Courtesy di Dior / Brett Lloyd 

Kim Jones e la collaborazione più poetica degli ultimi anni per la F/W21 Dior

Kim ha unito le forze con il leggendario artista visivo Peter Doig per creare una collezione che portato in vita i dipinti dell'artista.

di Osman Ahmed
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26 gennaio 2021, 11:55am

Courtesy di Dior / Brett Lloyd 

Non solo uno stilista di immenso talento, Kim Jones è anche il maestro indiscusso delle collaborazioni. Che si tratti di marchi streetwear, artisti contemporanei o icone della controcultura, Kim non ha paura di condividere le proprie visioni con altri geni creativi. Per la sua collezione F/W21, il direttore creativo di Dior Uomo ha infatti collaborato con il pittore scozzese Peter Doig, probabilmente uno dei più grandi artisti viventi della sua generazione, noto per le sue istantanee oniriche della vita contemporanea.

E questo è un colpo grosso. La maggior parte delle gallerie e dei musei ucciderebbe per avere a che fare con Peter e i suoi lavori, e certamente nessun altro stilista oltre a Kim avrebbe potuto creare una collaborazione così degna del suo nome. Il risultato, infatti, è stato a dir poco affascinante. I personaggi e i colori dei dipinti di Peter prendono vita sulla passerella, in uno spazio progettato dall'artista stesso, con pareti dai cieli blu e sistemi audio impilati uno sopra l’altro, su cui rimbomba l'allegra colonna sonora di Honey Dijon (un mix di Our Darkness di Annie Clark e Gheringer's Full Moon, nel caso ve lo steste chiedendo). "Volevo spingere al massimo, principalmente dopo aver ottenuto un nuovo ruolo [come direttore creativo di Fendi, NdR], che forse le persone osserveranno di più," ci ha spiegato Kim al telefono. “Volevo assicurarmi di spingermi oltre i limiti per Dior, per renderlo ancora più eccitante. Perché il mio lavoro è assicurarmi che entrambi i marchi siano valorizzati."

Sebbene le collaborazioni tra artisti e designer di moda siano diventate ormai una prassi per la maggior parte delle maison, c'è qualcosa di radicalmente sincero e autentico nel modo in cui Kim sceglie le persone che invita nel santuario di 30 Avenue Montaigne. Per cominciare, solitamente sono figure che il designer ammira personalmente, ma sono anche personalità in qualche modo connesse con lo stesso Christian Dior. E Peter Doing non fa eccezione, perché, molto prima di diventare un couturier, Monsieur Dior era un gallerista e illustratore, membro della società dei caffè letterari e artistici di Parigi insieme a Jean Cocteau e Salvador Dalì e un audace sostenitore di artisti come Alberto Giacometti, Alexander Calder, Max Ernst e Giorgio di Chirico.

Con tutto questo in mente, Kim ha reso le collaborazioni artistiche una componente centrale del suo approccio a Dior, proprio come la sua controparte femminile, Maria Grazia Chiuri. "È importante mantenere viva l'eredità del brand," spiega Kim, che grazie all’immenso talento del team degli atelier Dior è riuscito a tradurre delicatamente le opere dell’arista su tessuto. "Si adattava in modo molto naturale, ed è diventato il punto di partenza. Le varie vite e personalità di Peter prendono vita nella collezione."

Sono 45 i look che hanno incarnato i personaggi e i colori dei dipinti di Peter, con il loro blu tenue e malva scuro, insieme a vibranti scosse di giallo canarino, arancio sanguigno e verde acceso. La precisione e il rigore delle uniformi militari—un altro cenno al lavoro di Peter—si è espansa a tutta la collezione: redingote e giacche a tunica confezionate alla perfezione, pantaloni aerodinamici a righe e jacquard di seta mimetica hanno conferito a tutta la collezione il carattere distinto di Dior.

La collezione, infatti, presenta alcuni esperimenti che sono veri e propri omaggi alle metodologie e tecniche delle petites mains di Dior e alle lavorazioni intricate e complesse che rendono ogni capo del brand unico nel suo genere. Questo è il caso di una reinterpretazione dell’abito couture Rosella disegnato da Marc Bohan negli anni ‘60, qui adattato alla collezione nella forma di una camicia e una giacca dall’ispirazione militare. Un lavoro interamente fatto a mano dagli artigiani degli atelier Vermont, una vera e propria celebrazione della maestria della maison.

"Volevo portare l'aspetto celebrativo dell'uniforme all’interno del vestiario, perché è un tema molto significativo ora," ha affermato Kim, sottolineando come la collezione voglia essere una risposta a una contemporaneità ormai abituata a vestirsi informalmente. “È una reazione ai tempi bizzarri in cui ci troviamo, e intendo trasmettere ottimismo. Questo è ciò che Christian Dior rappresenta: joie de vivre. Quando torneremo alla libertà, vorremo vestirci bene, uscire e vivere le nostre vite pienamente."

Peter ha persino realizzato nuove opere d'arte per la sua collaborazione con Dior—i suoi acquerelli sono diventati la base per la progettazione di maglioni in mohair—e ha dipinto direttamente a mano una selezione di cappelli in feltro realizzati da Stephen Jones, che saranno messi in vendita. "È come acquistare una vera e propria opera d'arte," afferma Kim. Anche alcuni degli abiti presenti nei suoi dipinti sono entrati nella collezione, come il maglione rosso, verde e giallo indossato in Two Trees (2017), abbellito da piccole spille barocche e dai cappelli di Stephen, come bombette, berretti e cappelli all'uncinetto (che apparivano anche in quel dipinto). E poi gli eleganti soprabiti di lana, alcuni in jacquard, su cui campeggiano sprazzi dell’opera Milky Way (1990) di Peter, infondevano pragmatismo all'abbigliamento militare e sottolineavano l'idea che un giorno, si spera molto presto, ci vestiremo per andare ben oltre la nostra porta di casa. E quale outfit migliore di questo?

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