sem&stènn sono l’unica resistenza queer della musica italiana

Sem&Stènn non sono solo 20 anni avanti rispetto a quello che propone il panorama italiano, ma sono forse l’unico vero esempio di orgoglio LGBTQ.

di Vincenzo Ligresti; foto di Stefano Sciuto
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23 luglio 2019, 1:37pm

"Vi è mai capitato di fare sesso tutti presi dalla foga di un successo appena raggiunto?"

Questa è una delle domande che rivolgo a Sem&Stènn davanti a qualche caffè e dolcetti vari su un rooftop in zona Segrate, a Milano. Il biondo è Stefano (28 anni), il moro è Salvatore (27 anni), ma con quell’ampersand in mezzo ai loro nomi formano l’unico duo queer italiano di electro pop.

Hanno appena finito di scattare l’editoriale che vedete qui, con un sacco di gente presa bene di cui troverete i meritati crediti in fondo. Sono anche un po’ sfatti, come me che ho passato la notte in bianco, ma piuttosto concentrati: mentre parliamo, stanno nel frattempo pubblicando sul loro Instagram una foto appena uscita sul The Guardian che li ritrae allo scorso Pride di Milano. “La pubblico così, che dici?” mi chiede Salvatore. Dico di sì.

Negli ultimi due anni, nel caso in cui vi siate persi qualcosa, Sem&Stènn hanno, nell'ordine: partecipato a X Factor 11, realizzato un album, fatto un bel tour in tutta italia e immagino anche molto altro. Confesso però di conoscerli da molto prima; ci è capitato saltuariamente di lavorare insieme, loro in veste di deejay, io di fotografo. Bazzicavamo negli stessi locali. Plastic e vattelapesca. Milano del resto è un buco di culo.

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Sem e Stènn indossano abiti Francesco Salvi
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Sem e Stènn indossano abiti Francesco Salvi
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Sem e Stènn indossano abiti Francesco Salvi

Sottolineo tutto questo perché volevo arrivare al mio ricordo preferito preXFactor-album-tour-notorietà su Sem&Stènn: una delle loro prime esibizioni da cantanti nel piano sotterraneo di un locale dietro al Duomo, correva l'anno 2014 circa. Sembrava un disastro annunciato. Impianto, microfoni e tutto il resto smisero di funzionare dopo dieci secondi di live. Nessuno riuscì a sistemarli davvero. Eppure loro continuarono a cantare, cantare e cantare le loro canzoni come se nulla fosse, rigorosamente in inglese. Mentre li guardavo dimenarsi, con quello stile già un po’ già alla Bowie da 21esimo secolo, mi sono detto che se fossi riuscito almeno a sviluppare un decimo della loro disinvoltura mista a determinazione avrei combinato qualcosa nella vita.

Dico anche questo perché, come in tutto, poi nella vita ci sono delle battute d’arresto. Anche per i più sfacciati. L’ultimo singolo di Sem&Stènn, K.O. (ft. YaMatt, il cui videoclip è diretto da Salvatore stesso, che all'università ha studiato proprio regia), parla proprio di questo. "È nato in un momento molto particolare della nostra carriera, nel senso che post talent, post album e post tour c’è stata quella fase di decompressione massima dove un po’ ti scoraggi. Lì abbiamo iniziato a perdere un po’ la fiducia sul mercato discografico," mi spiega Salvatore. "Diciamo che nell’ambiente mai nessuno ti butta addosso chiaro e tondo un no, però te lo fa capire. 'Poi vediamo, ora capiamo,' con tempistiche sempre poco chiare. Non ti dicono che non stanno lavorando su di te, ma semplicemente che il problema è in ciò che proponi," continua Stefano.

Sem&Stènn però hanno sempre fatto tutto da soli: scritto i testi delle loro canzoni, prodotto la loro musica, pensato alla loro estetica. Dopo un attimo di sconforto, hanno deciso così di reagire e rimboccarsi le maniche. "Eravamo super scoraggiati e ci siamo, giusto per citare il pezzo, ci siamo sentiti di aver toccato il fondo, a terra. È stato in quel momento che ci siamo resi conto di avere energia nuova. Nel senso che quando tocchi gli apici di piacere è tutto perfetto, ma quando tocchi dei bassi che non avresti mai immaginato che avresti potuto toccare, scopri davvero di avere delle energie e delle forze che non sapevi di avere," prosegue Salvatore, che lascia poi la parola a Stefano: "Noi non ci arrendiamo tanto facilmente, di fronte alla cose agli ostacoli." Così sono finiti sotto l’ala di Peermusic (che si occupa ora della distribuzione) e sono stati affiancati da due ragazze "che hanno tanta voglia di spaccare" per le relazioni esterne.

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Stènn indossa camicia Prada, giacca e pantaloni Claudio Potenti. Sem indossa camicia Gucci
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Stènn indossa camicia Prada, giacca e pantaloni Claudio Potenti. Sem indossa camicia Gucci
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Stènn indossa camicia Prada, giacca e pantaloni Claudio Potenti. Sem indossa camicia Gucci
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Stènn indossa camicia Prada, giacca e pantaloni Claudio Potenti. Sem indossa camicia Gucci

Ma, a prescindere dallo storico della carriera di Sem&Stènn, il messaggio dell’ultimo singolo—che è in italiano, altro segno del cambio di rotta del duo—mi sembra tanto universale quanto di una forza non indifferente: che rialzarsi è possibile, che arrendersi alle avversità significa darla vinta agli altri. Una lezione di life-coaching gratuita. "Non volevamo raccontare la caduta come fine a sé stessa, il periodo nero. Sì, ci possono essere delle cadute, però alla fine la cosa bella è sempre ritrovare la forza di sollevarsi," dice Stefano.

