Fotografia di Lucia Buricelli

Se vi piace Martin Parr e impazzite per Alex Prager, questa fotografa italiana è perfetta per voi

Assurdo, iper-saturato e paradossale: il mondo reale è esattamente come nelle foto di Lucia Buricelli.

di Laura Ghigliazza
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03 febbraio 2020, 12:56pm

Fotografia di Lucia Buricelli

"È sera, venti freddi spingono le onde del mare nella laguna. Venezia è dove ho preso una macchina fotografica per la prima volta, dove ho scattato la mia prima foto, dove ho capito quanto sia importante fermarsi anche solo per un momento e guardarmi intorno."

Lucia Buricelli è una fotografa di 25 anni basata a Milano, metropoli che offre grandi quantitativi dei suoi soggetti preferiti, i piccioni. Che sono anche i soggetti della sua primissima foto in assoluto, scattata quando aveva 16 anni. Nata a Venezia e poi trasferitasi a New York per studiare fotografia, nel suo lavoro Lucia amalgama elementi di tutte le città in cui ha vissuto.

La sua è street photography per eccellenza, ma con un approccio documentaristico, sempre privo di giudizi di sorta. Con un occhio fresco e attento ai dettagli più sottili, Lucia documenta il modo in cui le persone si presentano in pubblico e come poi vengono percepite dalla collettività. Colori forti, luci alte e soggetti assurdi compongono la triade su cui basa il suo lavoro. Noi di i-D Italy le abbiamo fatto alcune domande per sapere com’è vivere lontano da casa per seguire un obbiettivo.

Intervista fotografa Lucia Buricelli

Sei nata a Venezia e poi ti sei spostata in America. Cosa ti manca della tua città di partenza e cosa non ti mancherà mai?
Sono nata e cresciuta a Venezia, dove ho iniziato a fare foto tra le sue strade quando avevo 16 anni. Mi piaceva fare lunghe camminate e sono sempre stata appassionata di street photography. In questo senso, Venezia è stato un ottimo punto di partenza. Quando mi sono trasferita a Milano e poi a New York è stato un po’ uno shock per il caos ovunque, continuamente. Di Venezia mi è mancata sicuramente la tranquillità, la possibilità di prendersela con calma ma soprattutto la possibilità di andare a piedi ovunque senza trascorrere ore nei mezzi di trasporto.

Eppure, Venezia dopo un po’ diventa molto limitata e comincia a starmi stretta, perché non c'è varietà. Mi piace andare lì per brevi periodi e adoro la sensazione di tornarci dopo un po’ di tempo. Anche perché credo che ogni volta che lasci un posto e ci torni dopo un lungo periodo riesci a vedere quel luogo con occhi nuovi, e a vedere cose che prima non vedevi. Se c’è una cosa che non mi manca sono le masse di persone trovi per strada in alcuni periodi dell’anno e i turisti che si fanno le foto tra una sponda e l’altra dei ponti bloccando i passaggi.

intervista fotografia Lucia Buricelli

Hai frequentato l'International Center of Photography a New York. Hai imparato qualcosa di fondamentale che vuoi condividere con noi?
Non avevo mai studiato fotografia prima di questo corso, mi ha aperto la mente. Uno dei miei insegnanti mi ha detto una frase essenziale: "Think visually." A volte, incontriamo progetti e storie incredibili, ma nonostante siano fantastici magari da raccontare, sono difficili da rappresentare visivamente. Quando approccio un nuovo progetto mi chiedo se riesco ad immaginarmelo visivamente, se la fotografia sia il mezzo migliore con cui raccontare quella determinata storia.

Anche dal punto di vista tecnico, penso che ICP per me sia stato un passo fondamentale. Prima di studiare là scattavo foto solo in bianco e nero ed ero convinta che non avrei mai scattato una foto a colori. ICP mi ha costretta ad iniziare a fare foto a colori, mi è piaciuto e da allora non sono più tornata al bianco e nero. Ho anche iniziato ad usare il flash in maniera costante, ispriandomi a nomi come David Williams, Amy Lombard, Martin Parr e Weege.

intervista fotografa Lucia Buricelli

Il tuo primo scatto è stato una fotografia di un piccione, da lì hai continuato a scattarli e hai realizzato progetti come Pigeons of Venice. Cosa ti affascina di questi animali in particolare?Ammiro molto i piccioni per il coraggio che hanno nel saltare in testa alla gente per un semplice pezzo di pane o chicco di mais. Mi affascina molto l’apertura dei piccioni rispetto ad altri animali selvatici nell’interagire con le persone. A Venezia in particolare. Ho avuto l’idea di fare questo progetto a New York, perché ho notato che i piccioni erano un po’ snob, nel senso che si facevano gli affari loro senza interagire molto con gli umani.

