Alessandra Sanguinetti, da ‘Le Avventure di Guille e Belinda e l'Illusione di un'Estate Senza Fine' (MACK, 2020). Su gentile concessione dell'artista e di MACK.

Onirica ed enigmatica, Alessandra Sanguinetti è la Sofia Coppola della fotografia

Per 20 anni, Alessandra ha fotografato l'adolescenza e la vita adulta di due ragazze argentine, trasformando la vita quotidiana in un'avventura enigmatica e illusoria.

di Oliver Lunn
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12 ottobre 2020, 10:38am

Alessandra Sanguinetti, da ‘Le Avventure di Guille e Belinda e l'Illusione di un'Estate Senza Fine' (MACK, 2020). Su gentile concessione dell'artista e di MACK.

Era il 1999 quando Alessandra Sanguinetti ha iniziato a fotografare la vita di due cugine nell'Argentina rurale. Nell’arco di vent’anni, Guille e Belinda sperimentano di tutto: dalla noia adolescenziale ai i primi amori, fino ad arrivare alla gravidanza. Un progetto epico in termini di vastità e ambizione, ma anche profondamente intimo, pieno di immagini oniriche che ci ricordano l’estetica di Sofia Coppola.

Ma il progetto di Alessandra ricorda anche Boyhood di Richard Linklater: a legarli è la comune ambizione di catturare la soglia della maggiore età. Alessandra ci mostra infatti Guille e Belinda in costume da bagno sdraiate sull'erba, ad occhi chiusi, forse sognando chi mai diventeranno un giorno. C’è Belinda sdraiata a pancia in giù sul letto, lo sguardo fisso in un momento ennui totale. Puoi quasi percepire la lentezza della vita rurale, quando nelle lunghe giornate estive escono a camminare e sognano ad occhi aperti.

Dall’impegno della fotografa Magnum nell’immortalare questa storia, sono nati non uno, ma ben due libro fotografici. Il primo, intitolato Le Avventure di Guille e Belinda e l’Enigmatico Significato dei loro Sogni, cattura le ragazze dall'età di nove anni. Il secondo, L'illusione di un'Eterna Estate, le segue dai 14 ai 24 anni, mentre navigano le acque agitate dell'adolescenza fino all'età adulta.

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Alessandra Sanguinetti, da “Le Avventure di Guille e Belinda e L’Illusione di un’Eterna Estate” (MACK, 2020). Courtesy dell’artista e di MACK.

Alessandra ha incontrato per la prima volta le cugine mentre stava lavorando ad un altro progetto, Il sesto giorno, vicino alla fattoria di suo padre fuori Buenos Aires. “All'inizio le ho ignorate,” mi racconta, “perché cercavano di intrufolarsi nelle mie fotografie. Ma un giorno ho deciso di osservarle per davvero, e le ho lasciate libere di occupare l'inquadratura."

Alla fine ha avuto modo di conoscerle, “tornando ad essere anche io una bambina.” Fingevano di essere in uno show televisivo in cui le ragazze si intervistavano a vicenda, mentre Alessandra le filmava. Era affascinata dalla loro gioia. "All'inizio sono stata attratta dalla voce cantilenante di Belinda e dalla serietà di Guillermina. Ero totalmente incantata dai loro gesti, i colori, la bellezza e la loro drammaticità."

La qualità cinematografica di queste immagini suggerisce qualcosa di più di semplici ritratti della vita quotidiana di due ragazze argentine. Certo, c'è un intento documentaristico, ma se si guarda un po' più a fondo si può scovare un filone drammatico che non chiede altro che raggiungere il grande schermo.

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Alessandra Sanguinetti, da “Le Avventure di Guille e Belinda e L’Illusione di un’Eterna Estate” (MACK, 2020). Courtesy dell’artista e di MACK.

Alessandra ha sempre immaginato il progetto in termini cinematografici, afferma, anche perché iniziato sia attraverso la macchina fotografica che la cinepresa, contemporaneamente. "Ho continuato a filmarle nel corso degli anni. Davo loro degli spunti, ma a volte si inventavano storie di sana pianta e improvvisavano. Io dovevo solo guidarle un po' perché fosse tutto contenuto nella cornice e nel tema."

