Fotografia Rosario Rex di Salvo

Entra nel backstage di Lourdes, il nuovo kid on the block che ci fa impazzire

Abiti veri, quelli del brand Lourdes, che uniscono l'underground newyorkese alle origini multiculturali del suo founder e designer Andreas Aresti.

di Gloria Maria Cappelletti
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18 giugno 2020, 3:03pm

Fotografia Rosario Rex di Salvo

C’è un nuovo kid on the block che ci fa impazzire, e si chiama Lourdes. Ve ne avevamo già parlato tempo fa, lasciandovi con la promessa che presto avrebbe fatto grandi cose, e così è stato. Il nuovo brand womenswear di New York, fondato dallo stylist e creative director Andreas Aresti, ha un'identità tanto definita quanto ambiziosa: creare abiti che siano sexy ed esteticamente belli, ma anche semplici da indossare, adatti a vivere il nostro quotidiano in piena libertà senza alcuna limitazione alle nostre azioni e movimenti.

Insomma, vestiti "veri", che può sembrare scontato, ma se conoscete il mondo della moda sapete che non lo è affatto. Questa visione è l'esito di un approccio intelligente, consapevole e onesto, come ha avuto modo di dimostrare con la sua prima collezione Niagara Falls, incentrata su capi elevated basic, contemporanei e funzionali. Il risultato è una linea in grado di unire l'underground newyorkese al design indipendente, il background professionale e artistico di Aresti alle sue origini multiculturali.

Dato che è passato un po' di tempo da quella prima chiacchierata, abbiamo deciso di incontrare Aresti per fargli qualche domanda sulla nuova collezione e aggiornarci su tutto quello che è successo rispetto a qualche mese fa--anche perché, lo sappiamo, sembra essere passata una vita intera e il mondo appare completamente cambiato.

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Lourdes New York. Un nome femminile e la grande mela. Come si incontrano questi due elementi nel tuo brand?
Il nome è ispirato alla storia di mia madre, che è migrata in questo paese dal Perù, stabilizzandosi a Long Island City, New York. Lei per me rappresenta eleganza e coraggio. Cerco di connotare il mio lavoro con quegli stessi concetti. New York è una parte di me.

La collezione con cui hai debuttato è un inno allo stile di tua madre. Qual è l'ispirazione per la nuova collezione in cui compaiono dei capi maschili -- anche orientati verso il genderless?
La seconda collezione è ancora pensata come moda femminile, anche se ci sono alcuni pezzi genderless -- e c'erano anche nella scorsa stagione. Tutti i nostri capi possono essere indossati sia da uomini che donne, indistintamente.

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Qual è la tua definizione di sexy?
Si tratta di una parola dal significato in continua evoluzione. Quello che pensavo fosse sexy a 17 anni non è quello che trovo sexy adesso. Al momento trovo attraente solo l'attivismo.

Come descriveresti il ruolo della memoria nel tuo lavoro?
Uso vecchi ricordi per crearne di nuovi. Sono sempre alla ricerca di modi per esplorare tutto ciò che è ibrido.

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Parliamo di New York, ti ispira ancora?
New York non smetterà mai di ispirarmi, penso che sia la più vivace città del mondo. Credo che in un futuro prossimo si verificherà un esodo di creativi, perché il costo della vita qui è ridicolo, specialmente per i giovani artisti. Pensando a quello che sta succedendo in questi giorni, con le proteste e la lotta contro il razzismo, oltre al covid-19, mi rendo conto che le persone qui non si arrendono, e combattono per ciò in cui credono. Sono grato di far parte di una generazione che è in grado di innescare un cambiamento su larga scala.

Hai presentato la tua prima collezione a Parigi per la scorsa stagione, pochi giorni prima del lockdown. Com'è stata questa esperienza?
Il Coronavirus ha segnato un cambiamento di vita per me. Non sapevo cosa aspettarmi. Nessuno di noi lo sapeva. Da un certo punto di vista, è stata un'opportunità incredibile poter assistere al congelamento dell'intero settore moda. In un mondo in cui ci muoviamo così velocemente, tutti i brand si sono improvvisamente fermati. Penso che avessimo bisogno di questo momento per aprire gli occhi e realizzare molte delle cose profondamente sbagliate di questo sistema.

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Che direzione ti senti di prendere ora?
Nelle prossime collezioni spero di poter aggiungere dei piccoli dettagli di raffinatezza, ovvero ciò che considero il "nuovo lusso", e continuare a cercare soluzioni per risolvere il problema della sostenibilità. L'obiettivo principale per tutti i brand deve essere quello di ridurre gli sprechi. Adattabilità e resistenza sono due qualità necessarie per la sopravvivenza, e ho intenzione di adottarle con Lourdes. Il coronavirus ha smantellato i meccanismi preesistenti, così abbiamo deciso di esplorare nuovi modi di vendere la collezione: l'idea è quella di presentarla senza mostrare un campionario fisico -- certo, niente di eccezionalmente nuovo, ma vogliamo farlo anche noi, e sono sicuro che molti altri marchi cercheranno di adottare soluzioni simili, come showroom in VR. Forse non tutti saranno a proprio agio in questa nuova dimensione, ma credo sia una transizione necessaria per creare un sistema moda consapevole e sostenibile.

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Stiamo vivendo un momento storico importante, tutto il mondo è sceso nelle strade per chiedere cambiamento ed equità razziale. Anche i brand di moda possono prendere posizione e avere un forte impatto in questo. Cosa vorresti cambiare nel settore?
Dobbiamo renderci conto che tutto inizia sempre da se stessi, chiedendosi: faccio parte del problema o faccio parte della soluzione? Il cambiamento inizia nel proprio ufficio. Le donazioni sono utili e lodevoli, ma non possono essere utilizzate come unica valuta sociale. Per questo mi sto impegnando affinché Lourdes sia un brand attivo e inclusivo; se tutti iniziassero a normalizzare il proprio ufficio, il proprio spazio e il proprio quartiere con uguaglianza e parità dei diritti, forse avremmo una possibilità.

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Crediti

Testo Gloria Maria Cappelletti
Fotografia Rosario Rex di Salvo

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