Fotografie su gentile concessione dell'ufficio stampa JUNK

JUNK, il brand emergente di eyewear che utilizza solamente plastica rigenerata

Il progetto rivoluziona i canoni estetici tradizionalmente legati ai brand ecosostenibili a colpi di design sperimentali, colori brillanti e un'estetica pop.

di Giorgia Imbrenda
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21 gennaio 2022, 10:13am

Fotografie su gentile concessione dell'ufficio stampa JUNK

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di JUNK, brand emergente based in Italy nato dalla mente creativa di un gruppo di giovani talenti che ha deciso di impegnarsi nel recuperare rifiuti e dargli una nuova vita, realizzando occhiali 100% sostenibili.


Il team dietro a JUNK ha un obiettivo: dimostrare che i green label possono essere promotori di soluzioni creative all’avanguardia. Il brand, infatti, crea collezioni di occhiali da materiali di recupero, oggetti interamente realizzati da “un processo di riabilitazione della plastica”, un tipo di produzione che dà nuova vita a materiali di scarto per impreziosirli e immetterli nuovamente nel mercato sotto forma di accessori dalla forte identità visuale.

Incuriosite dalla filosofia dietro al brand e dal recente lancio di questo progetto personale interamente sostenibile, abbiamo intervistato il team di designer per saperne di più sulla storia dietro a JUNK, sugli obiettivi che guidano il marchio e su cosa ne pensano del Metaverso.

brand emergente JUNK intervista rebel label

Ciao! Quando e perché avete fondato il vostro marchio? E da dove arriva il nome JUNK?
Ciao i-D! Tutto è nato circa tre anni fa dall’idea di utilizzare la plastica riciclata come unico materiale per la progettazione dei nostri prodotti. La plastica è la nostra più grande dipendenza, ne siamo circondati, la usiamo tutti i giorni e (spesso inconsapevolmente) la immettiamo a flusso continuo nel pianeta. Certo, riciclare la plastica è importante, ma non sarà mai abbastanza se ne continuiamo a produrre di nuova, creando e consumando nuovi prodotti che inevitabilmente finiranno per diventare nuovi rifiuti. Crediamo fermamente che, soprattutto in questo momento storico, sia fondamentale produrre meno e consumare meno e per questo motivo abbiamo scelto di inserire nel mercato dei prodotti che blocchino la pratica dell’usa e getta che domina sulla moda, progettando accessori che possano essere utilizzati per il più lungo tempo possibile. Volevamo un nome diretto e descrittivo, e JUNK alludeva a quella vibe pop, leggera e ironica che ci contraddistingue, svelando in sole quattro lettere l’origine dei prodotti.

Come definireste in 3 parole il brand?
WE HAVE FUN.

brand emergente JUNK intervista rebel label

Come avete sviluppato l’identità di JUNK?
La nostra identità e in particolare il nostro tone of voice si pone in netto contrasto con l’estetica tipicamente associata al mondo eco-friendly. Volevamo svecchiare e rendere più contemporaneo il concetto di ecosostenibilità, rivisitandone i canoni in una chiave ironica, provocatoria e impattante. 

Spiegateci il vostro slogan “Plastic Rehab”.
Lo slogan si può leggere in due modi: da un lato sottolinea il processo di riabilitazione della plastica che diventa la base di tutti i nostri prodotti, dall’altra, invece, allude a un tipo di riabilitazione dalla plastica, un processo di distacco dal consumo eccessivo e smodato della plastica—la nostra più grande dipendenza.

brand emergente JUNK intervista rebel label

Da dove proviene la plastica che utilizzate?
La plastica viene fornita da ECONYL® e si tratta di nylon rigenerato dalle reti da pesca recuperate negli oceani, dall’acquacoltura e da altri materiali di scarto. ECONYL® è un nylon riciclato che ha le stesse identiche caratteristiche di quello da risorse vergini ma ha in più il fatto che può essere rigenerato, ricreato e rimodellato all’infinito.

Quali designer ispirano il vostro lavoro?
La nostra estetica è un frutto di continue contaminazioni e, indubbiamente, una grande parte della nostra cultura visuale proviene dal lavoro di Martin Margiela, Rei Kawakubo e Vivienne Westwood.

brand emergente JUNK intervista rebel label

Quali sono gli ostacoli che dovete affrontare nella realizzazione dei vostri accessori?
Utilizzare plastiche riciclate significa allungare notevolmente il processo produttivo dell’occhiale; rispetto alle produzioni che utilizzano plastiche vergini, il nostro è molto più lungo e delicato. I tempi di stampaggio, raffreddamento, stabilizzazione all’interno dei forni richiedono un’attenzione e dedizione e delle abilità artigianali impressionanti. Per questo motivo la nostra produzione è interamente italiana—legata in particolare al distretto del Cadore, dove si concentra il maggior know-how nel settore dell’occhialeria.

Cosa ne pensate degli NFT e del Metaverso?
Uno dei futuri passi di JUNK include la realizzazione di NFT per ciascuno dei modelli della collezione. Inoltre, siamo pienamente consapevoli che l’interfaccia principale che ci permetterà di interagire con il Metaverso saranno visori e headwear, per cui sarà sicuramente interessante valutare l’evoluzione del brand anche in funzione delle nuove possibilità offerta da questa tecnologia.

Cosa c’è nel futuro di JUNK?
Nel 2022 abbiamo in programma la trasformazione del brand in una Benefit Company, invece, dal punto di vista del prodotto, continueremo a 
sviluppare nuove categorie aggiungendo alla collezione continuativa eyewear anche altri accessori.

brand emergente JUNK intervista rebel label
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Crediti

Testo: Giorgia Imbrenda
​Fotografie su gentile concessione dell'ufficio stampa JUNK

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