Fotografia di Daisy Walker

"mi hanno umiliata e imbarazzata"— daisy walker ne ha abbastanza degli abusi nella moda

Fondata dalla fotografa inglese Daisy Walker, la piattaforma Women in Fashion vuole rivoluzionare l'industria della moda. E vuole farlo con il contributo di tutti noi.

di i-D Staff
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01 dicembre 2017, 12:42pm

Fotografia di Daisy Walker

Stanca di non aver voce in capitolo nel decidere come suo corpo venisse percepito dall'esterno, Daisy Walker è diventata una fotografa di moda che vuole smantellare le rappresentazioni mainstream della donna nel mondo della moda e nella pubblicità. Quando si è resa conto delle disuguaglianze di genere all'interno dell'industria, degli abusi sui diritti dei lavoratori e della mancanza di diversità, Daisy ha creato una sua piattaforma per fare qualcosa in prima persona. Qui, la fotografa diventata attivista condivide con noi la sua storia.

"In quanto giovane donna, sono sempre stata cosciente del profondo effetto che la moda e le immagini pubblicitarie esercitano sul modo in cui vediamo noi stessi. Avendo sofferto di un disturbo alimentare verso la fine dell'adolescenza, avevo l'impressione che la storia del mio corpo—e del modo in cui veniva percepito—fosse dettata dagli altri, specialmente dalle aspettative che la società impone su tutti noi. I media, i cartelloni pubblicitari, la TV e le riviste hanno un impatto enorme su di noi. E tra le mani di chi sta il potere? Chi commissiona nuovi progetti ai creativi? Chi progetta le campagne pubblicitarie? Gli uomini. Esatto, il 69,8 percento di chi ricopre ruoli di primo piano nelle aziende di moda e comunicazione sono uomini. Sono gli uomini che pensano quelle immagini, sebbene il loro pubblico sia composto in larghissima parte da donne (che corrispondono anche all'85% dei consumatori).

In quanto fotografa di moda, vengo continuamente approcciata da queste aziende dominate da uomini. E se prima non avevo modo di parlarne perché ero solo un'adolescente, oggi ho finalmente l'opportunità di raccontare una vera, autentica esperienza femminile. Faccio parte anche io di chi crea quelle immagini che in centinaia di migliaia di persone vedranno, e c'è una responsabilità in tutto ciò.

Nel corso degli anni sono sempre più cosciente di come l'industria della moda abbia una capacità unica di stimolare il cambiamento e rivoluzionare idee ormai stantie. Si tratta di un'industria che sforna contenuti a ritmi forsennati che finiscono direttamente nel nostro spazio personale e sono onnipresenti sui nostri telefoni e computer—su Instagram, Snapchat, Twitter e Facebook. Quindi quale piattaforma migliore per dare avvio a questo tipo di conversazioni? Detto questo, non è così facile mettere in pratica questa idea. Quando ho iniziato a fotografare i backstage delle sfilate mi sono resa conto di quanto la moda possa essere misogina e dipendente dal giudizio maschile. Mi hanno chiamata "puttana" e la mia macchina fotografica mi è stata sfilata dalle mani da un altro uomo, che l'ha lanciata dall'altra parte della stanza. Lo stesso fotografo mi ha accusato di sfruttare il mio essere donna per riuscire a ottenere gli scatti migliori, essendo io l'unica fotografa. Sono stata molestata e insultata. E cos'hanno fatto tutti gli altri professionisti lì presenti? Mi hanno detto cose come "ignoralo," oppure "è fatto così." Ma io non l'ho ignorato. Mi sono sentita umiliata e imbarazzata dal fatto che il mio genere mi rendesse l'obiettivo di quegli abusi, circondata da uomini che non hanno alzato un dito per aiutarmi. E non sono certo l'unica ad aver avuto esperienze simili: molte altre donne che conosco sono state trattate in questo modo. Quindi ho deciso di produrre queste t-shirt con la frase 'I am your equal' [sono un tuo pari, ndt] stampata sulla schiena e di regalarle agli altri fotografi, uomini o donne poco importa, come segno di solidarietà. È stato un modo per dire che non ci saremo ostacolati a vicenda, ma ci saremo invece aiutati per portare a casa il servizio migliore possibile! È stato un momento unico in cui si è creata un'atmosfera di cameratismo che non avevo mai visto nell'industria della moda.