Sem&Stènn, come avrete intuito, sono anche una coppia nella vita. Si sono conosciuti in un forum musicale nel 2006. Il primo abitava in provincia di Brescia, il secondo in Sicilia. Si sono incontrati, poi, a Milano. E, come hanno già detto altre volte, hanno sperimentato tutto assieme. "Il primo coming out, il primo bacio, la prima convivenza, il primo progetto insieme," mi dice Stefano. Ora si fanno anche le vacanze on the road con le madri "cantando Patty Pravo a squarciagola" coi finestrini abbassati.

Insomma: nonostante in Italia i personaggi dello spettacolo e/o cantanti che stanno venendo allo scoperto siano, diciamo così, in aumento, Sem&Stènn hanno sempre fatto tutto alla luce del sole. "Un sacco di ragazze e ragazzi ci scrivono per ringraziarci del nostro lavoro, per chiederci consigli, o raccontarci quanto alle volte è difficile essere se stessi se non si vive in un grande città," mi avevano raccontato prima dell’intervista ufficiale.

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Sem indossa capello e abito Efetishism, pantaloni dall'archiviodella stylist, scarpe Rebook
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Stènn indossa top Fantabody, corsetto Efetishism, camicia e pantaloni dall'archivio della stylist. Sem indossa capello e abito Efetishism, pantaloni dall'archiviodella stylist, scarpe Rebook
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Stènn indossa top Fantabody, corsetto Efetishism, camicia e pantaloni dall'archivio della stylist. Sem indossa capello e abito Efetishism, pantaloni dall'archiviodella stylist, scarpe Rebook
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Per quanto mi riguarda, Sem&Stènn non sono solo 20 anni avanti rispetto a quello che propone il panorama italiano, ma sono forse l’unico vero esempio di resistenza queer: tanto per la trasparenza con la quale si muovono come coppia, quanto per la costanza con cui cercano di proporre la loro musica e veicolare certi messaggi. "Il nostro sound è diverso, adesso c’è la corrente indie, quella rap e trap, ma noi ci rifacciamo soprattutto al pop dalle venature elettroniche più nord europeo," spiega Salvatore. "Ci ispiriamo a Chiarlie XCX, Tove Love, Tommy Cash, ma anche Olly alexander, Troye Sivan—anche per l’estetica."

A questo punto ammetto di essere stato all’ultimo concerto di Troye Sivan a Milano, dove ho dovuto affrontare una fila chilometrica, che non mi sarei mai aspettato di trovare. Ragazze, ragazzi, uomini, donne di qualsiasi età. "C’eravamo pure noi, e anche un sacco di nostri fan ci hanno salutato. Solo che siamo arrivati un bel po’ in ritardo," racconta Stefano.

Troye Sivan, come scritto anche dal New Yorker, è uno dei personaggi queer più influenti del panorama musicale mondiale. Ha fatto coming out su Youtube, mostra spesso il fidanzato, mette lo smalto, fa un po’ quel cazzo che gli pare—un po’ come Sem&Stènn. "Allora sai anche tu che una fetta di pubblico italiano è pronta per un certo tipo di musica e certi tipi di messaggi," mi dicono un po’ all’unisono. "Siete un po’ il Troye Sivan italiano, dobbiamo solo trovare chi vi produca la vostra Bohemine Rapsody, e faccia mangiare le mani a qualcuno," rispondo.

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"Quando abbiamo visto il film ci siamo detti: 'Siamo noi!'" ridono. Ridiamo.

Al di là dei paragoni, c’è però da dire che anche per quanto riguarda l’estetica—proprio quella che il sistema sembrerebbe ancora rigettare—fanno un po’ tutto da sé. Avete presente la mascherina rainbow che indossano nella sopracitata foto uscita del The Guardian? Ecco, se la sono fatta da soli.

"A cucire siamo incapaci, però troviamo sempre delle vie alternative. Collaboriamo anche molto con designer emergenti che ci piacciono molto: Matteo Carlomusto, Giorgia Andreazza, Greta Gherardi, Salvatore Vignola... Ci ispiriamo un po’ alla nuova estetica dell’attore Cody Fern. Stiamo pensando anche di aprire qualcosa di nostro, ma questo è un piccolo spoiler." Com’è un piccolo spoiler il fatto che da settembre sforneranno altri nuovi singoli che andranno a comporre un nuovo album. "Anche se un po’ di sfizi ce li siamo tolti, ci piacerebbe un giorno anche fare un duetto con Salmo, o con Massimo Pericolo. Abbiamo la stessa rabbia dentro," conclude Stefano. "Chissà."

PS: Quasi dimenticavo, alla domanda con cui ho aperto questo pezzo mi hanno risposto così: "Certo, è sempre il miglior modo di festeggiare."

PPS: Questo articolo è anche da considerarsi il terzo appello online a Luca Guadagnino per inserire Sem&Stènn in uno dei suoi progetti futuri. Se ci sei, Luca, batti un colpo.

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Crediti


Talent Sem e Stènn
Intervista Vincenzo Ligresti
Fotografia di Stefano Sciuto
Creative Direction Amanda Margiaria
Styling Giorgia Imbrenda
Art Director Gloria Bertuzzi
MUA Marika Zaramella
Capelli Claudio Furini
Assistente allo styling Silvia Marri
Location Rooftop Vision Air