Foto su gentile concessione di Louis Vuitton

La sottile linea rossa tra la cultura rave e la Louis Vuitton S/S 22, spiegata

Per questa collezione, Virgil Abloh si è lasciato ispirare dai sei secondi più campionati nella storia della musica.

di Osman Ahmed
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25 giugno 2021, 12:07pm

Foto su gentile concessione di Louis Vuitton

C'è molto da dire sul fashion film di Virgil Abloh progettato per presentare la sua S/S 22 Louis Vuitton. In primo luogo, si tratta di un vero e proprio film. Non scappate: non è un’epopea di tre ore, piuttosto una produzione epica in stile Tarantino con un cast di star leggendarie tra cui GZA, Goldie, Saul Williams, Jim Joe e Lupe Fiasco. Diretto da Mahfuz Sultan, questo corto esplora "il passaggio di una testimonianza da una persona all'altra, un’azione che produce ondate di cambiamento tra generazioni e che inevitabilmente influenza la vita degli altri," si legge nelle note della sfilata. In altre parole, il progetto parla di tensione generazionale e dei ponti tra passato e presente, hip-hop e rave, leader di comunità e giovani ribelli.

Intitolata Amen Break, in omaggio al loop di batteria di soli sei secondi che è anche uno dei brani più campionati nella storia della musica e pietra miliare dell’hip-hop, la collezione si basa su una ricca narrazione molto concettuale. Un po' di retroscena: quel loop musicale fa parte del brano Amen, Brother del gruppo funk-soul The Winstons, pubblicato come B-side del singolo Color Him Father nel 1969. Ma non è diventato mainstream fino al 1986, quando è entrato a far parte dell'album Ultimate Breaks & Beats, compilation di suoni campionati. Da quel momento è apparso in oltre 1.500 canzoni dei generi più disparati—dai pezzi dei Wu-Tang Clan e NWA ai singoli di David Bowie e Oasis.

Il processo di campionamento consiste nel creare cose nuove da cose vecchie, e nessuna metafora potrebbe essere più adatta di questa per definire l'approccio di Virgil al fashion design. Come descrive l'artista Nate Harrison nella sua installazione audio del 2004 Can I Get An Amen?, la storia di Amen, Break si rifà a un periodo in cui la produzione culturale “era piena di opportunità in virtù della possibilità di appropriarsi liberamente del passato musicale per creare nuove combinazioni e quindi nuovi significati.”

Virgil si occupa di scavare nei passati—alcuni non troppo lontani e talvolta molto controversi—per creare una moda con lo stesso approccio di un DJ che abbina più tracce diverse. Per questa collezione, ha attinto alla cultura rave e all'impatto che l'etichetta Metalheadz di Goldie ha avuto sulla pop culture; rifacendosi all'abbigliamento sportivo psichedelico e alle grafiche brillanti (il simbolo del teschio con le cuffie appare ovunque, a sua volta una sapiente reinterpretazione del logo della squadra di calcio Wolverhampton Wanderers F.C.) e fondendolo con la sartoria europea tradizionale e le divise ispirate al karate.

Sì, uniformi di karate. Ecco un altro retroscena della collezione: la vita del padre di Lupe Fiasco, Gregory Jaco. Secondo le note della sfilata, la storia del film è un'interpretazione della storia di Lupe e di suo padre, i quali vivevano nel Southside di Chicago (città natale di Virgil) in mezzo alla violenza delle bande degli anni '70 e '80. Gregory era un batterista africano e una pantera nera che organizzava corsi di arti marziali come percorso alternativo per i giovani della zona. "Utilizzando i valori filosofici delle arti marziali come soluzione a problemi sociali, questa pratica ha avuto un impatto sulle idee di pace, comprensione e responsabilità di un’intera generazione di bambini," si legge nelle note. "Una leggenda locale, il suo lavoro nella comunità è servito a neutralizzare i preconcetti e ad aprire una serie di opportunità precedentemente irraggiungibili.”

A questo punto, tutto dovrebbe avere più senso per voi. E i vestiti? Bè, ce n'erano parecchi, ma forse non sono importanti quanto il concetto generale della collezione. Sono diventati dei veri e proprio costumi per personaggi, simboli di divisioni generazionali e un promemoria che ogni cosa può essere unita dalla passione per la moda.

