Collage di Douglas Greenwood 

Come Balenciaga è diventato lo specchio dell'assurdità della nostra epoca

Dalle crocs alla couture, dalle provocazioni all'ironia, da Kim a Kanye, ecco come la maison francese ha saputo leggere gli anni '20 del XXI secolo.

di Osman Ahmed; traduzione di Carolina Davalli
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13 aprile 2022, 4:00am

Collage di Douglas Greenwood 

Sarà l'inevitabile deformazione mentale che deriva dal guardare sfilate, passerelle e ancora sfilate per intere settimane (leggi: Fashion Month) o sarà uno dei sintomi della pubblicità occulta che ormai pervade tutti i nostri schermi, il fatto è che recentemente mi sembra di vedere Balenciaga ovunque mi giri. Me ne sono accorto qualche tempo fa, proprio quando ero al cinema a guardare Robert Pattinson e Zöe Kravitz dare il loro personale contributo al franchise di Batman incarnando la nuova evoluzione di due dei personaggi più famosi dell’universo DC. Quello che abbiamo scoperto è che, quando non indossa il suo famigerato costume, il nuovo Bruce Wayne porta i capelli lisci e magliette oversize, occhiali da sole y2k e felpe con cappuccio pesanti, mentre Zöe indossa un outfit da motociclista degno di una dominatrice S&M. Per dirlo in breve, entrambi i personaggi sembravano usciti direttamente da una sfilata Balenciaga o, più realisticamente, sembrava che avessero effettuato un ordine all'ingrosso dal brand prima di andare a sconfiggere il crimine a Gotham. In questo film, Batman—che di giorno dovrebbe essere un playboy miliardario—ci sembrava più uno streamer un po’ nerd che passa le notti su Twitch, un ingegnere che sogna di collaborare con Musk o un neolaureato della Central Saint Martins. E abbiamo pensato tutto questo grazie al suo guardaroba in vero stile Demna.

A pensarci bene, però, c'è veramente poco nel mondo che ultimamente non ci faccia pensare all’estetica Balenciaga, ed è proprio qui che risiede il genio dell’impavido leader creativo del brand, Demna—che ora non si fa più chiamare per cognome, un po’ à la Prince o Madonna. E questo è perché la quotidianità ha iniziato a prendere le sembianze di Balenciaga: portare fuori la spazzatura, il tuo iPhone distrutto, indossare una giacca catarifrangente per andare in bicicletta. È tutto così dannatamente Balenciaga. Durante gli ultimi sette anni, il designer di origine georgiana con base in Svizzera ha rimodellato ciò che intendiamo come lusso oggi, trasformando oggetti e concetti apparentemente banali in prodotti ironicamente e provocativamente costosi. E c’è ben poco che non abbia modificato, interpretato e ricontestualizzato in questo processo: dalle Crocs alle borse IKEA, dalle paccottiglie vendute nei negozi di souvenir all’abbigliamento tecnico, fino ai sacchi della spazzatura e agli iPhone sfasciati—questi ultimi sono stati spediti come invito agli ospiti della sfilata Balenciaga A/W 22.

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La nuova boutique Balenciaga di Bond St a London, progettata dall'art director Niklas Bildstein Zaar e dall'architetto Andrea Faraguna dello studio berlinese Sub.

Dagli interni volutamente spogli e immacolati dei saloni sulla 10 di Avenue George V a Parigi al suo nuovo flagship di Bond Street a Londra, Balenciaga ha offuscato i confini di ciò che percepiamo come reale o fittizio. È realmente fango o ruggine quella sulle pareti, sono davvero macchie di olio o di umidità quelle sui pavimenti di cemento? Forse lo sono, forse non lo sono. Non lo sapremo mai. Tra la sensazione di confusione e di fascino si trovano i segreti del successo di Balenciaga. Così, il brand è diventato uno specchio dei tempi assurdi, frammentati e paradossali in cui stiamo vivendo—come dovrebbe fare esattamente una moda che si rispetti. Ci vuole un occhio esperto per decifrare tra la qualità e l'artigianalità del marchio e quell’artificiosità che lo rende appetibile alle masse. E la cosiddetta "Raw Architecture" dei negozi di Balenciaga ne è un esempio: risultato della collaborazione di Demna con l'art director Niklas Bildstein Zaar e l'architetto Andrea Faraguna dello studio berlinese Sub.

Certo, questo approccio alla moda non è sicuramente per i deboli di cuore. Nelle mani sbagliate, questa distorsione del buongusto avrebbe potuto scatenare critiche o meteore pronte a spegnersi in poco tempo—in fondo, stiamo parlando di accessori come una borsa della spazzatura realizzata in pelle italiana. Ciò che protegge Demna da un’eventuale risata collettiva, però, è proprio l'irriverenza che cosparge su ogni sua creazione. Una volta il designer ha detto: "Quello che faccio è per chi ama realmente la moda, non per le persone che hanno tempo da perdere discutendo per ore dei look del MET Gala". Ma non è questo il punto. A Parigi, di fronte a un chiosco di souvenir vicino al Trocadero, sono rimasto spiazzato da quanto quella bancarella evocasse l’universo di Balenciaga: portachiavi della Torre Eiffel, foulard economici, cappellini con su scritto “Parigi”. Come quella bancarella di souvenir, la moda Balenciaga è tutta lì, pronta per essere ammirata dalle persone. C'è un pizzico di ironia ma anche molta sincerità nel modo in cui Demna offre al mondo la sua personale visione della moda.

