Se non ne puoi più dei film con "protagoniste femminili forti", questa è la lista che fa per te

Una selezione eclettica e poco mainstream per cercare di andare oltre la solita narrazione sulle donne nel cinema.

di Benedetta Pini
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09 marzo 2020, 12:20pm

Alessandra Marianelli / Luchadora

Stilare una classifica o proporre una selezione di film sulla base di un argomento non è mai un'operazione semplice e, soprattutto, non darà mai un esito oggettivo. Per fortuna. Le top10, tematiche e non, più noiose e scontate sono proprio quelle che rimangono nella comfort zone, nominando film che hanno già ricevuto il consenso di pubblico e critica e superato indenni anche la prova del nove al botteghino. Nessuna novità, titoli già noti e visti più o meno da tutti, riproposti nel nome di una "qualità oggettiva" che è spesso anche riconoscibile, ma chi ha deciso che le classifiche devono basarsi essenzialmente su questo aspetto?

Ogni tipo di selezione, per suscitare un qualche interesse culturale, esige piuttosto una posizione critica ragionata e consapevole, necessaria per assumere uno sguardo lucido sul panorama cinematografico contemporaneo. Certo, vedere tutti i film che escono è praticamente impossibile, per non parlare dei ritardi imbarazzanti con cui tante opere arrivano in Italia, ma un occhio preparato e allenato ha imparato bene quali sono contesti in cui curiosare per individuare nuovi titoli e accrescere così la propria cultura cinematografica. Non si tratta di snobismo o di piacere autocompiaciuto per la nicchia, ma di onestà intellettuale verso il proprio gusto, la propria personalità e i propri ideali, costruito a partire da studi e materiali scientifici che non sono altro che strumenti attraverso cui formare il proprio gusto, il proprio sguardo e, quindi, la propria posizione critica.

Una critica cinematografica finalmente libera dai bias che attanagliano l'intera industria in ogni singola fase, dall'idea alla fruizione e fino ai premi festivalieri, deve contribuire a rompere il silenzio, togliendo il monopolio sulle narrazioni a chi lo detiene da sempre e impone le sue decisioni all'intera filiera produttiva. Ed è questo il significato del gesto dell'attrice Adèle Haenel di alzarsi e abbandonare la premiazione dei Cesars: lei non ha alcun rispetto per questa farsa e si ribella, decisa a non sottostare più a queste dinamiche. Per questo oggi, nella Giornata internazionale della donna, ormai trasformata in festività per vendere mimose e cioccolatini che ormai ha poco di diverso da San Valentino, vogliamo proporvi un contenuto lontano dai soliti che inneggiano alle "donne forti" o rivendicano un protezionismo di cui le donne non hanno bisogno (anche perché, se siamo forti e "con le palle" ma anche bisognose di tutele esterne, stiamo già incappando in una contraddizione...).

Eccovi dunque cinque film che no, non sono tutti girati da registe donne e/o emergenti, ma sono accomunati dal love gaze, rubando il termine della scrittrice e regista francese Virginie Despentes, uno sguardo cioè al di là del male gaze e del girl gaze capace di raccontare personaggi femminili complessi e sfaccettati, che schivano le solite rappresentazioni piatte. Vi avevamo già parlato di film come Suspiria, Ema, M.I.A. - La cattiva ragazza della musica, e la linea è sempre quella. Quindi non aspettatevi figure perfette, modello o idealizzate, perché sono personaggi finalmente reali, alle prese con percorsi difficili di scoperta di sé e di conquista del proprio spazio nel mondo, ognuno in modi e contesti diversi.

1. La ragazza d'autunno, Kantemir Balagov

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Un film che fa male, malissimo. Leningrado dopo la fine della seconda guerra mondiale è una città distrutta, abitata da corpi senz'anima, da occhi svuotati di ogni energia vitale, che vagano senza meta nella disperata ricerca di una ragione per andare avanti. Una guerra che il giovanissimo regista russo (classe 1991!) decide di non mostrare mai, per concentrarsi esclusivamente sugli esseri umani che ne subiscono le conseguenze e si sono arresi, rinunciando persino a reagire. Le immagini costruite dalla DOP Ksenia Sereda sono incantevoli, sembrano dei quadri fiamminghi dai colori brillanti e dalle atmosfere gelide, che indagano quel poco che resta degli abitanti di Leningrado, simulacri di persone che non ci sono più e, probabilmente, non ritorneranno mai. La storia è quella di due donne che si incontrano al fronte, in un contesto così disperato che le forza a stringere un rapporto simbiotico, perché non hanno altra scelta, perché non possono fare a meno di aggrapparsi l'una all'altra senza capirne realmente il motivo, forse per colmare un vuoto ormai irrecuperabile. Una relazione malsana fatta di sguardi, gesti, corpi e mai verbalizzata, che oscilla tra l'ingenua tenerezza e la spietata freddezza, fondato su un'intimità violenta e abusiva che però non possiamo fare a meno di comprendere.