Dopo questo episodio ho capito che l'unico modo per cambiare l'industria è dall'interno. I risultati migliori si ottengono comunicando apertamente le nostre esperienze, cercando di promuovere insieme il cambiamento. In quel periodo si parlava molto di femminismo online, ma non riuscivo a trovare uno spazio in cui gli insider del settore potessero discuterne nella vita reale.

Stylist, modelle e fotografi hanno tutti ammesso di essere terrorizzati dall'idea di passare per quelli che spifferano tutto alla stampa, perché la paura è poi quella di non trovare nuovi lavori e collaborazioni. Ma come possiamo cambiare un'industria così frammentata, che neanche sa prendersi carico di chi al suo interno viene abusato? Così ho deciso di provare a unirci, online ma anche nel quotidiano.

Due anni fa ho presentato la prima edizione dell'evento Women in Fashion con la mia amica Lily. È stato un disastro! C'erano troppe persone, ma quasi nessuno si sentiva abbastanza a suo agio per parlare. Tuttavia, quel momento ha rinforzato l'idea che nella moda c'è una voglia sempre maggiore di comunicare e creare comunità.

Oggi, WIF sta andando alla grande! Siamo un insieme di buyer, stylist, fotografi, modelli, direttori di casting, stilisti, scrittori ed editor che si incontrano mensilmente per parlare dei temi che più influenzano l'industria in cui tutti lavoriamo. Ognuno può condividere le sue esperienze e opinioni senza sentirsi giudicato, vogliamo che sia un porto sicuro in cui tutti si sentano liberi di parlare.

Affrontiamo il tema della disuguaglianza, che si declina poi in atteggiamenti inappropriati, diritti dei lavoratori, questioni di genere, di etnia e di rappresentazione nei media. Ad ogni incontro ci concentriamo su un tema specifico, e ogni evento è presentato da un membro della nostra comunità che ha una certa esperienza in merito. Onestamente, ho davvero visto i primi cambiamenti! Alcuni dei nostri membri hanno un ruolo determinante nella creazione di immagini e contenuti di moda, ci sono professionisti che lavorano per brand, agenzie di pubbliche relazioni e nell'editoria. Sono davvero emozionata e ottimista, se penso al futuro della moda.

Ma non è necessario essere un insider della moda per fare la propria parte. Anche il consumatore ha un potere enorme, proprio grazie alle scelte che fa ogni giorno. Basta informarsi sui brand e sulle pubblicazioni che si vogliono acquistare, leggere le storie degli artisti che più si amano. Trovare qualcosa per cui lottare. Trasmettono un'immagine positiva del corpo, oppure stanno solo rinforzando ideali di bellezza inarrivabili? Stanno dando una voce alle identità marginalizzate, o sono complici nel silenziarle? Queste sono le domande che dobbiamo farci quando stiamo per comprare un prodotto.

Dobbiamo trattare questi temi tutte le volte che se ne presenta l'occasione. Dobbiamo mettere in discussione la società di cui facciamo parte e dobbiamo farlo iniziando a pensare alle conseguenze dei nostri acquisti e dei nostri like su Instagram. Guardare criticamente alle immagini che tutti i giorni ci bombardano e smettere di fruirne passivamente, lasciando che ci influenzino. Che messaggio trasmette alle ragazzine quell'immagine del corpo di una donna photoshoppato da testa a piedi? Ascoltare chi non si sente rappresentato dai media è un altro modo per combattere gli standard inarrivabili di oggi. Dobbiamo chiederci quali effetti ha questo tipo di immaginario sul modo in cui ci percepiamo.

Ci sono persone incredibili che lavorano nella moda. Persone giuste, aperte, di supporto, generose e femministe: troviamole—o ancora meglio—diventiamo noi stesse una di loro! Se i brand, le riviste e gli artisti non soddisfano le nostre aspettative, creiamo petizioni online, scriviamo articoli, mettiamo su panel e incontri. Dobbiamo far sì che le nostre voci vengano ascoltate.

La rete di supporto che abbiamo creato per WIF ha avuto un successo nel quale non avrei mai neanche osato sperare, ma ora guardo al futuro: voglio che queste discussioni arrivino al maggior numero di persone possibili. L'obiettivo del 2018 sarà questo, e ci arriveremo attraverso convention, podcast e tanto altro.

Tutti dobbiamo dare il nostro contributo, ed è giunto il momento di farlo!

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