Perché il razzismo negli Stati Uniti ci colpisce molto più di quello italiano?

L’Italia è stata travolta da un vortice di attivismo anti-razzista senza precedenti; pare quasi che questo paese abbia scoperto l’esistenza del razzismo sistemico solo un paio di settimane fa, nonostante ci sia chi lo denuncia da anni.

di Bellamy A.
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18 giugno 2020, 4:00am

Il 25 maggio 2020 George Floyd viene brutalmente strappato alla vita dal poliziotto Derek Chauvin a Minneapolis, Minnesota. Per le tre settimane successive pare che il tempo si congeli. Il suo omicidio diventa una miccia che fa esplodere tutta la rabbia e la frustrazione che la comunità afroamericana ha accumulato in secoli di violenze scaturite da un razzismo sistemico spietato.

In tutti gli Stati Uniti scoppiano rivolte tanto feroci quanto gli abusi subiti in anni di oppressione e, nel giro di pochi giorni, lo spirito di ribellione americano si estende a macchia d’olio a livello internazionale. Le strade di molte città—tra cui Londra, Parigi, Berlino, Seoul e Brisbane—vengono inondate da folle immense che manifestano contro ogni forma di razzismo, sventolando cartelli con su scritte le ultime parole pronunciate da George Floyd prima di morire: I Can’t Breathe. Le proteste arrivano anche sui social media: partono catene virtuali di solidarietà in sostegno delle vittime della police brutality e si lanciano gare di shoutout con l’obiettivo di dare visibilità a compagnie, creativi e professionisti neri.

La risposta italiana

L’Italia è travolta da un vortice di attivismo anti-razzista senza precedenti; pare quasi che questo paese abbia scoperto l’esistenza del razzismo sistemico solo un paio di settimane fa, nonostante in particolare le persone afrodiscendenti da anni denuncino le ingiustizie che subiscono. Viene quindi naturale domandarsi: perché i casi di razzismo a stelle e strisce catturano molto più interesse rispetto a quelli italiani?

A guardare il cosiddetto “risveglio delle coscienze” su scala nazionale dopo l’omicidio di Floyd sembra quasi che le vite degli afroamericani abbiano maggior valore di quelle degli italiani neri e degli immigrati afrodiscendenti in Italia. Lo dimostra l’indifferenza generale alle richieste di giustizia da parte dei braccianti, costretti a vivere in capannoni abbandonati, a lavorare in condizioni disumane, e a cui non viene concessa una degna sepoltura nemmeno in caso di decesso sul luogo di lavoro. Di queste persone fino a un mese fa non importava niente a nessuno.

Lo stesso disinteresse è stato dimostrato a più riprese per l’approvazione dello Ius Soli, un tema di cui in Italia si discute da anni, ma poi in piazza a protestare ci sono sempre stati solo i diretti interessati.

Il ruolo dei media tradizionali

È probabile che si presti più attenzione al razzismo americano innanzitutto per la spettacolarizzazione delle proteste da parte dei mezzi d’informazione, a cui si unisce la loro tendenza a creare un netto distacco tra il lettore e le notizie che legge, che non viene dunque stimolato a formulare un pensiero critico o autocritico. Il pubblico può quindi contestare aspramente il razzismo statiunitense, senza interessarsi a sé e a come il fenomeno colpisca l’Italia.

C’è da aggiungere che quando i canali di informazione riportano i casi di razzismo puntano spesso allo scandalo o all’indignazione, evitando di responsabilizzare il lettore in merito al problema, che quindi non viene mai percepito come urgente e come “proprio” a livello nazionale, finendo invece nel dimenticatoio.

In questi giorni ho notato anche una deludente discrepanza in come i tradizionali canali mediatici (non) stanno riportando le notizie inerenti alle manifestazioni antirazziste italiane rispetto alla copertura riservata alle rivolte negli USA. Salvo rare eccezioni, non menzionano i numerosi e importanti interventi delle persone nere di denuncia al razzismo in Italia, come quello di Rebecca a Bologna. Il focus è posto sul sostegno alle vittime afroamericane. Perché non abbiamo mai assistito ad una mobilitazione collettiva e a una condanna pubblica delle discriminazioni razziali che avvengono in Italia?

Questo è indicativo del modo strategico in cui i mezzi d’informazione agiscono per plasmare le posizioni dell’opinione pubblica su tematiche come razzismo, inclusione, ius soli, immigrazione. Accostare le persone nere italiane solo alla comunità nera oltreoceano, e non ai problemi e ai bisogni del popolo italiano, alimenta una separazione tra le due parti, creando un “noi” vs “loro” che divide ulteriormente la nazione. Le proteste italiane Black Lives Matter vengono riportate con superficialità e leggerezza, come se fossero dei siparietti messi in scena da persone estranee alla popolazione italiane. Il distacco è mirato e marcato.

