Utopia ed escapismo nella F/W 21/22 di Marco Rambaldi

"Manifesto Paradisiaco" ci proietta in una dimensione onirica, in cui un'iconologia tipicamente italiana diventa dispositivo per accedere ai sogni.

di Carolina Davalli
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26 febbraio 2021, 3:26pm

Storicamente, il format del manifesto è stato il crogiolo di utopie sociali, artistiche, progettuali. Una dimensione in cui visioni e progetti innovativi sono stati capaci di dirottare le coordinate che governano il mondo—manipolandole, scardinandole e ritoccandole—per definire così realtà future apparentemente inaccessibili. Non stupisce, infatti, che i manifesti più iconici—quelli che ancora oggi influenzano il nostro modo di pensare, agire, concepire il mondo—abbiano preso forma in periodi storici oscuri, dove l’incertezza e la paura scalfivano e corrompevano il benessere sociale, per offrire una fuga da una realtà cieca e bieca.

Il manifesto è dunque il luogo in cui, quasi clinicamente, si stilano bulletpoints stracolmi di rivoluzione, possibilità, desideri, in cui dichiarazioni inedite diventano veri e propri portali d’accesso per universi ibridi e planimetrie fantastiche. Luoghi essenzialmente nebulosi ed effimeri, proprio come quelli in cui ci ha trasportato Marco Rambaldi con la sua collezione F/W 21/22. Guidandoci verso la collezione attraverso un’azione audiovisiva chiamata Manifesti Futuri, dove personalità di spicco e collaboratori del designer hanno codificato un loro personale ideale in forma narrativa, veniamo improvvisamente catapultati in un contenitore dove tutti questi futuri iniziano a collidere e ad alimentarsi a vicenda dando luogo ad un Manifesto Paradisiaco.

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Qui ci troviamo immersi in un intricato ecosistema di icone, figurazioni e gingilli tipicamente italiani, come cornetti portafortuna, rosari, demoni e santini; oggetti magici che diventano gli amuleti di entità ibride, versatili e multiformi. La collezione ha tutto del panorama progettuale di Rambaldi–una maglieria raffinata, clash di stampe e intarsi, una palette accesa e accessori dal sapore camp (per questa occasione, frutto di una collaborazione con la designer Priscilla Anati)–il tutto collegato da una fitta rete concettuale che scava nelle radici bolognesi del designer, in particolare dal decennio degli anni ‘70.

È proprio in questi anni che un duo di architetti bolognesi ha deciso di restrutturare L’esprit Nouveau di Le Corbusier, la casa che l’architetto aveva costruito nel 1925 come manifesto dell’architettura del futuro e luogo in cui è ambientato il poetico fashion film della F/W 21/22 curato dall’art director Filippo Giuliani con la regia di Edoardo Smerilli. Un’azione di squatting ci mostra le creature di Rambaldi estendersi in ogni angolo di questo spazio occupandone gli angoli e le superfici, nello stesso modo in cui il designer sta occupando pervasivamente l’architettura della moda italiana. Manifesto Paradisiaco è dunque questo: un souvenir di un futuro che ancora non conosciamo, ma in cui abbiamo la sensazione di abitare già da un pezzo.

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