Il racconto di un'infanzia non-binary

"Gabi, tra gli 8 e i 13 anni" è il documentario di Engeli Broberg che racconta lo sviluppo pre-adolescenziale di unə bambinə che non si riconosce in alcuna etichetta di genere.

di Enea Venegoni
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19 novembre 2021, 12:15pm

Le narrazioni dominanti lo presentano come la norma, ma sempre più ricerche dimostrano come il binarismo di genere sia un costrutto sociale, che grava su di noi fin dall’infanzia, caricandoci di bias, aspettative e ruoli. Il rapporto con la propria identità di genere in fase pre-adolescenziale, di cui parla ancora molto poco, è al centro del film di Engeli Broberg Gabi, tra gli 8 e i 13 anni, documentario presentato in anteprima in Italia alla XXXV edizione del festival MiX e che domani sabato 20 novembre 2021 sarà trasmesso in televisone su LaEffe alle 22.10 per celebrare il Transgender Day of Remembrance.

Il documentario parla di Gabi, unə bambinə che rifiuta ogni tipo di etichetta di genere e non riconosce le supposte differenze che separano i maschi dalle femmine. In questo lungometraggio—che ci guida attraverso gli anni prepuberali della vita di Gabi—seguiamo i cambiamenti attraverso cui passa, le difficoltà nel confrontarsi con le aspettative di genere imposte dalla società e il disagio che rispetto all’insorgere delle caratteristiche sessuali secondarie. Con semplicità e naturalezza, modi schietti e ingenui, Gabi ci mette di fronte all’insensatezza delle differenze di genere, raccontandoci un’esperienza in prima persona che dimostra le tesi di paper scientifici e libri di filosofia.

Per l’occasione, abbiamo intervistato la regista Engeli Broberg che ci ha raccontato delle somiglianze tra la sua infanzia e quella di Gabi e dell’importanza della rappresentazione nel combattere la solitudine che si prova quando ci si sente diversз.

Quando hai incontrato Gabi?
Una persona che conosco mi ha parlato di Gabi dopo averci lavorato per uno spot pubblicitario. Mi disse che dovevo assolutamente conoscerlə. Così, ci siamo organizzate per incontrarci in una caffetteria e, anche se non l’avevo mai vistə, appena ha messo piede nel locale l’ho subito riconosciutə. Mi era stata descrittə come unə bambinə particolare, energetica, che non rientrava nell’immaginario stereotipico né di una femmina né di un maschio. Quello che mi ha raccontato corrispondeva a molte delle mie esperienze d’infanzia, ma lei era molto più agile nel verbalizzare quelle sensazioni di disagio.

Pensi che Gabi riesca ad articolare con accuratezza la propria identità non-binary perché oggi sono tempi diversi ed è cambiata la consapevolezza in merito e aumentata la rappresentazione da parte dei media?
Certo, nei media oggi c’è sicuramente una rappresentazione queer maggiore. Ma una volta non era così. Quando ho iniziato a esplorare la mia sessualità, l’unico esempio di donna lesbica che avevo nel mio paesino svedese era una donna estremamente butch in cui non mi rivedevo. Adesso ci sono molte più occasioni per conoscersi e riconoscersi, e dunque per sentirsi meno solз.

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Come ti è venuta l’idea di un documentario sulla vita di Gabi?
La mia idea iniziale era di realizzare un cortometraggio intorno al 14 dicembre, quando in Svezia cade una festività molto genderizzata che prevede certi ruoli per i maschi e certi per le femmine. Poi, però, ho capito che questa storia aveva bisogno di un minutaggio maggiore per riuscire a mostrare lo sviluppo di Gabi e il suo processo di esplorazione identitaria. Un’esplorazione in cui molte persone avrebbero potuto riconoscersi. Ho deciso di fermarmi ai suoi 13 anni perché credo che la rappresentazione del punto di vista pre-adolescenziale manchi ancora parecchio.

Come avete creato il documentario?
Abbiamo sempre mantenuto contatti diretti con Gabi, la sua la famiglia e la sua scuola per capire quali momenti sarebbero stati interessanti da documentare. All’inizio avevo una schedule molto più rigida, ma alla fine mi sono affidata a Gabi, limitandomi ad ascoltarlə.

gabi between age 8 and 13 nel lago con ochiali da sub gialli

Com’è cambiato il comportamento di Gabi nel corso degli anni, quando ha iniziato a sviluppare caratteristiche sessuali secondarie?
Provengo dal mondo della danza, quindi conosco il movimento e riesco a cogliere come una persona porta il proprio corpo nel mondo. Ho avuto la sensazione che, crescendo, Gabi sia passatə dall’essere estremamente apertə e tranquillə nel proprio corpo e nei propri movimenti all’essere sempre più chiusə e in qualche modo disconnessə. Con il tempo, ha iniziato a indossare larghe felpe per camuffare i cambiamenti fisici dovuti alla pubertà. A un certo punto si è tagliata i capelli, e credo che l’abbia fatto perché era l’unico gesto che poteva compiere per dimostrare un controllo su quello che lə stava succedendo.