Come in ogni buon film, questo ha personaggi davvero intriganti. Non puoi guardare le immagini e non chiederti cosa stia passando per la testa di Guille e Belinda. Chi stanno diventando? In pochi scatti puoi vedere le ragazze crescere. Un momento prima sono ragazzine che giocano con il fango, e in quello dopo c’è Belinda incinta e il suo ragazzo che le accarezza la pancia. Negli anni che scorrono tra le foto le loro storie vengono inevitabilmente proiettate nella dura realtà dell'età adulta.

C’è un terzo personaggio della serie, ed è la provincia rurale in cui vivono le cugine. "Guille e Belinda hanno avuto un'infanzia gioiosa e libera," afferma. “Tuttavia, se chiedi alle loro madri come è stata la loro infanzia in quella stessa zona, l'esperienza è completamente diversa. Per loro è stata davvero dura. Dovevano lavorare al fianco dei genitori, tagliando la legna, lavando i panni a mano, allevando il bestiame e macellando gli animali.”

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Alessandra Sanguinetti, da “Le Avventure di Guille e Belinda e L’Illusione di un’Eterna Estate” (MACK, 2020). Courtesy dell’artista e di MACK.

E com’è andato a modificarsi il rapporto della fotografa con le ragazze, quando sono cresciute? È diventata una figura materna, che veglia su di loro, oppure un'amica intima con cui condividere segreti? "In questo momento penso di essere un po’ come la zia pazza che le seguiva dappertutto," ci confessa. "A volte mi adorano e si confidano con me, altre alzano gli occhi al cielo e si lamentano, ma alla fine c'è amore e fiducia tra noi. Ormai sono parte della mia vita, sono la mia famiglia allargata."

Alessandra afferma che il suo periodo preferito con le ragazze era quando loro avevano 10 anni, e lei 28—nonostante la sua adolescenza sia stata completamente diversa: “La mia esperienza è lontana anni luce da quella delle ragazze. Ero a Buenos Aires, frequentavo una scuola privata soffocante, i miei genitori erano affettuosi ma vivevano nel loro mondo, quindi ero totalmente libera di fare quello che volevo - e l'ho fatto.”

“Ero davvero appassionata di fotografia e leggevo tutto ciò che mi capitava di fronte,” conclude. “Ma allo stesso tempo ero anche attratta dalla vita notturna, dal bere, il drogarmi, saltare la scuola, uscire a ballare nei giorni feriali fino alle 8 del mattino e non c’era mai un giorno senza un ragazzo.”

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Alessandra Sanguinetti, da “Le Avventure di Guille e Belinda e L’Illusione di un’Eterna Estate” (MACK, 2020). Courtesy dell’artista e di MACK.

Il fatto che Alessandra abbia iniziato questo progetto nel 1999, il fatto che abbia passato così tanti anni a fotografare Guille e Belinda, conferisce un livello di intimità irraggiungibile nel corso di qualche settimana o mese in compagnia dei propri soggetti. La sua dedizione e il suo impegno sono ciò che rende questo studio fotografico così intimo.

"Essere parte della loro vita per così tanto tempo, ed essere allo stesso tempo un’osservatrice mi ha dato una visione che non ho mai avuto con nessun altro nella mia vita", afferma. E, a proposito, la storia di Guille e Belinda è tutt'altro che finita. Ricordi quel filmato di cui parlava all’inizio? "Ho 50 ore di video e in questo momento sto lavorando per ottenere dei finanziamenti per editarlo", dice, con l’intenzione di immergersi ancora una volta nelle vite di Guille e Belinda.

E se il film è ambizioso almeno la metà dei libri fotografici di Alessandra, Richard Linklater dovrebbe davvero guardarsi le spalle. Adios, Boyhood.

“Le Avventure di Guille e Belinda e L’Illusione di un’Eterna Estate” (2020) di Alessandra Sanguinetti, pubblicato da MACK, è ora disponibile qui.

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Alessandra Sanguinetti, da “Le Avventure di Guille e Belinda e L’Illusione di un’Eterna Estate” (MACK, 2020). Courtesy dell’artista e di MACK.
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Alessandra Sanguinetti, da “Le Avventure di Guille e Belinda e L’Illusione di un’Eterna Estate” (MACK, 2020). Courtesy dell’artista e di MACK.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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