Artemis e Fatima Yamal. Fotografie di Camila Falquez


Questa serie rimette i corpi neri, queer e trans nell'arte classica da cui sono sempre stati esclusi

"Being", il progetto fotografico ideato da Camila Falquez, rivisita i canoni dell'arte classica, inserendovi i corpi di quelli che ne sono sempre stati esclusi.

di Alyza Enriquez
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21 luglio 2020, 4:00am

Artemis e Fatima Yamal. Fotografie di Camila Falquez


Jeff Hova sono inginocchiat* su una scatola di legno dipinta di bianco, mentre guarda lontano dall'obiettivo. I lunghi capelli neri dietro le spalle, mentre non indossano altro che un intimo e un paio di guanti di seta bianca fino ai gomiti e una catenina d'oro. Hova appaiono nobil* e distint* –– emblema di bellezza, compostezza e, sopratutto, di potere.

Questo ritratto fa parte dei 19 scatti che compongono Being, il progetto ideato da Camila Falquez che si propone di reinserire i corpi neri, queer e trans all'interno del canone artistico tradizionale, da cui sono stati sempre esclusi.

Being, pubblicato il 26 giugno 2020, ha preso forma più o meno un anno fa, nel momento in cui Falquez ha iniziato casualmente a fotografare alcuni suoi amici a Brooklyn, insieme alla hair artist Evanie Frausto e una crew di make-up artist: Laramie Glenn, Michaela Bosh, Mical Klip e Agus Suga. Fin dall'inizio, i ritratti includevano sottili riferimenti ai motivi classici. Probabilmente per via delle origini culturali di Falquez, nata in Messico ma cresciuta in Spagna, circondata da musei di arte classica che hanno segnato il suo immaginario, e che frequentava assiduamente da giovane. È evidente, infatti, che il suo lavoro riprende molto spesso le gestualità, le pose e i riferimenti visuali che ha assorbito al tempo.

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Zachary Tye Richardson.

Quando, alla fine della fase di shooting, Falquez ha posto i ritratti del progetto uno di fianco all'altro, ha notato che le immagini de* suoi amic* trans, queer e ner* sembravano l'incarnazione di vere e proprie stature greche o romane, un cortocircuito visuale che non aspettava per niente e che tanto meno aveva premeditato. “Piano piano, ho iniziato a capire quanto questo progetto fosse importante, e ho iniziato a informarmi sulla rappresentazione del corpo,” spiega, “non solamente rispetto ai queer studies, ma anche alle teoria della storia dell'arte, tipo il modo in cui abbiamo imparato a capire cos'è la 'vera' bellezza.” Falquez ha così deciso di dare al progetto un taglio che mettesse in discussione le idee Occidentali di bellezza e di compostezza, applicando ai suoi scatti lo stesso linguaggio visuale presente in tutti i più grandi musei, ma avendo come soggetti persone nere, di colore, queer e trans della sua comunità; ovvero corpi da sempre esclusi nei contesti istituzionali.

Falquez applica questi codici con intenzione e consapevolezza, rendendoli queer attraverso il loro accostamento a elementi moderni e giocosi che enfatizzino—piuttosto che coprire—l'aura naturale dei soggetti stessi. Sfondi candidi, piedistalli, copricapi elaborati, tessuti pregiati e pose classiche creano un miscuglio camp che appare tanto familiare quanto inaspettato. In una foto, Jari Jones e Corey Daniella Kempster sembrano figure regali, mentre si tengono per mano come due muse di un dipinto rinascimentale. Allo stesso modo, in un ritratto più astratto, Lilly Olsen indossa dei finti baffi, un "cappello" di carta e degli slip da uomo, e la sua mano che stringe un bastone di carta––richiamando immagini come San Sebastiano o il Ritratto di Martin Soolmans dipinto da Rembrandt .

Quando si è resa conto che il progetto continuava a crescere, Falquez ha iniziato a proporlo a un gran numero di testate, come fa normalmente. Ma questa volta è andata diversamente dalle altre: veniva scartato da ogni singolo magazine. Poi, un editor le ha risposto con un commento che ha fatto scattare qualcosa in lei. “Quelle sue parole mi hanno fatto infuriare," ricorda. “Ero tipo, 'Basta, lo pubblicherò da sola,'" Paradossalmente, proprio questi feedback sono stati per Falquez l'ennesima conferma che questo progetto fosse estremamente di rilievo, dimostrandole che quella visione discriminatoria che lei voleva mettere in discussione persiste ancora oggi nel mondo dell'arte.

