Fotografie: Marcia Resnick

Rare fotografie della scena artistica di New York degli anni '70

Da Basquiat a Belushi, da Lunch a Lyon: Marcia Resnick ha immortalato le icone che animavano la controcultura della città.

di Miss Rosen
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21 marzo 2022, 11:47am

Fotografie: Marcia Resnick

“Per anni mi sono detta che il mio lavoro non era stato riconosciuto collettivamente perché troppo in anticipo rispetto ai tempi,” ci racconta Marcia Resnick, originaria di Brooklyn. “Adesso, invece, i lavori che ho scattato più di 40 anni fa sono finalmente richiesti!” continua. Con una nuova mostra itinerante e l’omonimo catalogo che la accompagna, Marcia Resnick: As It Is Or Could Be, la fotografa ha l’occasione di riscuotere finalmente il successo che le spetta grazie alla prima rassegna completa del suo archivio fotografico scattato a New York durante gli anni ‘70 e i primi anni ‘80.

Figura centrale della scena newyorkese, Marcia utilizzava la fotografia come strumento per produrre arte concettuale molto prima che la cultura di massa si appropriasse di questo termine. Da che ha memoria, infatti, l'arte è stata parte integrante della sua vita. Da adolescente, andava a Manhattan ogni sabato per frequentare lezioni d'arte alla Washington Irving High School di Gramercy Park. Dopo scuola, andava a piedi al Greenwich Village per perdersi nei club bohémien della zona, come il Café Wha? e il Café Au Go Go, ascoltando band locali come The Blues Project. 

autoritratto in bianco e nero di Marcia Resnick
Autoritratto, 1968, stama gelatina d'argento, di Marcia Resnick. Su gentile concessione di Deborah Bell Photographs, New York, e Paul M. Hertzmann Inc., San Francisco.

Dopo essersi diplomata a 16 anni, Marcia ha ricevuto una borsa di studio per frequentare la New York University. Due anni dopo, si è trasferita alla più vicina Cooper Union per concentrarsi sui suoi studi artistici. "Era semplicemente meraviglioso vivere nell'East Village in quegli anni,” racconta. "Tutti i nomi più talentuosi dell’arte contemporanea vivevano a New York ed erano venivano spesso a parlare in università.”

Mentre studiava disegno e pittura, Marcia ha sviluppato una relazione complicata con la fotografia. "Me ne sono innamorata, ma non credevo che il semplice scattare una foto fosse all’altezza della vera arte,” ammette. Poi è venuta a conoscenza degli happening di Allan Kaprow, cosa che l'ha portata a frequentare un corso di "Post Studio Art" con John Baldessari al California Institute of the Arts. Abbracciando l'arte concettuale, Marcia si è resa sempre più conto che la fotografia poteva essere il giusto mezzo attraverso cui esprimersi al meglio.

fotografia di Kathy Acker smoking che indossa occhiali da sole Marcia Resnick
Kathy Acker, 1978 stampa gelatina d'argento di Marcia Resnick. Su gentile concessione di Deborah Bell Photographs, New York, e Paul M. Hertzmann Inc., San Francisco.

Dopo aver ottenuto il Master nel 1973, Marcia si aggiudica un posto come insegnante al Queens College e si imbarca in un viaggio attraverso il paese per tornare a New York nella sua auto, su cui campeggiava orgogliosamente la scritta "Marcia the Masher". A quel tempo, Marcia condivideva un appartamento tra Bowery e Houston Street con l'artista e ballerino Pooh Kaye, con cui divideva un affitto di soli 140 dollari al mese. "La gente di tutto il paese si trasferiva a New York perché poteva permettersi di vivere qui,” racconta.

Molto prima che il centro di New York diventasse un parco giochi neoliberale era stato abbandonato dalle istituzioni, in particolare modo quando l'industria manifatturiera si spostò fuori dal centro di Manhattan negli anni '60. Gli enormi edifici industriali vuoti, costruiti dopo la guerra civile, iniziarono a marcire e a cadere a pezzi, sgretolandosi letteralmente sui marciapiedi della città. E anche se Soho e Tribeca furono le prime dimore di nuovi spazi chic creati da ingegneri edili—edifici che riuscirono a gentrificare quei luoghi in largo anticipo—ci sarebbero voluti anni prima che quei quartieri fossero considerati realmente abitabili.

foto di Lisa Lyon in bikini di Marcia Resnick.
Lisa Lyon, 1980, stampa gelatina d'argento di Marcia Resnick. Su gentile concessione di Deborah Bell Photographs, New York, e Paul M. Hertzmann Inc., San Francisco.

