Dopo 30 anni, le opere di Irving Penn tornano finalmente in mostra a Milano

Il contributo del fotografo americano alla moda resta ancora oggi senza paragoni, e questa mostra celebra la sua pratica anche oltre gli editoriali e le copertine.

di Carolina Davalli
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16 settembre 2021, 9:42am

Irving Penn, Black and White Vogue Cover (Jean Patchett), New York, 1950 © Condé Nast

Che tu sia unə espertə di storia della moda o semplice appassionatə alla fotografia, è quasi impossibile che tu non abbia incontrato nelle tue ricerche almeno uno scatto di Irving Penn. Dalla moda agli studi etnografici, dai reportage di guerra alla fotografia d’artista, non c’è ambito di questa pratica che il fotografo non abbia fatto suo e interpretato secondo il suo sguardo visionario.

Con un background in design e pittura, Penn diventa ben presto il pupillo del leggendario direttore artistico Alexey Brodovitch e lavora come art director per numerose testate, prima di stanziarsi definitivamente nel 1943 nel team di Vogue US come collaboratore. È proprio in questo anno che il fotografo crea la sua prima copertina per la testata, segnando così l’inizio non solo di una nuova era del giornale, ma anche della moda in senso lato.

Durante la sua collaborazione con Vogue, il fotografo scatta infatti più di 150 copertine e innumerevoli editoriali, sempre contraddistinti da uno sguardo grafico, un posing plastico ed elementi simbolici, un mix che l’artista affina con il tempo fino a raggiungere quelle stesse vette stilistiche che lo proietteranno direttamente nel pantheon della fotografia di moda moderna. La sua era una fotografia aggiornata, sovversiva e spesso irriverente, che in parte ha alimentato il mito e la cultura americana, criticandola al tempo stesso.

Irving Penn, Self-Reflection (A), Italy, 1944 © The Irving Penn Foundation
Irving Penn, Self-Reflection (A), Italy, 1944 © The Irving Penn Foundation

Dalle supermodelle come Veruschka e Linda Evangelista, agli artisti, reali, scrittori e figure politiche, non c’è nessuno che Penn non abbia scattato, che fosse sottoforma dei glossy editoriali di moda o di quei ritratti autentici, personali ed estremamente intimi degli scatti in studio. Persone, ma anche oggetti, perché sarebbe una grave mancanza dimenticare la spinta innovativa che l’artista ha apportato anche al mondo della fotografia still life e commerciale. Fondendo creatività, talento e minuzia, Penn ha fatto fare passi da gigante alla cultura dell’immagine in senso lato.

Ma se la fotografia “ufficiale” è ciò che l’ha reso noto globalmente, la vera natura di Penn sembra celarsi all’interno dei suoi progetti personali, quelli che portava avanti duranti i viaggi di lavoro, durante il suo servizio in guerra, nello spazio del proprio studio o nella sua camera oscura. Quello che contraddistingue questa produzione è una ricerca incessante, un bisogno di navigare e affondare in quel vastissimo oceano espressivo che è la fotografia, ripartendo dalle radici di questa pratica fino per ripensarla, e definirne così nuove evoluzioni future.

Parliamo di progetti come Small Trades, in cui l’artista ha utilizzato una tecnica fotografica di fine secolo per portarla direttamente nella sua contemporaneità, scattando un fermo immagini di quelle piccole professioni che sarebbero andate a sparire nel corso dei decenni a venire—un bisogno enciclopedico che lo ha guidato anche attraverso i suoi viaggi in Italia, India e in molti altri luoghi nei quattro angoli del globo.

Irving Penn, Orchid: Rhyncholaelia digbyana, New York, 1969 © Condé Nast
Irving Penn, Orchid: Rhyncholaelia digbyana, New York, 1969 © Condé Nast

Raccontare la storia dell’artista e della sua pratica è un’impresa al limite dell’impossibile, per questo gli ultimi decenni sono costellati da mostre, esposizioni e installazioni in suo onore, che tentano ogni volta di svelare un lato nascosto della sua eredità artistica. E così anche la nuova mostra milanese IRVING PENN—creata in collaborazione con The Irving Penn Foundation—si inserisce in questo panorama dal comune obiettivo: raccontare l’artista attraverso le sue opere.

Con una curatela ampia, la mostra raccoglie alcune delle iconiche immagini dell’artista, sviluppando al tempo stesso un affondo all’interno della complessa e personale relazione che il fotografo aveva con l’Italia. Visitata sul fine della guerra e meta di innumerevoli viaggi oltreoceano, Penn è riuscito a raccogliere documenti importanti dell’Italia, delle sue ferite aperte e della necessaria spinta vitale che ha contraddistinto la rinascita degli anni successivi. Una mostra insomma a 360°, che celebra l’artista, le sue contraddizioni e gli scarti di cui si è fatto portavoce senza giudizio, mettendo in luce l’autenticità espressiva che ha reso questa figura una delle più seminali degli ultimi decenni.

Puoi visitare la mostra IRVING PENN a fino al 22 dicembre 2022 presso Cardi Gallery di Milano. Trovi tutte le informazioni qui.

Irving Penn, Black and White Vogue Cover (Jean Patchett), New York, 1950 © Condé Nast
Irving Penn, Black and White Vogue Cover (Jean Patchett), New York, 1950 © Condé Nast
Irving Penn, Still Life with Triangle and Red Eraser, New York, 1985 © The Irving Penn Foundation
Irving Penn, Still Life with Triangle and Red Eraser, New York, 1985 © The Irving Penn Foundation
Irving Penn, Bee (A), New York, 1995 © The Irving Penn Foundation
Irving Penn, Bee (A), New York, 1995 © The Irving Penn Foundation

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Crediti

Testo di Carolina Davalli
Immagini su gentile concessione di Lara Facco P&C

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