Le forme di razzismo in Italia

I casi di attacchi violenti di matrice razziale in Italia non mancano, basta una rapida ricerca online per trovare testimonianza di tutti gli episodi avvenuti in questi primi 6 mesi del 2020. È stato anche registrato un aumento dell’uso di un linguaggio che incita all’odio, come dichiarato dal Rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, che evidenzia l’emergere di discorsi razzisti basati su stereotipi negativi contro i migranti, i musulmani, le persone di origine africana, le comunità rom, sinti e caminanti.

Gli abusi di potere da parte delle forze dell’ordine, seppur molto più rari, ci sono anche qui, ma non ottengono la stessa rilevanza di quelli statunitensi. Chi si ricorda del caso di Emmanuel Bonsu che nel 2008 a Parma è stato arrestato ingiustamente, picchiato, insultato e umiliato da alcuni agenti delle forze dell’ordine? Un episodio simile, di cui è stato vittima il padre, è stato raccontato da Louis Fabrice, un ragazzo italo-congolese intervenuto a Milano il 7 giugno durante la protesta Black Lives Matter e chissà quanti altri continuano ad accadere ma non vengono resi noti.

L’italia è il paese dove si accende la tv e si sente dire “Sindacalista ne*ro. Me lo mangio con un braccio solo,” come è successo a Propaganda Live nei confronti di Aboubakar Soumahoro, facendo ironia razzista a discapito di una intera categoria di italiani. Dove una trasmissione come Amici manda in onda un monologo scritto per commemorare le vittime di omicidi a sfondo razziale in cui si ripete “ne*ro” per ben due volte.

L’Italia non è un paese razzista, eppure si emanano leggi disumanizzanti come la “sanatoria” per i braccianti contenuta nel Decreto rilancio che garantisce i diritti fondamentali solo nel breve periodo in cui si è utili al paese nel lavoro agricolo e di cura; provvedimenti razzisti come il Decreto sicurezza, che associa le persone di origine straniera a delle minacce per la sicurezza dell’Italia rafforzando in tal modo una percezione discriminante che stigmatizza e associa i migranti e le minoranze alla criminalità. O ancora, ci si oppone alla riforma dello Ius Soli ribadendo a quasi 1 milione di giovani italiani che non possono essere parte integrante di questo Stato perché sono figli di immigrati. Tutti esempi di razzismo istituzionale, quelli riportati in questo paragrafo.

Il razzismo sistemico si manifesta invece quando gli autisti dei mezzi pubblici si rifiutano di far salire le persone nere; si manifesta quando un comune penalizza i minori figli di stranieri negando loro l’accesso alla mensa scolastica; quando i funzionari degli uffici immigrazione in questura trattano con sufficienza e inferiorità le persone di origine straniera. In tutti i casi menzionati, in base alla provenienza vengono negati dei servizi pubblici che devono invece essere garantiti a tutti.

Le cause scatenanti

Non si è in grado di identificare il razzismo presente in Italia perché ci si affida a definizioni da dizionario antiquate e incomplete. Se si viene educati a pensare che il razzismo consista solo in terribili azioni intenzionali (razzismo individuale), non si riconosce che è in realtà un insieme di ideologie e di pratiche che producono delle iniquità per determinati gruppi di persone in base alla loro “razza” percepita. Ora più che mai è necessario considerare l’antirazzismo come un valore imprescindibile per tutta la società e il cambiamento deve iniziare nel sistema scolastico e accademico, in primis con la formazione dei docenti.

È chiaro che abbiamo dei gravi problemi da risolvere, ed è anche per questo che ragazzi e ragazze di origine straniera nei giorni scorsi sono scesi/e in piazza a protestare.

L’impressionante incremento di provocazioni e atti razzisti in Italia non può assolutamente essere sottovalutato. Dalle rilevazioni del Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes emerge un paese incattivito che guarda con diffidenza e poca intolleranza le persone di origine straniera, che in molti casi giustifica episodi di razzismo e di antisemitismo e che si oppone alla riforma sullo Ius Soli. Questa tendenza spaventosa è confermata anche dalla ricerca pubblicata il novembre scorso da Swg i cui risultati attestano che il 45% degli italiani è contro ogni atto di razzismo, ma il 55% in qualche modo, anche con molti distinguo, alla fine li giustifica. Prima del 2010 la maggioranza non li giustificava mai, oggi il dato si è invertito.

Gli esempi che ho riportato andrebbero denunciati pubblicamente e se i dati di quelle ricerche venissero diffusi su tutti i canali mediatici come viene fatto per le uscite razziste da bar di alcuni esponenti politici, aiuterebbero la popolazione ad avere una maggiore consapevolezza.

Crediti

Testo di Bellamy A.
Fotografia di Gabriele Puglisi

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