Nessuno ha mai raccontato l'underground inglese come Nick Waplington

L'edonismo che trasuda da queste foto ci mette un po' di malinconia, e non possiamo fare a meno di chiederci se torneremo mai a divertirci così 💔

di Ryan White
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02 ottobre 2020, 11:19am

Il nuovo libro di Nick Waplington, Anaglypta (progettato da Jonny Lu Studio) si apre con delle foto in bianco e nero scattate durante gli anni del liceo, quando Nick stampava nella sua camera oscura improvvisata. “Nonostante siano state sviluppate malamente, queste immagini raccontano una storia, qualcosa da tenersi stretto,” afferma il fotografo. “Sono questi primi scatti che rappresentano la vera identità del libro, perché definiscono tutto ciò che si sviluppa nelle pagine successive.”

Decidendo di incentrarsi sulla scena musicale inglese e le manifestazioni di protesta che hanno invaso la Gran Bretagna durante gli anni ‘80, il progetto esplora i meandri dell’archivio di Nick dagli inizi della sua carriera fino ad oggi. “Sono foto che ho scattato quando non stavo lavorando a libri o mostre e potevo quindi trascorrere i weekend e le serate fuori con gli amici. Quando mi godevo la vita, insomma.” Sullo sfondo di tumulti e rivolte, il fil rouge che unisce la società britannica degli ultimi quattro decenni sembra essere immutato ancora oggi.

Foto della club culture di Londra: il libro di Nick Waplington racconta 40 anni di edonismo inglese

L’era che va dagli anni ‘80 al 2020 copre una serie immensa e repentina di stravolgimenti politici, sociali e ambientali, che non mostrano segni di rallentamento. Cosa ti ha spinto a fermarti e guardarti indietro?
La pandemia mi ha offerto l’occasione giusta per scavare nel mio archivio. Mi sono reso conto che sono passati 40 anni dalle elezioni di Reagan e dall’inizio del Neoliberismo. Con l’emergere di forti leader populisti come Putin e Trump, questa forma di capitalismo si sta ora avviando verso la sua fine. So che questa spiegazione potrebbe risultare semplicistica, ma è stata la base teorica che mi ha spinto a guardarmi indietro e studiare il mio diario visuale del passato con la forma mentis che ho oggi, in questo periodo mutevole ed effimero.

Ho deciso di creare un qualcosa che racconti la mia esistenza in quel periodo, o almeno una sua parte, perché sento che ci sia la possibilità di poter sviluppare altri volumi inerenti ad aspetti diversi della mia vita. Ora ho un immenso archivio di immagini su cui lavorare, fortunatamente.

Il 1980 è stato l’anno in cui è nato i-D e in cui sono esplose la cultura e la vita notturna underground. Vedi qualche segno di una rivoluzione creativa simile in questo nostro attuale, conservativo periodo storico?
Vedo mio figlio di 15 anni su Snapchat alla ricerca di feste e cose da fare il weekend, ed è una forma di resistenza, credo. Ma stiamo vivendo in tempi preoccupanti e non vedo all’orizzonte l’arrivo di miglioramenti sostanziali. Come la maggior parte delle persone, sento un senso di inutilità e di impotenza nei confronti di questo benessere eccessivo di cui disponiamo, che sembra destinato a distruggere la permanenza degli esseri umani sul pianeta.

Forse la fine dell’umanità sarà una cosa positiva per l’esistenza del pianeta stesso. Sicuramente sembriamo andare verso quella direzione. Quando la sera mi metto a letto penso al motivo per cui sono ancora qui a fare arte, qual è il punto, ma poi rischi di finire nel territorio dell’esistenzialismo, in un loop di domande su ogni cosa, e non voglio finirci.

“Scattare per me è una delle gioie della vita. Cerco di non darlo mai per scontato. Anche se nessuno vedesse più i miei lavori, non mi importerebbe: io continuerei a lavorare lo stesso.”

Nelle loro ultime pubblicazioni, anche Seana Gavin e Vinca Peterson continuano a guardare alla cultura rave degli anni ‘90 con nostalgia. Quegli scatti sembrano essere in stretto contatto con le feste che stanno prendendo piede negli ultimi mesi, organizzate nelle foreste o in capannoni abbandonati. Hai mai coscientemente documentato questa scena?
Non sono mai stato legato alla scena rave. Ho partecipato a poche feste, portando con me la mia macchina, ma appena veniva giorno li trovavo davvero deprimenti. Mi piaceva la musica quando potevo godermela nel contesto urbano, i club piccoli e affollati, quelli che mi permettevano di tornare a casa di dormire e andare in studio la mattina dopo. In particolare, mi piaceva il Milk Bar di Londra e il Save the Robots di New York, quelli erano luoghi pieni di energia e divertimento. Poi prendevo il bus notturno fino a casa, e mi sentivo ispirato e pronto per il giorno dopo.

Credi di essere motivato dagli stessi impulsi ancora oggi, quando si parla di scattare?
Non ho mai perso la meraviglia e la voglia di divertirmi con l’arte. Ogni giorno è emozionante e ho sempre voglia di scoprire cosa il futuro avrà in serbo per me. Scattare per me è una delle gioie della vita, che cerco di non dare mai per scontato. Anche se nessuno vedesse più i miei lavori, non mi importerebbe: continuerei a lavorare lo stesso.

A parte diverse attrezzature e budget più alti, quali sono gli aspetti che hanno subito i maggiori cambiamenti nel corso della tua carriera fotografica?
I social media e l’insorgere delle politiche identitarie hanno causato enormi cambiamenti nella fotografia di chiunque, me compreso. Mi sono aperto un profilo Instagram, ho pubblicato qualche zine, ma intanto ho continuato a dipingere ogni singolo giorno. Lavorare a un quadro presuppone lentezza e pazienza, in completa controtendenza con l’istantaneità dei social media.

Da poco ho completato un progetto, chiamato “The Cave”, in cui unisco fotografia e pittura. I migliori lavori che ho fatto sono tutti nati senza che io avessi la benché minima idea di cosa stessi facendo. Da quell’attimo di illuminazione, poi, derivano lunghi periodi di rigore necessari allo sviluppo concettuale e materiale. Se tutto va come deve, alla fine mi ritrovo con una nuova opera che spinge un po’ più in là l’asticella del mio lavoro.

‘Anaglypta 1980-2020’ di Nick Waplington è composto da 512 fotografie mai pubblicate, scattate in tre continenti, durante quattro decadi. Puoi comprarlo su Jesus Blue.

Foto della club culture di Londra: il libro di Nick Waplington racconta 40 anni di edonismo inglese
Una folla è seduta in un prato mentre la nebbia si alza all'orizzonte
Foto della club culture di Londra: il libro di Nick Waplington racconta 40 anni di edonismo inglese
Un uomo beve un caffè coricato per strada, mentre un altro uomo lo osserva incuriosito
Un uomo indossa una testa di cavallo a una festa.
Un uomo è seduto a un banchetto di protesta durante un sit-in contro Israele
Due persone si abbracciano mentre ballano sul dancefloor.
Un uomo è fotografato nella sua stanza da letto. Alle sue spalle sono appese numerose fotografie.
Uno striscione di protesta per le conseguenze del Covid-19 sulle fasce più povere della popolazione è appeso su una rete metallica
Una scritta su sfondo nero recita:
Due persone viaggiano sulla metro di New York negli anni '80, fotografia dall'archivio di Nick Waplington

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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Immagini su gentile concessione di Nick Waplington e Jesus Blue

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