All'inizio degli anni '70, Manhattan era romantica nel senso ottocentesco del termine: vivere in un sublime stato di rovina e la sua grandezza era ormai un ricordo del passato. Afflitta da una crisi finanziaria che spinse la città sull'orlo della bancarotta, era vessata da tagli radicali ai servizi municipali e da un esodo di massa della classe medio-borghese, con convenienti incendi dolosi attizzati dagli stessi proprietari e un tasso di disoccupazione del 12,5%, oltre che una criminalità in costante ascesa. In breve, New York era diventata lo spettro di se stessa. 

In questo vuoto, una nuova generazione di artistɜ, musicistɜ, scrittorɜ, registɜ e ballerinɜ si riversò nella città, attratta da una mix allettante di affitti estremamente economici, disponibilità di ampi spazi, una grande luminosità che si mescolava a una vibe da fuorilegge. Trasformarono gli sterili loft in studi d'artista, costruendo un senso di comunità tra coloro che non trovavano conforto negli orpelli della borghesia. Per molti i servizi primari non erano accessibili e nemmeno necessità di base come il riscaldamento, ma questa nuova generazione di menti creative era giovane, affamata e disposta a fare qualsiasi cosa fosse necessaria per vivere grazie al proprio ingegno e ricostruire l'arte a loro immagine.

Portrait of Fab 5 Freddy con indossa una giacca di pelle e occhiali da sole
Fab 5 Freddy, 1980, stampa gelatina d'argento di Marcia Resnick. Su gentile concessione di National Portrait Gallery, Smithsonian Institution. Inclusa nel catalogo ma non nella mostra.

Alla fine del 1974, Marcia trovò casa in Canal Street, lungo il fiume Hudson: un loft fatiscente di 2.000 metri quadrati sopra un centro di scambio di metadone gestito dalla città. Con 14 finestre e una vista sul fiume, Marcia si sentiva a casa e si assicurò di condividere questa opportunità di alloggi a prezzi accessibili ad altre personalità del mondo dell’arte in difficoltà. Dopo aver visto Laurie Anderson fare una performance che raccontava la perdita del suo loft in un incendio, Marcia la invitò a trasferirsi nell'edificio. 

Marcia ricorda la scena artistica degli anni ‘70 come piena di senso di comunità, cameratismo e divertimento. L'approccio collettivista si estendeva oltre le arti e anche in altre aree della vita. Frequentava i party nei loft di Soho, al Mudd Club, al CBGB's e al Max's Kansas City—luoghi dove creativi, rock star e icone underground si mescolavano e influenzavano a vicenda liberamente. Lo spirito libertino di innovazione e sperimentazione ha alimentato così una nuova era nell'arte, che ha raggiunto uno status quasi mitologico. "Collaboravamo a progetti e sperimentavamo al di fuori della nostra disciplina," racconta Marcia. "Ogni scrittore divenne artista. Ogni artista divenne regista. ɜ attori divennero ballerinɜ. Tuttɜ si aiutavano a vicenda.”

Fotografia di Lydia Lunch sdraiata su una chase lounge foto di Marcia Resnick.
Lydia Lunch, 1979, stampa gelatina argentata di Marcia Resnick. Su gentile concessione di Deborah Bell Photographs, New York, e Paul M. Hertzmann Inc., San Francisco.

Ma l'ispirazione può venire anche da eventi tragici. Un giorno del 1975, mentre guidava la sua Ford attraverso il West Village, Marcia ebbe un terribile incidente d'auto e vide la sua vita passarle davanti agli occhi. A soli 24 anni, giaceva in ospedale cercando di dare un senso a tutto questo, ripensando a ciò che significava essere una giovane ragazza che raggiungeva la maggiore età negli Stati Uniti negli anni '50 e '60, prima del Movimento di Liberazione della Donna e della Rivoluzione Sessuale. 

Marcia cominciò a scrivere idee e a disegnare immagini per quello che sarebbe diventato il suo libro, Re-visions (pubblicato per la prima volta nel 1978 da The Coach House Press di Toronto e recentemente ripubblicato da Edition Patrick Frey), un toccante e conciso resoconto in formato visuale che William S. Burroughs definì "l'essenza dell'adolescenza". Racconta di una giovane ragazza che diventa maggiorenne, alla ricerca della propria identità, che si ribella ai dettami di genere, sessualità, classe, razza, etnia e moralità.

modella che indossa occhiali a cuore
She Imagined herself a Starlet, 1976–77, stampa gelatina d'argento inscritta in grafite, Su gentile concessione di Susan Koestler.

