Immagini courtesy di Gucci 

È tutto vero: Gucci ha svelato la collaborazione con Adidas

La nuova collezione della maison fiorentina è un quadro caleidoscopico di interpretazioni kitsch, elementi vintage e strascichi di Indie Sleaze.

di Osman Ahmed
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26 febbraio 2022, 1:14pm

Immagini courtesy di Gucci 

Una delle cose più sorprendenti della prima sfilata IRL (da oltre un anno) di Alessandro Michele per Gucci è stata quanto questa abbia preso ispirazione da uno specifico momento (e movimento) dei primi anni 2010: il cosiddetto Indie Sleaze. Se non l'hai già sentito, non mancherà molto perché tu lo veda letteralmente ovunque. Per chi sta scrivendo, che ha passato la giovinezza a spulciare nei negozi dell'usato di Brick Lane a Londra e Williamsburg a Brooklyn—in un momento in cui anche Hedi Slimane passeggiava per quelle strade per scattare il suo progetto di street-casting e Alexa Chung per essenzialmente mettere in mostra le sue giacche da motociclista—il ricordo più vivido sono negozi dell’usato caleidoscopici e strapieni, dove lo sportswear colorato degli anni '80 incontrava pellicce logore, una sartoria discutibilmente oversize si inframezzava tra la quantità esorbitante di abiti militari. Tutte queste cose determinavano lo stile che ha definito quell’era del primo edonismo di Tumblr, molto prima che potessimo comprare capi di seconda mano su piattaforme di rivendita online ben curate. E prima che fosse considerato sostenibile acquistare vintage, era semplicemente considerato cool.

Viviamo in un momento in cui gli oggetti di 20 anni fa hanno lo stesso valore (se non di più) di qualsiasi cosa faccia parte delle ultime stagioni. Ma questa settimana a Milano abbiamo visto gli stilisti esplorare il paradosso del cambiamento del sistema di valori della moda. Da Fendi, Kim Jones ha ritoccato le collezioni d'archivio per trovare qualcosa di nuovo da dire sulla nostalgia dei Duemila. Da Prada, Miuccia Prada e Raf Simons hanno approfondito l'archivio per raccontare come il passato possa illuminare la strada verso il presente. E da Gucci, Alessandro Michele ha attinto dall'atmosfera dei negozi dell'usato di compravendita al chilo fornendo alle nuove generazioni i mezzi per scoprire e acquistare abiti che aiutino a rendere realtà qualsiasi capriccio nostalgico vogliano assecondare.

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Dopotutto, vogliamo sentirci individui capaci di controllare il nostro gusto personale e, in definitiva, il nostro destino, ma gran parte della moda e della cultura giovanile è diventata onnipresente—ci vestiamo allo stesso modo e seguiamo le stesse tendenze. Una delle cose migliori di una sfilata Gucci, va aggiunto, è il people-watching. Gli ospiti che arrivano con i loro migliori look Gucci non hanno mai l'aria di seguire una tendenza precisa, o di cercare di essere cool senza dare l’impressione di non starci provando per davvero—esattamente come le modelle di questa sfilata. Al contrario, sembra che ognuno di loro si diverta ad abbinare capi strani e stravaganti, look favolosi per brillare in qualsiasi strada o in qualsiasi ristorante o in qualunque realtà alternativa intendano vivere. Queste sono persone che stabiliscono l'intenzione della giornata attraverso le loro scelte sartoriali—non c'è modo che tu possa uscire di casa con questi abiti senza aspettarti di essere il protagonista di una determinata situazione.

Il vasto set a specchio sembrava portarci all'interno di una palla stroboscopica e Tainted Love suonava in loop. La collezione di Alessandro alludeva a quei vasti magazzini pieni di relle e relle di generi sartoriali completamente diversi fra loro sia per stile che per epoca storica. Descrivere i vestiti di una sfilata di Gucci è come decifrare le identità delle folle che camminano lungo la Fifth Avenue. Naturalmente, c'era il miscuglio di riferimenti sottoculturali, un’ibridazione di branding (le due strisce di Gucci, le tre di Adidas) e alcuni item che senza dubbio diventeranno virali (cappelli a doppia montatura, mantelle Guccidas bordate di astrakan e corsetti dalle vibe vintage). Alcuni dei look erano superbi promemoria del perché la sartoria classica non morirà mai. Gli abiti non sono mai stati migliori o più freschi di quelli qui da Gucci. Mani in tasca, le modelle hanno offerto l’occasione per ampliare la gamma di sartoria a due pezzi, qui abbinata alle classiche camicie di cotone blu, cravatte sottili e accessori e acconciature eccentrici che rendono Gucci un caleidoscopio donchisciottiano di tutto ciò che Alessandro Michele osserva del mondo.

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La collezione si è lasciata ispirare dagli specchi dei funhouse e dal modo in cui distorcono il nostro senso di sé, proprio come fa la nostra prescrizione distorta dei social media. "Volevo ripristinare un'altra caratteristica dello specchio…, costruendo aberrazioni, incantesimi, fantasmi", ha spiegato Alessandro nelle note di sfilata. “Penso agli specchi magici descritti nei trattati di catottrica del 1600: specchi incastonati in preziose wunderkammer, che si comportano come dispositivi per l’espansione e trasfigurazione della realtà.”

Tutto si riduce all'idea di metamorfosi, che era letteralmente esplicitata attraverso borchie a spillo sul retro di giacche e blazer doppiopetto. A volte, uno specchio potrebbe non mostrarci ciò che vogliamo, ma può darci lo slancio per diventare quella persona che desideriamo essere. È qui che entrano in gioco i vestiti. Quante persone possono dire di sentirsi favolose guardando se stesse nude allo specchio? Eppure, con l'abito giusto, quante persone cercano conferma nel sapere che si sentono bene di fronte quel dispositivo? “Gli abiti sono capaci di riflettere la nostra immagine in una dimensione espansa e trasfigurata,” ha proseguito Alessandro con il suo tipico lirismo. “I vestiti si offrono come artefici del molteplice. Indossarli significa varcare una soglia trasformativa in cui diventiamo qualcos'altro, significa poter valorizzare e articolare in modo diverso la nostra identità e le nostre potenzialità espositive.” E se questo non è un invito a sperimentare con trucchi di styling e messa in mostra della propria interiorità—che sia con abiti dei negozi dell’usato o, se sei più fortunato, firmati Gucci—non sappiamo davvero cos’altro potrebbe essere.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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