7 film cult che hanno segnato la storia della moda

Da "Juno" a "Pink Narcissus", ecco come la settima arte ha plasmato collezioni, passerelle, estetiche e, in generale, la nostra cultura visuale.

di Carolina Davalli
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28 marzo 2022, 1:58pm

Still da "Due gemelle per un papà", 1998

Know Your Fashion History è la rubrica di i-D che rintraccia i momenti salienti della storia della moda contemporanea, che ne influenzano e manipolano il presente determinandone spesso il futuro. Ogni articolo si propone di raccontare fenomeni legati all’industria della moda, i suoi personaggi chiave e le sue ripercussioni.

Oggi parliamo dell’influenza del cinema sulla moda e sulla cultura visuale contemporanea, rintracciando i film che hanno segnato stili che vivono ancora oggi, creato trend o definito nuove estetiche. Da cult di nicchia del settore, questi film hanno fatto incursione nella cultura popolare segnandola per sempre.


Prima della nascita della settima arte, la relazione tra opere coreografate e costume si consumava nello spazio del teatro, dove la valenza simbolica, la natura dinamica e le qualità estetiche degli abiti giocavano un ruolo essenziale nella fruizione di tragedie, balletti o commedie. Allo stesso modo, anche il cinema fa uso dell’abito come veicolo espressivo, che si tratti di definire la personalità dei propri personaggi, offrirci dei fashion moment memorabili o per consegnarci un tool narrativo attraverso cui comprendere al meglio la storia.

Ma si può parlare di costume design—questo il nome della disciplina che si occupa della progettazione degli abiti di scena—quando i costumi ideati e confezionati per un lungometraggio innescano delle correnti estetiche così forti da depositarsi sulla cultura visuale collettiva e, di riflesso, sulla storia della moda? E, al contrario, si può parlare realmente di moda se gli abiti in passerella sembrano essere importati direttamente dal grande schermo? La risposta non è semplice—forse, addirittura, impossibile—ma quello che è certo è che il sodalizio tra l’industria cinematografica e quella dell’abito ha prodotto alcuni dei trend, delle mode e dei costumi di Halloween più memorabili degli ultimi decenni, costellando il XX e XXI secolo di look ed estetiche che vivono ancora oggi.

Per celebrare questa sinergia tra le arti, abbiamo voluto selezionare alcuni film cult dagli anni ‘70 a oggi e analizzare quanti e quali effetti hanno avuto sull’industria della moda e sulla cultura collettiva. Da In the Mood for Love di Wong Kar-wai a Juno di Jason Reitman, ripercorriamo alcuni dei lungometraggi che hanno segnato la storia della moda del XX e XXI secolo.

I film iconici che hanno influenzato la moda

Pink Narcissus, James Bidgood (USA, 1971)

Il fotografo e filmmaker James Bidgood—morto pochi mesi fa a 88 anni—ha consegnato ai posteri un corpus di cult fondamentali nella storia del cinema, specialmente per quanto riguarda la narrazione e rappresentazione dell’esperienza queer. Il suo capolavoro Pink Narcissus—una metafora visuale sul coming out—incarna il meglio dell’estetica Bidgood, un pastiche camp e onirico dalla palette vaporwave.

Bigold ha influenzato registi, autori e creativi come Charli XCX e Lil Nas X ed è stato celebrato con una retrospettiva al Museum of Sex di New York e con una monografia firmata Taschen. Anche molti fotografi di moda, più e meno consapevolmente, sono stati influenzati dall’universo favolistico e surreale dell’artista, tra cui David LaChapelle, Tim Walker e Ryan McGinley. E in passerella ritroviamo i tropi estetici del film nell’immaginario di Jean Paul Gaultier (qui ritratto dal duo di artisti Pierre et Gilles) e, più recentemente, di Coperni, che per la collezione A/W 22 ha creato un look ispirato al caos visuale dell’artista americano realizzando una delle borse più amate della stagione.

Nightmare - Dal profondo della notte, Wes Craven (USA, 1984)

Il capolavoro di Wes Craven—che ha partorito una delle figure più terrificanti del cinema aka Freddy Krueger—è subito diventato un classico del genere horror e, con il tempo, un punto di riferimento per progettisti e designer di moda. Parliamo ovviamente della maglia a righe rosse e nere del protagonista del film, ormai diventata leggendaria anche grazie ai continui rimandi sui palchi e le passerelle di tutto il globo—operazioni che hanno reso questo capo il simbolo di un intero retaggio iconografico.

Kurt Cobain ha indossato un capo simile durante il celebre New Music Seminar del 1993 al The Roseland Ballroom di New York e Slowthai ha reinterpretato il look nel videoclip di CANCELLED. Nell’industria della moda, il capo verrà ripreso diverse volte da designer come JPG—che ha interpretato il look nella collezione A/W 12—, da Raf Simons nella campagna A/W 16 e da Number (N)ine di Takahiro Miyashita.

