caroline con il cuore che batte a mille, la faccia paonazza, sudata, che trema mentre scatta la fotografia.

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Fotografia di Molly Matalon

Alina: Cosa ne pensate dei social media come Instagram?
Molly: È bestia onnicomprensiva, difficile dare una risposta. Devo dire che mi piace la maggior parte delle cose che ci trovo, ma solo se preso con moderazione.

Caroline: Instagram è un padrone terribile, ma un servo meraviglioso.

Alina: Le donne come voi stanno facendo la differenza nel cambiare il punto di vista androcentrico che per anni ha caratterizzato la fotografia, qual è il vostro consiglio per i giovani fotografi che vogliono entrare in questo mondo?
Molly: Il mio consiglio ai fotografi più giovani—anche se io stessa sono ancora giovane!—è di essere sempre attenti e curiosi, indagare e interessarsi delle cose che sono effettivamente notevoli e valide, non di ciò che potrebbe essere popolare al momento. Andate a tutte le fiere del libro che potete, andate a vedere mostre, leggete.

Caroline: Concordo con tutte le cose che ha detto Molly. Sono sempre sorpresa di quanto la fiducia in se stessi possa portare lontano una persona. È così facile "occupare un posto lì fuori", se così si può dire dire. Inviate email a chiunque vogliate contattare, ricordate alle persone che esistete, dite alla gente ciò che desiderate. Non allontanatevi mai troppo dal fare il vostro lavoro. Siate gentili con gli altri.

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La mostra "Playing For Keeps. Molly Matalon and Caroline Tompkins" è visitabile a micamera, a Milano, fino al 29 giugno 2019. Tutte le informazioni qui.

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Altra fotografa donna che ha colpito la nostra attenzione ultimamente: Carmen Colombo. L'abbiamo intervistata per farci raccontare com'è lavorare nel posto forse più diverso dalla Florida a cui potete pensare, cioè la Brianza:

Crediti


Testo di Alina Cortese
Fotografie su gentile concessione di Caroline Tompkins e Molly Matalon

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