Cosa volevi trasmettere col film?
Il mio obiettivo era quello di raccontare una storia in cui le persone non-binary si potessero rispecchiare e sentirsi meno sole. Dopo aver letto alcune recensioni del film, Gabi mi ha detto che sentiva capita. Grazie a quella frase, mi sono resa conto di avere raggiunto il mio scopo.

gabi between ages 8 and 13 con camicia e giacca

Gabi ha visto il film? Come ha reagito?
Quando abbiamo finito il film l’abbiamo mostrato a Gabi e alla sua famiglia. Ne è rimastə davvero felice. Ma la premiere in Svezia sarà a inizio 2022, quindi non l’hanno ancora visto con un audience, e non vedo l’ora succeda. Voglio che percepisca tutto l’amore che si riceve quando viene mostrato al pubblico. Ci sono così tante persone come Gabi, ed è stato bellissimo vedere come si riconoscano in questa storia, e come questa le faccia sentire meno sole.

Come sei riuscita a creare un link emotivo con Gabi?
Condividevamo già un linguaggio comune, perché in qualche modo in ləi ho rivisto parte di me. Stavamo molto bene l’una con l’altrə. Per me la persona più importante sul set era ovviamente Gabi. Se avesse detto anche solo una volta “non voglio più lavorare al film”, avrei smesso subito—non l’avrei mai obbligatə a fare qualcosa che non volesse. La chiave era imparare a essere in sintonia con gli umori, cambiamenti ed emozioni. Ho sempre cercato di avere conversazioni profonde con ləi, aspettando che fosse ləi a suggerire gli argomenti.

gabi sedut sul letto che gioca con il gameboy

A un certo punto una maestra chiede se esistano differenze tra uomini e donne, e Gabi, pur non percependone, si conforma con la classe e dice di sì. Per quale motivo credi ci sia stata questo tipo di risposta, per condizionamenti sociali o per qualcosa che viene da dentro?
Penso che з bambinз non abbiano idea che può esistere qualcosa oltre il binarismo di genere, che ci siano altre opzioni. Danno per scontato che le ragazze si comportino in un modo e i ragazzi in un altro. Non si pongono troppe domande a riguardo, non lo mettono in dubbio. Per i primi anni di vita, penso che si tratti di adottare certi comportamenti per sentirsi parte di un gruppo, e crescendo questi atteggiamenti acquisiti si sedimentino.

Come si differenzia questo documentario dalle tue opere precedenti?
Oltre a essere stata la mia prima esperienza con unə bambinə, è anche il mio primo lungometraggio. Per il resto, affronta topic che tornano spesso nelle mie opere: identità, solitudine ed esclusione. E questo film li affronta tutti.

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Come mai tornano questi topic nelle tue opere?
Non lo faccio consapevolmente. Le storie sulla solitudine e sull'esclusione mi catturano di per sé. Penso che sia perché queste sensazioni sono estremamente universali, tuttз ci siamo sentitз solз o esclusз su vari livelli. Sappiamo cosa significa, e attraverso questa consapevolezza possiamo connetterci e riuscire a empatizzare con persone anche molto diverse da noi. Inoltre, forse c’è qualcosa di nordico in questo interesse nella solitudine.

Progetti futuri? E ci sarà una seconda parte di Gabi?
Sto lavorando a progetti ancora acerbi, sempre nell’ambito LGBTIQ+. In uno si parlerà di immigrazione, nell’alto del mondo drag king. Poi sto lavorando su script di fiction. Per quanto riguarda Gabi, abbiamo adorato lavorare insieme al progetto, ma non abbiamo ancora pensato a un seguito. Vedremo cosa succederà nel futuro, dipenderà interamente da Gabi, ma molte persone mi hanno chiesto un seguito. Credo che sia abbastanza triste che le persone siano così ossessionate dal mettere le altre in un box. Oltretutto, l’identità è fluida. Possiamo percepire la nostra identità in un certo modo a un certo punto della nostra vita, e poi svilupparci e cambiare. Non puoi inserire le persone in una definizione e pretendere che restino lì per sempre.

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Crediti:

Immagini courtesy of Engeli Broberg
Testo: Enea Venegoni

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