Fin da quando ero più piccola i piccioni sono sempre stati un’attrazione. Allora rappresentavano un vero e proprio problema, in quanto a Venezia erano presenti più piccioni che persone. Adesso è diventato illegale dare da mangiare ai piccioni, però i turisti lo fanno comunque venendo incentivati da venditori abusivi di chicchi di mais. Il mio ultimo scatto è stato quello di un piccione sopra la testa di una signora con i capelli arancioni e come sfondo una parte del campanile di San Marco. Mi affascinava che i capelli della signora e il campanile avessero lo stesso colore.

intervista fotografa Lucia Buricelli

In una tua presentazione dici che ti piace guardare come le persone si presentano negli spazi pubblici e come poi vengono percepite dagli altri. Sei andata alla ricerca di soggetti interessanti in diversi festival americani come in American Muscle, una fiera di automobilisti in New Jersey, Twins Days Festival, un festival di gemelli e Marmaid Parade, una parata d’arte in Coney Island. Cosa osservi di chi ti circonda? Ma soprattutto secondo te i tuoi soggetti come vengono percepiti?
Sono sempre stata attratta da persone con una forte personalità e che non hanno paura di mostrarsi per quello che sono. Ogni situazione e ogni persona che fotografo per me racchiude in se qualcosa di speciale e particolare, che per certi versi è anche difficile da spiegare. A volte è il colore dei capelli, a volte come sono vestiti. Ad esempio, American Muscle è iniziato durante un road trip con un'amica. Per caso siamo passate davanti ad un parcheggio pieno di macchine d’epoca molto colorate. Spinta dalla curiosità, ho deciso di andare a dare un’occhiata e da quel momento poi ho iniziato a cercarne altri. La Marmaid Parade, invece, è una delle numerose parate che si svolgono a New York nel corso dell’anno, ma a differenza delle altre che si svolgono lungo la 5th avenue, La Marmaid si tiene a Giugno in Coney Island.

Anche i colori sono qualcosa che cattura la mia attenzione, e con l’utilizzo del flash frontale risultano ancora più forti. Penso che le mie foto, basandomi anche su ciò che mi è stato detto da altre persone, racchiudano in loro una componente ironica e una parte di critica sociale. Mi ritrovo nella parte di ironia, ma non sono convinta per quanto riguarda la critica sociale. Per alcuni progetti—per esempio quello dell’acqua alta a Venezia—penso ci sia una componente critica, ma non credo sia qualcosa che caratterizza ogni foto che faccio. Non mi piace l’idea di criticare altre persone o di giudicarle.

intervista fotografa Lucia Buricelli

Com'è stato fotografare l'acqua alta?
L’acqua alta è una fenomeno che nel corso degli anni ha sempre caratterizzato Venezia. Quest’anno però c’è stato un continuo di acque alte particolarmente eccezionali che hanno causato grossi danni a chi vive e lavora a Venezia. Con le foto che ho scattato volevo fare vedere da un lato il disagio provocato alle persone che vivono a Venezia e dall’altro la superficialità dei turisti che vedevano questo fenomeno come un’attrazione e si facevano foto e selfie ovunque.

Non avevo mai visto Venezia ridotta così e per la prima volta in certi momenti la città mi è sembrata vuota, cosa insolita dato che normalmente è sempre invasa da ondate di turisti. Il 12 Novembre 2019 c’è stata un’acqua alta di 187 cm, la seconda marea più alta della storia di Venezia dopo i 194 nel 1966. Nei giorni successivi a questo avvenimento molti negozi e attività sono rimasti chiusi per riparare ai danni e per strada non c’era quasi nessuno.

intervista fotografia Lucia Buricelli

Hai realizzato anche diversi autoritratti, impersonando diversi characters. Cosa ti spinge a fotografarti?
I primi autoritratti che ho realizzato erano in realtà un compito che ho realizzato durante un corso di ritratto quando stavo studiando ad ICP. Inizialmente non ero molto attratta dall’idea, ho sempre trovato molto difficile mettere in posa altre persone e costruire un’immagine e farlo con me rappresentava una task ancora più difficile.

Dopo i primi ritratti però mi sono appassionata e ho cominciato a farne di diversi. Alcuni rappresentano delle memorie, altri sono possibili modi in cui mi vedo, per altri ancora ho trovato outfit e oggetti particolari che magari anche da un un punto di vista più estetico potessero stare bene assieme. Vorrei continuare questo progetto negli anni per vedere come cambia la visione che ho di me.

intervista fotografa Lucia Buricelli

Su cosa stai lavorando e qual è il progetto che da tanto tempo vorresti realizzare e che speri di portare a termine?
A settembre ho iniziato un progetto sulla tradizione del papiro di laurea in Veneto e mi piacerebbe continuarlo. A febbraio ci sarà il carnevale a Venezia e vorrei fotografare l'impatto che la massa di turisti ha sugli abitanti e sulla città. Inoltre è da qualche anno che non sono a Venezia per il carnevale, quindi sono molto curiosa di vedere come è cambiato nel tempo.

A New York ho iniziato un progetto sugli animali selvatici in città e lo vorrei continuare in altri posti. Ho tante idee, ed ho un piccolo quaderno dove le scrivo tutte. Sono tutte in posti diversi, alcune sono molto ambiziose altre meno. Spero di riuscire a realizzarle tutte.

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