Cri Loi, la moda come gesto poetico

Real people, real stories: la rubrica di i-D che ti racconta le storie delle piccole realtà che cercano di sopravvivere nel bel mezzo di una pandemia.

di Amanda Ballerini
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15 dicembre 2020, 5:00am

Questa rubrica è pensata per esplorare profili di persone che vivono e creano durante (e post) Covid. Cosa cambia, come evolve, e come si svilupperà. Sono le storie di chi crea, sogna e innova, ognuna diversa ed ognuna con una visione da narrare.

La prima persona che incontro è Cristina, designer e creatrice dell’omonimo Cri Loi, brand di vestiti e accessori womenswear. Cristina ha un leggero accento francese, per via della sua precedente vita a Parigi. Le sue creazioni, collocate al di là del tempo e dello spazio, sarebbero impossibili da collocare a Milano, così come a Parigi, New York o Buenos Aires. Eppure, allo stesso tempo, potrebbero essere collocate in tutti questi luoghi. I suoi pezzi, fluidi, mobili e caratterizzati da una ben precisa palette, incarnano il concetto ultimo di uniforme, di capi che abitano la casa vestendo chi li indossa.

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Fotografia di Giulia Bernardi

Descrivici brevemente quello che fai, quello vorresti fare e quello che provi a fare in questo momento.
In questo momento sto preparando la nuova collezione FW20/21. Sono nel pieno della scelta dei tessuti, che è la fase più emozionante per me. Sapere che un tessuto di cui ignoravi l'esistenza diventa parte della tua collezione, che ci sarà qualcuno che lo sceglierà e lo indosserà. Questo per me è magico. Ma la vera novità del momento è che la prima volta Cri Loi è online, con una collaborazione per cavalli e nastri, ed è una grande emozione. Intanto, il nostro e-commerce è in work in progress e sarà pronto il prossimo anno. Mi sto impegnando a fare conoscere il più possibile il mio lavoro.

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Fotografia di Giulia Bernardi

Cosa ti ha portato via il Covid in questi mesi?
Il Covid ha letteralmente spazzato via le abitudini di prima. Ho vissuto il lockdown di marzo come in apnea e con panico, non pensavo sarei tornata al mio lavoro. Ma poi, con l'aiuto delle persone che ho vicino, ce l'ho fatta. Ho cercato e trovato la forza in quello che faccio, o in una foto, un disegno, nell’incontro con i nuovi tessuti e nelle continue prove per creare i capi finali. Quando tutto appare così instabile, cerco una stabilità giornaliera nelle piccole cose.

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Fotografia di Giulia Bernardi

I tuoi capi sono quasi gesti poetici. Affermazioni sul corpo, sul movimento, sullo stare bene dentro ciò che indossiamo. Tu come li vedi? 
Mi piace molto questa definizione. In ogni pezzo della collezione c'è la mia passione e la voglia di trasmetterla. Per quanto banale, è il mio unico intento. Cri Loi nasce come un’affermazione: vestirsi come manifestazione, non come routine. Uno specie di commitment verso di noi e la nostra pelle, ma anche verso l’ambiente circostante, i tessuti e tutto ciò che c’è attorno.

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Fotografia di Giulia Bernardi

Dopo il tuo periodo all’estero, com’è cambiata la tua visione dell’Italia?
Ho vissuto a Parigi per sette anni, e per esperienza devo ammettere che lì tutto funziona ed è più progredito rispetto all’Italia, anche se viene meno la qualità della vita a cui siamo abituati. La ruggine in Italia si sente, e te ne accorgi soprattutto quando te ne allontani.

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Fotografia di Giulia Bernardi

Cosa speri che diventino le tue creazioni per chi le compra, le indossa o ci interagisce?
Voglio che le mie creazioni siano un sostegno alla realtà dei brand indipendenti e a chi li ha fatti nascere. Questa solidarietà sarebbe un aiuto vitale per combattere la logica della fast fashion e dell'accumulo che ci sta distruggendo. E distrugge l'idea stessa di desiderio, il desiderio di sentirsi unici.

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Fotografia di Giulia Bernardi

Ci puoi lasciare con qualcosa da vedere, leggere o ascoltare?
Spero di riuscire a finire Menzogna e Sortilegio di Morante, che ho iniziato a marzo e vi consiglio. Quest'estate ho anche letto Kundera, L'insostenibile leggerezza dell’essere, che mi ha rapita. E poi, tutto quello che riguarda Pasolini, dai libri ai film, fino alle sue video-interviste.

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Crediti

Testo di Amanda Ballerini
Fotografie di Giulia Bernardi

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