Su body neutrality e aconsapevolezza con la make-up artist e modella Paola Crudo

Esploriamo le dinamiche di rappresentazione, aspettative sociali ed empowerment in un mondo che impartisce standard estetici tossici e irraggiungibili.

di Beatrice Birolo
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28 settembre 2021, 12:10pm

Body positivity è un termine in cui chiunque, almeno una volta, si è imbattuto navigando la selva di Internet, specie su Instagram. Un termine che, preso spesso alla leggera e diluito dalla commercializzazione, ha deformato il senso di quello che, in partenza, sarebbe potuto essere il motto di un movimento di auto consapevolezza ed empowerment.

Più che di body positivity, la MUA e modella Paola Crudo parla di body neutrality, e a livello multidimensinale, per sottolineare l’importanza di focalizzarsi su ciò che il nostro corpo può fare ora, nel presente, invece di ossessionarsi su ciò che “dovremmo fare,” su ciò che “dovremmo dimostrare”, sul raggiungimento di una positività forzata e tossica. della “positività forzata.” 

Abbiamo voluto approfondire queste riflessioni con Paola Crudo, MUA e modella, durante uno shooting realizzato in collaborazione con la fotografa Sandra De Feudis e la stylist Alessandra Pistolesi.

fashion stories moda PaolaCrudo Body positivity
Paola indossa, lingerie Soft and Wet e gioielli Carlo Zini Bijoux.

Ciao Paola, partiamo dalle basi: 4 parole per descriverti.
Caparbia, estroversa, trasparente, esuberante.

Sei sia make-up artist che modella, quando e come sei arrivata a questi lavori? In che modo ti giostri tra queste due professioni a livello pragmatico e creativo? Senti che ti permettono di esprimere lati diversi della tua personalità e visione?
Mi sono trasferita a Milano 5 anni fa per frequentare un’Accademia di make-up e da allora ho lavorato come professionista nel settore. Da due lavoro anche come modella, un lavoro che non avrei mai pensato di fare. Tutto è iniziato quando ho cominciato a creare qualche contenuto social per alcuni brand di make-up, e da quel momento ho deciso di intraprendere entrambe le strade. Ora è il mio lavoro, mi piace molto, e amplia le mie vedute in due prospettive diverse.

C’è qualche altro ambito artistico che ti appassiona e che ti piacerebbe esplorare?
I miei genitori sono del Sud Italia, e possiedono una cultura culinaria affascinante. Mi è sempre piaciuto cucinare, e un sogno che ho nel cassetto è quello di aprire una trattoria. Chissà, magari un giorno ci riuscirò.

Hai dei modelli di riferimento o delle esperienze personali a cui ti ispiri per le tue pratiche e che ti hanno influenzato rendendoti la persona che sei oggi?
Come tutti, anche io ho dei modelli di riferimento, che partendo da pop star e attori, arrivano a quelle persone che fanno parte della mia vita a cui mi ispiro tutti i giorni. Anche le situazioni mi hanno insegnato tanto, e sia quelle negative che quelle positive, mi hanno reso la persona che sono oggi.

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Paola indossa, lingerie Soft and Wet, gioielli Carlo Zini Bijoux e scarpe Paciotti.

Crescendo, come ti sentivi riguardo all’immagine che percepivi di te stessa? E oggi?
Quando ero piccola, non mi sono mai preoccupata del mio aspetto, anzi ne sono sempre andata molto fiera. Quello che a volte mi faceva rimanere male era l’idea delle persone che il mio aspetto fisico fosse legato a dei problemi di salute, quando in realtà non ho mai avuto problemi di salute e ho sempre vissuto la mia vita in maniera felice e sana. Ad oggi la mia immagine mi piace e ogni giorno ci lavoro su, perché comunque tutti possiamo migliorare quelle piccole cose che non ci piacciono.

Qual è un modo corretto per iniziare una conversazione riguardante corpi, forme e consapevolezza di sé?
Credo che non esista un modo corretto, anzi, bisogna farlo in maniera naturale. Avere la consapevolezza di quello che siamo è un percorso lungo e pieno di intralci, ma chiunque può farlo. Io mi sento fortunata perché ho raggiunto questa consapevolezza quando ero molto piccola, ma credo che la cosa più importante sia quella di volerci sempre bene, così per come siamo. 

La neutralità del corpo (body neutrality) rappresenta l'idea secondo cui si può esistere concependo il corpo esclusivamente per le sue funzioni vitali, sgravandolo da ogni canone di bellezza. Cosa pensi a riguardo?
Credo fermamente che la body positivity sia una cosa in cui ognuno di noi deve credere, per arrivare ad avere un buon rapporto col proprio corpo. A volte, però, è ok smettere di pensare a come siamo e la body neutrality può essere una buona soluzione per arrivare ad accettarsi, smettendola di paragonarci per forza a qualcosa, e semplicemente essere, e ringraziare di avere un corpo che ci permette di vivere la nostra vita. 

