Da Firenze a Parigi, vi presentiamo i gioielli Marco Panconesi

Dopo aver lavorato per Givenchy, Marco Panconesi ha deciso di avviare un suo brand di accessori. E siamo sicuri che siano diversi da tutto ciò a cui siete abituati.

di Giorgia Imbrenda
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17 aprile 2020, 3:40pm

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Marco Panconesi, fondatore e designer del brand di gioielli Panconesi, da sempre appassionato di arte e artigianato. Dopo la laurea, Marco si trasferisce a Parigi e inizia a lavorare come designer per Givenchy nel dipartimento di gioielleria, sotto la guida di Riccardo Tisci, dove completa la sua formazione nel design degli accessori. Successivamente, dopo diverse collaborazioni, fonda il suo brand di gioielli Panconesi, ispirandosi per le sue creazioni alle tecniche più antiche, e adattandole al mondo di oggi.

Marco Panconesi intervista brand gioielli

Raccontaci un po’ di te, qual è la tua storia?
Sono cresciuto a Firenze, dove ovunque si vada è come se si fosse in un museo a cielo aperto. Inoltre, Firenze è un polo internazionale di gioielleria e tradizioni artigianali. Mi sono laureato al Polimoda in design della moda e ho iniziato a muovermi nel settore sotto la guida di Riccardo Tisci, progettando accessori presso Givenchy. Dopo quell'esperienza, sono stato per anni da Balenciaga e poi ho gradualmente progettato collaborazioni di gioielli per Mugler, Mulberry, Pilotto. Quando ho finalmente fondato il mio marchio Panconesi, ho continuato a mantenere delle collaborazioni, un modo agile e divertente per creare insieme a partner come Fenty, Fendi e, più recentemente, GmbH. Ma siamo ancora agli inizi della storia di Panconesi!

Quanto la tua infanzia ha influenzato la tua linea di gioielli?
La mia famiglia è stata importante nel definire il modo in cui lavoro e l'approccio che ho verso il mio team, l'amore per la sperimentazione e il rispetto per i materiali. Da bambino ho sempre viaggiato ogni estate con la mia famiglia in una piccola roulotte: questi viaggi estivi hanno avuto un grande impatto su di me, ad esempio regalandomi un senso di scoperta e curiosità verso le altre culture.

Era un vero affare di famiglia: mia madre, mio padre, mia sorella maggiore e il cane stipati in nel furgoncino Fiat Ducato che mio nonno aveva riadattato a roulotte. C'era una piccola cucina, un divano-letto e tutto l'essenziale per percorrervi lunghe tratte. Mio nonno era un grande viaggiatore, negli anni '60 è andato da Firenze fino in Russia proprio con quel furgone! Siamo andati in Marocco, in tutta Europa, abbiamo persino visitato l'Iran. In Grecia abbiamo trovato una piccola spiaggia di nudisti hippy. Ricordo una formazione rocciosa impressionante, dove mi arrampicai alla ricerca di fossili, trovando conchiglie o pezzi di legno nella sabbia--tutte queste cose semplici a cui torno nel presente, cercando ispirazione negli elementi naturali.

Marco Panconesi intervista brand gioielli

Ma com’è nata l’idea di fondare un tuo brand?
Per qualsiasi designer c'è un momento in cui diventa interessante stabilire il proprio percorso ed estetica in modo indipendente, vedere come evolve. Panconesi esprime diversi elementi del mio pensiero, ma sempre con un senso di divertimento: per me è una sfida costante testare i miei gusti e sviluppare un mio vocabolario.

Mentre per ora mi avvicino ai gioielli come fossero sculture in miniatura, in futuro vedo anche la progettazione di oggetti più su larga scala, come parte integrante di un universo Panconesi più completo. Forse potrebbero esistere nuovi modi di collaborare con altre narrazioni culturali e metodologie di creazione proprie di diverse parti del mondo, non solo incentrate sulle tradizioni europee.

Come nasce il concept delle tue collezioni?
Il modo in cui penso il design è che ogni oggetto debba avere uno spirito coerente, che viene esplorato in modi diversi; c'è un fil rouge che percorre ogni pezzo. Riesco a rintracciare alcuni elementi ricorrenti nei miei pezzi, tra cui il movimento e la trasformazione degli oggetti. Come gli orecchini a cerchio Upside Down, che possono essere indossati in modo tradizionale o come una scultura del corpo.