Da quando è entrato a far parte di Louis Vuitton, Virgil ha sperimentato e ibridato i codici della sartoria ultra-lussuosa e dello streetwear. Le sue collezioni LV combinano sempre elementi di entrambi i mondi, uniti insieme dal bricolage postmoderno che Virgil ha reso suo marchio di fabbrica. Qui, vediamo questi folli collage camminare attraverso lo spazio; un memento incarnato del fatto che i vestiti riguardano il tribalismo e che sono cifrari sartoriali per intere comunità.

modelli che indossano abiti S/S 22 Louis Vuitton

C'erano persone anziane in abiti sartoriali eleganti e cappelli a cilindro a tesa larga, con blazer cinti in vita da cinture da accappatoio. Giovani in capi sportivi ispirati ai rave, giacche realizzate con volantini dei Metalheadz degli anni '90 (realizzati negli atelier parigini di LV) e felpe con cappuccio tie-dye psichedeliche, neon fluorescenti e occhiali da sole caleidoscopici. Il rave, e nello specifico la jungle, è stato un punto di riferimento fondamentale per Virgil. Goldie ha anche fatto la sua comparsa come uno dei personaggi principali del film in una tuta color cobalto, mentre i modelli (molti dei quali ballerini, attori e musicisti) portavano tutti borse LV con monogramma olografico, adornate dei graffiti di Jim Joe.

Se la Gen-Z ha ucciso l'archetipo sartoriale, allora le sottoculture degli anni '80 e '90 sono probabilmente le ultime vestigia rimanenti di abiti e look con un vero significato, quindi non c'è da meravigliarsi che siano perenni fonti di ispirazione per designer come Virgil. Ma anche all’epoca, erano stati ripresi dal passato per creare immagini memetiche [che si tramandano a macchia olio da persona e persona, NdR] molto prima che potessero proliferare sui social media—e sebbene i volantini rave delle origini fossero usa e getta, sono diventati simboli di un tempo, un luogo e una attitude specifica.

Anche se questi potrebbero non essere vestiti che ver* raver indosserebbero a dei veri rave (almeno non legalmente, in questo momento) ci servono per ricordare che la moda può essere un potente mezzo per raccontare storie, prendendo in prestito aspetti del passato ma anche educando un pubblico contemporaneo sulle proprie origini. Il case study: Amen Break, originariamente solo una B-side, è ora una parte importante della storia della cultura pop. E qual è la differenza tra campionamento e plagio? Riconoscimento e inclusione, due cose che Virgil ha introdotto nel canone della maison Louis Vuitton.

un modello indossa un due pezzi grigio fumo Louis Vuitton S/S 22
un modello indossa un vestito beige e un gilet blu elettrico Louis Vuitton S/S 22
modello indossa completo sportivo e cappello blu elettrico Louis Vuitton S/S 22
modello indossa completo diue pezzi beige Louis Vuitton S/S 22
modello indossa cappello e completo due pezzi blu elettrico con borsa gialla Louis Vuitton S/S 22
modello indossa un completo due pezzi bianco e rosa con gonna e occhiali da sole gialli Louis Vuitton S/S 22
modello indossa vestito pomposo bianco e rosa Louis Vuitton S/S 22
modello indossa completo due pezzi grigio con borsa verdre con punti di domanda Louis Vuitton S/S 22
modello indossa maglione nero e gonna nera con cappello nero Louis Vuitton S/S 22
modello indossa total look nero con volto coperto Louis Vuitton S/S 22
modello jeans larghi strappati e bomber verde e giallo Louis Vuitton S/S 22
modello idnossa completo due pezzi pantaloni coti con fantasia diverse etichette Louis Vuitton S/S 22
modello indossa completo due pezzi nero e bianco con piccoli pois Louis Vuitton S/S 22
modello indossa giacca tie-dye e cappello peloso e pantaloni blu elettrico Louis Vuitton S/S 22

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti:

Testo di Osman Ahmed
Foto per gentile concessione di Louis Vuitton

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