Fotografia di Juergen Teller

Come Prada ha affrontato la sfida della Digital Fashion Week

Cinque artisti, cinque film, una collezione Prada Primavera Estate 21.

di Osman Ahmed
|
17 luglio 2020, 11:14am

Fotografia di Juergen Teller

Dal momento in cui la moda materiale è stata rimpiazzata dalle presentazioni online, una domanda continua ad assillarci: qual è lo scopo di una sfilata di moda? Sì, è bello vedere i vestiti muoversi sulle passerelle, e ovviamente c'è quel senso di immersione totale quando vi si aggiunge una particolare musica, in un determinato luogo. Ma, sinceramente, l'unica cosa veramente essenziale è il fatto che ogni membro dell'audience ha delle impressioni diverse e delle opinioni contrastanti su una singola collezione. C'è un senso di condivisione; iniziano conversazioni, le critiche si scontrano, un singolo look viene interpretato in una miriade di modi attraverso la fotografia, gli editoriali, le stylist di celebrità e, infine, da qualsiasi persone che entri nel negozio sei mesi più tardi, che ha il potere di decidere se quell'oggetto fa al caso suo.

Il messaggio dietro all'ultima collezione Prada è un'ode al senso di molteplicità. Invece che un'audience fisica, Miuccia Prada ha invitato cinque artisti — Terence Nance, Joanna Piotrowska, Martine Syms, Juergen Teller e Willy Vanderperre — per creare la loro interpretazione cinematica di una collezione che già di per sé incanala una moltitudine di idee (tutte legate dalla filosofia Prada) compresse in un'unica forma: un tailoring raffinatissimo! Lo sportswear della Linea Rossa! Lingerie di pizzo! Babydoll di taffeta! Bianco tennis! I nylon Prada!

Prada PE21 Joanna Piotrowska
Fotografia di Joanna Piotrowska

“Siamo così abituati a fare le sfilate che nel momento in cui non è più possibile, devi saper inventare un altro tipo di lavoro,” ha spiegato Miuccia Prada, in una dichiarazione. “È una cosa che noi non conosciamo. Quindi abbiamo deciso di affidare a cinque artisti diversi, cinque capitoli differenti, e dargli una completa libertà creativa ed espressiva. Ho sempre creduto in questo concetto: che una volta che io creo gli abiti, appartengono alla vita delle persone. Appartengono agli altri. È una specie di gesto che compio -- nel senso che questi abiti non sono più miei.”

Il tempismo era perfetto, considerando il fatto che Raf Simons stava giusto per inserirsi nel brand italiano come co-direttore creativo, il che significava una nuova era della maison, una in cui Miuccia Prada non si sarebbe più trovata sola a popolare la sua torre dorata progettata da Rem Koolhaas. Considerate anche il Comitato Consultivo per la Diversity e l'Inclusione, che Miuccia ha istituito dopo lo scandalo del suo portafogli blackface, che sarà capeggiato dagli artisti e attivisti Theaster Gates e Ava DuVernay. I tempi cambiano, e così anche Prada.

Prada PE21 Martine Syms
Fotografia di Martine Syms

Qui, ogni artista ha raccontato una storia diversa: Vanderperre ha optato per il monocromo, mentre Juergen Teller si è lanciato su una fotografia d'impatto di modelle immerse in sfondi industriali. Martine Syms ha dato voce ai riferimenti di metà Novecento attraverso l'uso delle tonalità verde bottiglia dei sedili in velluto del cinema della Fondazione Prada. “Lo dico sempre, ma ci credo veramente: il mondo è così complicato, così pieno di persone diverse, paesi, religioni — non si può avere una visione unica,” ha aggiunto Miuccia. “Crei una tua proposta, e poi le persone devono reagire. Il migliore dei modi per conoscere qualcuno è lavorandoci assieme. Il tuo lavoro e il lavoro degli altri è la conversazione più profonda che si possa fare.”

Così, anche se ci sono state molte influenze e molte idee, i vestiti hanno espresso un'idea di semplicità come antidoto ad un mondo e a dei tempi sempre più complessi. I cinque film si sono conclusi con una sfilata a metà tra il fisico e il digitale, presentata di fronte a delle mura di cemento. Nessun set elaborato, nessuna audience. “Gli abiti sono semplici - nel senso che la semplicità diventa l'antidoto per le complicazioni inutili," afferma Miuccia. “Questo è un momento che ha bisogno di serietà, un momento per pensare e riflettere sulle cose. Cosa facciamo, per chi lo facciamo, perché ci troviamo qui? Che contributo può dare la moda ad una comunità?” La risposta è creare dei tavoli più grandi con molti più posti a sedere.

Prada PE21 Terence Nance
Fotografia di Terence Nance
Prada PE21 Willy Vanderperre
Fotografia di Willy Vanderperre

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Tagged:
prada
Martine Syms
Juergen Teller
terence nance
Joanna Piotrowska
willy vanderperre
SS21
milano digital fashion week