Utilizzando la fotografia per raccontare scene tratte da quel momento cruciale che intercorre da tra l’infanzia e l'età adulta, Marcia ha visto il potenziale per diventare l’unica narratrice della propria storia. Nel libro fotografico, ha scoperto una voce autoriale che poteva aiutarla a dare un senso al mistero, alla maestosità e alla confusione della propria vita. 

Con Re-visions, Marcia aveva raggiunto una comprensione più profonda di se stessa e della propria esperienza personale, che la portò a decidere che fosse giunto il momento di allontanarsi dall'arte concettuale. Avendo deciso di esplorare il mondo al di fuori di se stessa iniziando a fare ritratti, Marcia si è poi avvicinata a un soggetto che l'aveva sempre lasciata perplessa e confusa: l’uomo. Incontrava nei club persone che la incuriosivano e le invitava nel suo studio per farsi fotografare.

modella che sta in piedi davanti ad una cascata
See #4, 1974, stampa gelatina d'argento di Marcia Resnick, su gentile concessione di Minneapolis Institute of Art.

Alla ricerca di persone radicali che incarnassero lo spirito del tempo, Marcia avviò la serie Bad Boys, poi pubblicata come Punks, Poets & Provocateurs, una collezione di accattivanti ritratti di alcuni degli uomini più influenti dell'epoca. Dal 1977 al 1982, Marcia ha organizzato sedute con luminari e iconoclasti, persone che avevano una cosa in comune: un atteggiamento IDGAF. Da Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol e Allen Ginsberg a John Belushi, John Waters e Divine, i ritratti di Marcia catturano i lati formidabili e vulnerabili delle icone della controcultura dell'epoca.

“La maggior parte delle persone che ho selezionato amavano essere fotografate ed emanavano un certo carisma,” racconta Marcia. “Mi sono trovata a posare dal mio lato dell'obiettivo e penso che i miei movimenti provocassero certe reazioni inconsce e automatiche nei soggetti. Era un dare e avere da entrambe le parti, con il risultato di uno scambio esoterico ma produttivo.”

Autoritratto di Jean-Michel Basquiat di Marcia Resnick.
Jean-Michel Basquiat, 1979, stampa gelatina d'argento Marcia Resnick. Bowdoin College Museum of Art.

Nonostante i suoi sforzi, Marcia racconta: “Ne sono uscita senza sapere né più né meno del sesso maschile. La divisione tra uomini e donne è rimasta un mistero esotico.” Eppure, la fotografa non perso la risolutezza e ha creato la serie complementare, Wild Women, per mostrare le donne che si sono ritagliate uno spazio nella scena punk, in gran parte dominata dagli uomini, fotografando rock star come Debbie Harry, Joan Jett e Lydia Lunch.

Anche se il lavoro di Marcia non è stato ricevuto con successo dal mondo dell'arte dominato dagli uomini o dal movimento artistico femminista emergente dell'epoca, ha creato un corpus di opere di cui oggi, mezzo secolo più tardi, il mondo ha finalmente capito la portata.

Marcia Resnick: As It Is Or Could Be è in mostra al Bowdoin College Museum of Art fino al 5 giugno 2022, e sarà visitabile al Minneapolis Institute of Art (13 agosto—11 dicembre 2022) e al George Eastman Museum (10 febbraio - 18 giugno 2023).

John Belushi seduto con maschera Marcia Resnick.
John Belushi, stampa gelatina d'argento, 1981, di Marcia Resnick. Collezione di Marcia Resnick [Pubblicata su Soho Weekly News, 16 marzo 1982, pagina 18].
occhiali da sole Marcia Resnick
She became an expert shoplifter, da Re-visions, 1978, stampa gelatina d'argento inscritta in grafite di Marcia Resnick, The Michael G. and C. Jane Wilson 2007 Trust
 Peter Tosh di Marcia Resnick.
Peter Tosh, 1980, stampa gelatina d'argento di Marcia Resnick. Su gentile concessione di Deborah Bell Photographs, New York, e Paul M. Hertzmann Inc., San Francisco
modella che balla Marcia Resnick
Autoritratto, stampa gelatina d'argento, 1972-73, Marcia Resnick e Leo Rubinfien. Su gentile concessione di Deborah Bell Photographs, New York, e Paul M. Hertzmann Inc., San Francisco.
uomo davanti a mare Marcia Resnick.
See Changes #8, stampa gelatina d'argento applicata su grafite, 1974, di Marcia Resnick. Su gentile concessione di Deborah Bell Photographs, New York, and Paul M. Hertzmann Inc., San Francisco.
modella a occhi chiusi con giocattoli su occhi
THEY WERE CONTINUALLY TELLING HER THAT SHE HAD STARS IN HER EYES, 1978, da Re- visions stampa gelatina d'argento, di Marcia Resnick. The J. Paul Getty Museum.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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