Se Lynch avesse girato una televendita di materassi negli anni '90, sarebbe stata così

Purtroppo non è successo davvero, ma questo cortometraggio ci si avvicina molto.

di Benedetta Pini e Carolina Davalli
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27 maggio 2020, 1:58pm

Still dal film Stardust Academy

Immaginate di essere catapultati negli anni '90 -- sì, anche se non li avete vissuti, sapete bene come sono stati attraverso le continue rivisitazioni di quell'immaginario --, di accendere il televisore e di vedere una versione futuristica e distopica di una televendita di materassi. Sullo sfondo una tenda blu, in primo piano la drag, con capelli lunghi e biondi, il viso coperto da una maschera dorata e le mani da un paio di guanti rossi in lattice. Collegate i puntini e capite immediatamente chi potrebbe averla girata: nientemeno che David Lynch. Dario Argento (ma non proprio quello del periodo Suspiria) alla sceneggiatura e John Waters (per intenderci, il genio dietro a Pink Flamingos) come produttore esecutivo.

No, purtroppo non è mai successo -- anche se ora sappiamo quale sarebbe la troupe dei nostri sogni. È esattamente questa l'atmosfera a cui rimanda Stardust Academy, il cortometraggio ancora inedito di Ariane Laezza, regista, produttrice, fotografa e direttrice creativa italo-canadese. Tornando con i piedi per terra, dietro alla figura mascherata c'è la modella e artista Vivek Shraya, un personaggio misterioso e indefinito, a metà tra lo stereotipo della televenditrice anni '90 e una performer, caratterizzata da una postura controllata, studiata, decisamente non spontanea nei movimenti e nella gestualità ridotte all'osso. Ispirato all'era disco-fantascientifica, alla sottocultura italo-disco e al retrofuturismo, il risultato è un mix di immaginario cosmico, televendita ani '90 e film educativo anni '80.

Archetipi fortemente contrastanti rispetto alle parole di liberazione e unione che pronuncia. Il suo corpo dice una cosa, la sua voce un'altra: non c’è spazio per alcuna forma di libertà espressiva sincera, anche le parole dichiarano esattamente il contrario. Il testo è tratto da un talk tenuto dalla Direttrice delle Scienze Comunicative della NASA Michelle Thaller per inneggiare a una connessione di tutti gli esseri umani, ma in questo contesto viene deformato e prende una piega distopica, finendo per assomigliare in modo inquietante al discorso del capo di una setta. Il paradosso, voluto, è che parlare di un'armoniosa unione dell’umanità intera non potrebbe essere che il frutto di un lavaggio del cervello.

In questo senso, il cortometraggio ci ha fatto immediatamente pensare a un altro film: V per Vendetta. Questa figura impenetrabile sembra presiedere una cerimonia di iniziazione alla “Stardust Academy”, per “permettere alla tua luce interiore di sprigionarsi”, perché, in fondo, proveniamo tutti da un'unica stella, ed è in questi termini che Laezza sembra suggerire di ripensare il rapporto tra le nostre identità pubbliche e private. Poi tutto si interrompe, e capiamo che effettivamente era davvero uno show, una performance: delle mani intervengono nell'inquadratura per ritoccare trucco e parrucco, mentre una voiceover anni ’50 ripete come un mantra le parole della performer, enfatizzando la qualità fittizia e costruita del personaggio e dunque delle sue parole.

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Si susseguono altre figure, plastiche e caricaturali, connotate da canoni estetici diversi tra loro, che si sovrappongono creando un pastiche di visioni glam-camp tropicali e fake neoclassiche. Sono membri della Stardust Academy? Sono tutte altre versioni della presentatrice? Oppure sono solo frutto della sua immaginazione? Rassegniamoci: non sapremo mai la risposta. Anzi, il film si chiude con l'ennesimo interrogativo: “Hai la stoffa per essere una stella?”.

Anche qui, il paradosso si crea nel contrasto tra il concetto che gli esseri umani siano uniti in quanto tutti figli delle stelle e la modalità in cui viene espresso, come se si trattasse di uno di quegli annunci che promettono di renderti una "star", o meglio, una "meteora" televisiva. La risata finale è raggelante. Perché se ciò che conta è essere se stessi, ed evidentemente ci è impossibile oppure siamo qualsiasi cosa e nessuna cosa allo stesso tempo, siamo fot***i.

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Crediti

Testo di Carolina Davalli e Benedetta Pini
Immagini: still dal film Stardust Academy

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