2. Ritratto della giovane in fiamme, Céline Sciamma

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Una meraviglia per gli occhi e per l'anima. Da un lato, la fotografia evoca ritratti fiamminghi e paesaggi romantici, gioca con i rossi, i verdi e i blu dei vestiti, volteggia sul mare in tempesta e nei saloni illuminati a candela, pennella di luce ogni viso con una raffinatezza seducente. Dall'altro, l'amore raccontato nasce proprio dalla vista, dall'osservazione dei minimi, affascinanti dettagli, da sguardi quasi impercettibili. Un amore che poi, lentamente, freme, cresce, fino a esplodere in una fisicità carnale talmente intensa da durare tutta una vita. Un film che mette i brividi, riuscendo a trasmettere la necessità comune a tutte le donne, dal XVIII secolo a oggi, di sentirsi libere, in diritto di costruirsi la propria dimensione ideale e di possedere uno spazio che sia esclusivamente loro.

3. Vox Lux, Brady Corbet

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Un'ode alla contemporaneità che passa attraverso la figura di Celeste (Natalie Portman), prima ragazzina sopravvissuta a una strage nella sua scuola media e successivamente popstar idiosincratica e isterica. Corbet vuole raccontare uno dei più grandi paradossi della mente umana: la superficialità, intesa come meccanismo di difesa innescato da una persona in seguito a un trauma straziante, mai davvero superabile. Il film si insinua progressivamente nelle manifestazioni disturbate e disturbanti di questa dinamica, sfociando in un finale evocativo e contorto, difficile da inquadrare, criptico nel suo tentativo di mettere in relazione la concezione contemporanea di moralità e i cosiddetti valori tradizionali.

4. Dio è donna e si chiama Petrunya, Teona Strugar Mitevska

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Petrunya (Zorica Nusheva) è una donna di 32 anni disoccupata, con una laurea in storia che non le assicura un lavoro e una madre che continua a ricordarle quanto il suo aspetto sia sbagliato. Il punto di svolta nella sua vita arriva all’improvviso, quando un po' per caso finisce a partecipare a una tradizionale gara religiosa di paese, e vince. Questo gesto solleva un vaso di Pandora: l'assetto patriarcale, sessista e misogino che vige in Macedonia e l'impossibilità di scindere tra legge e religione, anche nelle questioni prettamente giuridiche. Non c'è spazio per eroi idealizzati, e neanche Petrunya lo è: irascibile e disillusa, di fronte a una vita di insoddisfazioni decide di prendersi da sola ciò che vuole, con un coraggio che vacilla ma non cede mai.

5. Blue My Mind, Lisa Brühlmann

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Opera prima di Lisa Brühlmann, Blue my Mind è un coming of age allegorico, crudo e disturbante che ibrida il fantasy e l'horror, la mitologia e l’iperrealismo, Harmony Korine e Gus Van Sant. Mia (Luna Vedler) è una ragazza di quindici anni che si trasferisce con la sua famiglia nella periferia di Zurigo, dove tutto è nuovo; i compagni, la scuola, la sua cameretta e anche il suo corpo. Ma non si tratta delle solite trasformazioni - altrettanto destabilizzanti - che attraversiamo durante l'adolescenza. Mia si sta trasformando in una sirena, ed è un cambiamento spaventoso e incontrollabile. Lo sconvolgimento psicologico di una ragazza che non si riconosce più in sé stessa né nei canoni imposti dalla società viene raccontato con un approccio documentaristico che celebra il coraggio di chi non vuole farsi rinchiudere in alcuna categorizzazione.

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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Illustrazione cover Alessandra Marianelli / Luchadora
Immagini: still dai film