Con il suo sapiente mix tra una nostalgia degli anni ‘00, futurismo, quotidianità, c'è poco che Demna non abbia fatto suo, trasformando qualunque progetto o collezione nella sua interpretazione di cosa possa significare la moda oggi, che ruolo debba avere e a chi dovrebbe indirizzarsi. Soprattutto, la sua moda non è una presa in giro di oggetti umili, banali, scontati o persino brutti: è una celebrazione. Al punto che puoi indossare quel cappellino da baseball preso come souvenir a 5€ o il borsone IKEA che hai da diversi anni e poter dire di avere un look Balenciaga. È questo che rende la moda Balenciaga e il percorso che Demna sta facendo attraverso essa così democratica—una moda che fin troppo spesso si è dimenticata di coinvolgere il suo stesso pubblico.

In questo modo, Demna ha ridefinito i parametri di ciò che una maison di moda debba essere, collocandola al centro di un diagramma di Venn in cui si districano lusso, celebrity culture, satira, retail e la stessa realtà. Non devi comprare una borsa da duemila euro per goderti l'episodio de I Simpson che Demna ha creato ad hoc per il brand insieme a Matt Groening. Né devi acquistare un paio di scarpe da 700€ per navigare nell’universo firmato Balenciaga sviluppato insieme all'azienda digitale che sta dietro a nientemeno che Fortnite. Diavolo, non devi nemmeno comprare Balenciaga da Balenciaga stesso! Puoi acquistarlo direttamente da Gucci, con cui Demna ha pensato bene di instaurare un rapporto di hackeraggio reciproco per la collezione che passerà alla storia come Gucciaga.

L'opera di Demna è diventata essa stessa cultura pop e il designer è forse l'unica persona a saper mediare la coppia più famosa del mondo, Kim Kardashian e Kanye West, i quali lo considerano entrambi un collaboratore e amico. Con Kim ha partecipato al MET Gala dello scorso anno, vestendola con una silhouette in total black che prendeva ispirazione dall'idea di Kim Kardashian piuttosto che dalla donna reale e qualche tempo fa l'ha avvolta nel nastro adesivo firmato come fosse una sorta di pacco Balenciaga pronto per passare la dogana. Con Kanye, invece, Demna ha celebrato l’aspetto più teatrale della musica IRL per Donda e ha democratizzato il proprio universo con la collaborazione Balenciaga x YZY x Gap.

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La nuova boutique Balenciaga di Bond St a London, progettata dall'art director Niklas Bildstein Zaar e dall'architetto Andrea Faraguna dello studio berlinese Sub.

Tutto ci riporta a quella parola sconcertante e sovversiva quando usata nel contesto della moda: realtà. Per la sua sfilata A/W 22, Demna ha messo in scena uno spettacolo firmato Balenciaga che passerà alla storia come una delle dichiarazioni più potenti e politiche mai viste sulla passerella. Il tipo di sfilata di cui si parlerà per i decenni a venire, come è già successo per le passerelle di McQueen, Galliano e Margiela. Demna è andato dove nessun altro stilista si sarebbe spinto: ha messo in scena una sfilata che immortalava la realtà, l’esperienza, il trauma dei rifugiati di guerra. Nessuna ironia, nessun artificio, nessun gioco di parole: la sua è stata una riproduzione degli orrori che prova chi è costretto a guardare la propria vita sradicarsi dalla propria casa, proprio com’è successo a Demna e alla sua famiglia quando attraversarono le montagne del Caucaso insieme ad alcuni dei 250.000 georgiani costretti a lasciare le loro case durante la guerra civile. Aveva 10 anni all'epoca. "In realtà ho bloccato questo ricordo in me stesso per 30 anni fino a quando non ho iniziato a leggere le notizie sull’invasione russa dell’Ucraina." Alla domanda su quale fosse il messaggio dietro alla sfilata, Demna ha semplicemente risposto: "Il messaggio è l'amore, sempre.”

Con questa operazione, Demna ha consolidato la sua posizione come stilista più rilevante della moda, una persona che sa riflettere su cosa sta succedendo nel mondo con ironia e sincerità, con serietà e risatine, un paradosso che riflette esattamente come percepiamo il mondo oggi—un secondo prima ridiamo con i meme, un secondo dopo siamo testimoni delle atrocità della guerra. Non fa che riportare alla mente ciò che Chris Kraus ha scritto in Where Art Belongs sul collettivo artistico Bernadette Corporation: "ha affermato l'ovvio in tutta la sua complessità", rifiutandosi di offrire un canale diretto o univoco su ciò che osservavano del mondo. Così anche Balenciaga offre più vie per comprendere il fascino degli abiti e dei simboli sartoriali, anche se la strada interpretativa da percorrere è lasciata in mano a chi li osserva.

In breve, questo mondo è firmato Balenciaga e noi ci stiamo banalmente vivendo dentro. Che tu sia Kim Kardashian, un addetto al traffico con un giubbotto ad alta visibilità, una dama dell'alta moda o semplicemente qualcuno che indossa i suoi jeans preferiti o una vecchia T-shirt, fai parte—volente o nolente—di quel complesso arazzo che immortala l'universo Balenciaga.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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