Cosa pensi della rappresentazione dei corpi nella moda di oggi? Sembra esserci finalmente un'apertura all'inclusività e alla diversità, tra collezioni, modell* sulle passerelle, direzioni creative. Secondo te, quanto è un cambiamento concreto o è solo un trend apparente e momentaneo?
Ogni epoca ha un suo canone di bellezza, e non c’è nulla di male nel creare un’immagine di un’ipotetico ideale. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che questo ideale di bellezza astratto, viene confuso con un idea di corpo “normale”, a discapito di un “diverso” che non lo rappresenta. Sicuramente le cose stanno cambiando, e sono contenta di essere parte di questo cambiamento, e nulla toglie che le persone devono fare uno sforzo per normalizzare canoni estetici che non rispecchiano quelli tradizionali.

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Paola indossa, top e pantaloni MSGM e scarpe Giuseppe Zanotti.

Pensi che il percorso di autoaccettazione di ognuno sia un obiettivo da raggiungere o lo vedi più come un concetto da vivere e ridefinire ogni giorno? 
Sicuramente è un obbiettivo da raggiungere, e ognuno ha il proprio tempo a disposizione per farlo, ma poi non finisce lì, e devi comunque lavorarci tutti i giorni. Quando si arriva a una dimensione di autoaccettazione, e ci si lavora su tutti i giorni, si accetteranno sempre nuove sfaccettature della propria persona, mantenendo così un equilibrio, mentale e fisico

Pratichi delle attività di self-care? Se sì, quali?
Si, mi piace prendermi cura di me stessa e della mia immagine, e una cosa a cui non rinuncio mai è la skincare alla mattina e alla sera oppre, ad esempio, alcuni trattamenti specifici al corpo e al viso. Quando riesco, mi alleno durante la settimana e ovviamente una cosa che non può mai mancare è una pizza la domenica con una Coca Cola. Anche questo è una pratica di selfcare, concederci dei piccoli piaceri.

Ripensando al tuo percorso personale e/o professionale, cosa ti fa sentire più orgogliosa?
La cosa che mi rende più orgogliosa di tutto quello che ho affrontato è la decisione di trasferirmi qui a Milano. Mi rendo conto di avere avuto tanto coraggio a spostarmi qui da sola a soli 19 anni, abbandonando il mio lavoro e la mia vita di prima per potermi concentrare al meglio sul mio futuro. È una cosa che rifarei un milione di volte e forse potrà sembrare banale, ma a quell’età è difficile prendere decisioni così importanti, a maggior ragione quando le persone a cui tieni vorrebbero che restassi vicino a loro.

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Paola indossa, total look Paciotti.

Cosa provi quando ripensi a com’eri 5 anni fa? E dove vorresti essere tra 5 anni?
Cinque anni fa devo dire che mi sentivo un po’ smarrita perché stavo rimuginando da tempo su quello che avrei voluto realmente fare. Tra 5 anni vorrei essere il backup della persona che sono oggi.

In che modo, secondo te, i social media modellano la nostra concezione estetica dei corpi e del beauty? E quanto la società, la cultura e il luogo in cui ci troviamo?
Si i social media fanno la loro parte, ma anche la società e il luogo in cui viviamo influenzano le nostre abitudini e la nostra immagine, e questo non è poco. 

Hai appena realizzato uno shooting insieme alla fotografa Sandra de Feudis e alla stylist Alessandra Pistolesi, ci racconti com’è nata questa collaborazione e il concept dietro al progetto?
Questa collaborazione è nata grazie a un’idea che abbiamo avuto io e Alessandra, a cui si è aggiunta poi la visione di Sandra. Io e Alessandra ci siamo conosciute qualche anno fa, e abbiamo creato un bellissimo rapporto sia di amicizia che lavorativo. La nostra idea di estetica infatti si sposa perfettamente, e quindi abbiamo voluto portare la nostra creatività sul set insieme a Sandra che è riuscita a racchiudere negli scatti quello che volevamo realizzare insieme. Le luci, lo styling, il make-up e l’hairstyle, questo che vedete nelle foto era esattamente quello che volevamo farvi vedere, e ci siamo confrontate su ogni dettaglio per esprimere il progetto al meglio. 

Hai qualcos’altro in cantiere di cui vuoi parlarci?
Ho molti progetti in programma dove convergono sia la mia carriera da MUA sia quella da modella, ma è ancora troppo presto per parlarne.

Crediti

Testo: Beatrice Birolo
Fotografie: Sandra De Feudis
Styling: Alessandra Pistolesi
Assistente styling: Elvis Furlan
MUA: Paola Crudo
Hair stylist: Gabriele Marozzi
Assistente make up: Nicoletta Ambrosi 
Contributor: Claudia Valente e Vito Francone

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