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Kiara Marshall.

Quel momento è stato fatidico. Falquez ha capito che le immagini dei soggetti non erano abbastanza; voleva che anche le loro voci fossero presenti nella serie. Così, ha chiesto alla scrittrice Anisa Tavangar di intervistare ogni "sitter" (una parola coniata dal fotografo Texas Isaiah, che la utilizza per ridare valore a chi verrebbe altrimenti chiamato “soggetto” o “modello”) rispetto alla loro relazione con i concetti di potere e di bellezza, e del modo in cui percepissero l'assenza di corpi come i loro all'interno della storia della politica e dell'arte. Tavangar ha poi trascritto le risposte in forma di manifesto, che Falquez ha pubblicato insieme alle fotografie. “Siamo l'incarnazione di un nuovo tipo di storia—una storia rinnovata e documentata,” afferma. “La nostra esistenza manifesta l'impossibile.”

Falquez aveva intenzione di includere tra le 40 e le 50 persone in Being, ma ha dovuto fermarsi per via della pandemia da Covid-19. Poi, con il passare del tempo e l'insorgere delle proteste innescate dalla morte di George Floyd, la fotografa ha sentito la necessità impellente che uscisse il progetto al più presto, così com'era. “Ho parlato alla mia agente e le ho detto: 'Ascolta, non credo che possiamo trattenere questo progetto molto a lungo, siamo in un mondo in piena crisi.'” Oltre ad aver auto-prodotto la propria pubblicazione, Falquez ha deciso di dare a queste immagini uno spazio fisico, con il permesso dei partecipati, attraverso una serie di manifesti murali che hanno campeggiato nelle strade di New York City.

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Simone.

Falquez ha speso infinite ore girando in bici per tutta Manhattan, cercando i muri che potessero avere la maggiore visibilità ed essere d'impatto. Poi, ha iniziato la trafila per chiedere ai padroni delle mura il permesso di affiggere le immagini, il che è stato parecchio difficile. Molte persone dicevano che non si sentivano a loro agio di fronte a quelle immagini, o che semplicemente non capivano il senso del progetto. Falquez ricorda alcuni momenti molto d'impatto, in senso negativo e positivo—quando, ad esempio, le è stato chiesto se la persona nell'immagine fosse un uomo o una dona, oppure quando ha visto un uomo passare davanti a una delle foto e non riuscire a scollare lo sguardo, estasiato. “Ci sono delle domande primordiali che le persone di una certa età probabilmente non si sono mai chieste, e mi piace vederli interessati,” afferma. Poi, finalmente, Falquez ha trovato i sette muri su cui poter affiggere i suoi enormi manifesti, che torreggiavano sopra i passanti. Giganteschi, i murali erano una specie di occupazione gloriosa di luoghi inaccessibili, una riappropriazione dello spazio pubblico in modo che non potessero essere cancellati o ignorati facilmente.

In un momento come questo, in cui siamo testimoni di ciò che Jenna Wortham definisce come “la più grande manifestazione collettiva di instabilità civili rispetto alla violenza da parte dello stato,” l'arte gioca un ruolo fondamentale come una cartina tornasole per ciò che è ancora ignoto e sconosciuto. Un progetto come Being ha il valore di una denuncia collettiva: cosa accade quando non si possono più ignorare dei codici visuali o dei corpi che si allontanano troppo dalla "norma"? Cosa succede quando la storia viene immaginata nuovamente, per includere quegli individui che ci sono sempre stati ma erano nascosti? Come dichiara il manifesto: “Immagina un potere che sia nero e queer. Immagina un potere che sia comune. Immagina un potere che si alimenta di bellezza e sapere. Questo è il potere che creiamo oggi.”

Questo progetto è un'azione di beneficienza, e il 100% dei ricavati verranno donati a The Okra Project, G.L.I.T.S e al The Marsha P. Johnson Institute. Compra le tue stampe qui.

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Jeff Hova.
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Alok Menon.
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Leo Sherman.
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West Dakota.
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Amarise.
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Joshua Allen.
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Jeffrey Prada.
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Lorelei Black.
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Emani Castillo.
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Vinny Maruri.
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Harry Charlesworth.
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Ericka Hart.
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Chella Man e Mary V.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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