Akira, Katsuhiro Ōtomo (Giappone, 1988)

Considerato il capolavoro assoluto di Ōtomo, Akira è un lungometraggio animato ad alto tasso adrenalinico che parla di un futuro distopico immerso in una dimensione cyber(punk), street, neon e anni ‘80. Questo mix di influenze è il motivo per cui il film ha attirato l’attenzione della moda, in particolare della legione di hypebeast che l’ha conosciuto grazie a collaborazioni e drop esclusivi e, soprattutto, all’intervento di Comme des Garçons nel pubblicizzarlo nella campagna della collezione S/S 13.

L’immaginario di Akira rimane ancora così potente e rilevante che continua a ispirare progettisti, image maker e creativi. Una rinnovata ossessione per il film che ci ha regalato infatti collabo esclusive da collezione—come quella tra il brand street newyorkese Supreme e l’immaginario del film—e persino la cover del recente numero di i-D The Out of Body Issue featuring Rosalía.

Basic Instinct, Paul Verhoeven (USA, 1992)

Considerata una delle scene che ha più scandalizzato il pubblico nella storia del cinema, la sequenza in cui la protagonista di Basic Instinct Sharon Stone accavalla le gambe ha fatto arrossire tutti gli Stati Uniti, notoriamente conservatori e bigotti. E cosa avrebbe potuto indossare se non un esempio di power dressing in pieno stile anni ‘90? Questi sono look che ripagano la cultura corporate della sua stessa moneta, presentando donne emancipate e sexy che vestono tailleur taglienti e pump affilate sotto a lunghi cappotti in cashmere.

Minimalismo, erotismo, colori neutri, sì, stiamo parlando dell’epoca di Tom Ford da Gucci. Il designer americano sembra essersi fatto influenzare da questo film quando ha realizato look da dominatrice angelica ed editoriali scandalosi, portando gli elementi più erotici e scandalistici del film verso le vette più scintillanti del glam.

In the Mood for Love, Wong Kar-wai (Hong Kong, 2000)

Il film del regista cinese ha ritratto in maniera accurata e fedele il vestiario anni ‘60 del proprio paese, permettendo al pubblico di allargare lo sguardo rispetto alla visione eurocentrica dominante nella storia della moda e dimostrando il valore empatico che i costumi possono assumere. Nei soli sei minuti iniziali del film, la protagonista—interpretata da Maggie Cheung—cambia sei look, introducendoci alla stratificazione della sua emotività fluida e sinuosa, che spazia tra più di 20 qipao, eteree stampe floreali ed elementi grafici oscuri.

Lui—l’amante, interpretato da Tony Leung—, di riflesso, indossa il tre pezzi da uomo: una scelta discreta, sleek, estremamente elegante, che incarna la repressione a cui costringe una società soffocata da dogmi sociali e perbenismo e che sembra uscita da una passerella Prada. I look dei protagonisti sono stati creati dal leggendario designer William Chang e ispirano ancora oggi designer di tutto il mondo grazie alla loro potenza espressiva e culturale.

Qualsiasi film di Mary-Kate e Ashley Olsen, 1992-2004

Impossibile sceglierne uno solo, un po’ perché sono tutti praticamente uguali, un po’ perché sono tutti stracolmi di look iconici. I film di Mary-Kate e Ashley Olsen sono diventati nel corso degli anni un caposaldo per la generazione Millennial e Z, incarnando l’essenza dello stile teen di fine degli anni ‘90 e inizio Duemila con estetiche sia girly che tomboy—grazie all’astuto escamotage narrativo di contraddistinguere le due protagoniste attraverso stili diversi ma sempre coordinati.

Crop top, mollettine, miniabiti, bandane e flip flop con zeppa: il duo di attrici e fondatrici del brand newyorkese minimalista e ultra-chic The Row rimarrà per sempre un simbolo della cultura teen y2k, soprattutto in tempi nostalgici come quelli che stiamo vivendo oggi. Il loro accessorio preferito? Ovviamente, un paio di occhiali da sole.

Juno, Jason Reitman (USA, 2007)

Normie, hip, indie, chiamatelo come volete, Juno è uno dei film a cui si deve l’estetica normcore. Se sei Millennial, allora sai già di cosa stiamo parlando, per tutte le altre persone che ci leggono, potremmo definirla l’apoteosi del basic. Dimenticatevi abiti eccentrici, glam o formali e fate spazio a t-shirt slavate, pantaloncini da uomo e anonime felpe con cappuccio rigorosamente in toni autunnali, terrosi e neutri—non vorremmo mica confonderci con Balenciaga.

Il look più audace del film? La minigonna indossata su un jeans ampio indossata da Juno stessa.

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Crediti

Testo di Carolina Davalli

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