Il fascino che subisco verso per la natura, invece, si evolve attraverso un'altra linea, quella delle Hybrid Stones, che incorporano pietre meno utilizzate, come l'ambra o l'ossidiana, a tecniche sperimentali, come lo smalto fuso. C'è un vocabolario coerente che sono pronto a iniziare a spingere verso nuovi limiti.

Marco Panconesi intervista brand gioielli

Come hai sviluppato la comunicazione del brand invece?
La trasformazione è un'elemento essenziale per Panconesi: ogni gioiello è progettato per muoversi e trasformarsi in maniera dinamica. Ho provato a trasmettere questo dinamismo anche attraverso il mio logo, che inizia con dei caratteri sans serif e gradualmente si trasforma in serif. Un modo semplice di comunicare, che è sempre il migliore. Per i social media mi sto avvicinando alle cose in un modo più spontaneo, condividendo in maniera personale.

Credo sia essenziale mettere in luce il fatto che un designer è connesso in maniera intima con il proprio lavoro e il proprio mondo, no? Forse ancor prima di iniziare a pensare al modo in cui percepiamo i gioielli, che hanno alle spalle una pratica molto tradizionale, dovremmo affidarci a un nuovo linguaggio: non mi sento mai di parlare di "chiarezza" e "taglio", ad esempio, anche se sono termini che mastico da tempo. È più interessante esplorare una nuova lingua e parlare di gioielli anche in un modo più emotivo, artistico e persino spirituale, pur essendo in grado di trasmettere conoscenza e storia.

Non sono bravo nei linguaggi che non siano il design, quindi è stato utile lavorare con Cynthia Leung e il suo team per lavorare sulla comunicazione di ciò che Panconesi sta cercando di fare. Conosco Cynthia da anni, abbiamo lavorato insieme a Balenciaga e abbiamo la nostra lingua come amici. Nelle nostre conversazioni è utile avere un partner con cui riuscire a mettere emozioni, pensieri e idee sulla carta e tradurli nella lingua di Panconesi.

Le tue opere sembrano artefatti antichi rivisti in chiave contemporanea, qual è la tua più grande ispirazione?
In tutte le mie collezioni, ma in particolare per la collezione A/W 2020, sono stato ispirato dalle reliquie della storia e dai dettagli molto fini. Tendo a pensare come si muoverebbe un archeologo e mi chiedo come si possa imprimere un senso di modernità nelle tecniche più antiche. Questa metodologia è molto legata al mio iniziale interesse per l'archeologia, lo scoprire un oggetto misterioso e dare luogo ad un'interpretazione moderna, basata su una comprensione del contesto originale sulla storia.

Come reinventare le tecniche più antiche ed adattarle in maniera contemporanea? Per Panconesi questo approccio si manifesta nella serie di Hybrid Stones, dove, affascinato dai colori e dalle qualità di una pietra, le immergo poi nello smalto fuso. O come usare pietre moderne come opali coltivati in laboratorio e combinarle con pietre naturali? Esploro costantemente queste dinamiche, come un piccolo cristallo pavé potrebbe essere utilizzato per coprire un'intera superficie, usando cristalli quasi come un tessuto. Penso spesso all'esuberanza dei designer di Memphis come Gaetano Pesce o Ettore Sottsass e al loro interesse nel riunire elementi disparati della storia per creare qualcosa di nuovo; è magico e gioioso.

I tuoi gioielli ricordano anche forme di carattere marittimo, tipo coralli, scheletri, corpi di anemoni di mare. Perché questa scelta estetica?
Questi motivi marittimi fanno parte del mio interesse generale per la natura, i fenomeni naturali, non solo gli oggetti trovati in natura, ma anche i diversi processi di trasformazione che si verificano in natura. La mineralizzazione di un cristallo o il processo scientifico di fossilizzazione, ad esempio, mi ispirano a integrare nuove tecniche nella mia pratica.

Marco Panconesi intervista brand gioielli

Quanto conta per te l’artigianalità?
Gli artigiani con cui lavoro hanno una conoscenza profonda e sanno come interagire con i materiali, come manipolarli. Osservarli è una fonte di apprendimento continua, una sorta di passaggio delle conoscenze di generazione in generazione.

C'è sempre un punto di partenza per progettare ma non è mai chiaro l'arrivo al risultato finale: per Panconesi ciò che è veramente importante è la reinterpretazione dell'artigianato, che è un'estensione del mio modo di progettare. Senza l'artigianato, il mio mestiere e il mio design non sarebbero assolutamente quelli che sono.

C'è un personaggio, realmente esistente o inventato, che credi rappresenti i codici estetici del tuo brand e vorresti vestire a tutti i costi?
Non c'è un singolo personaggio: Panconesi diventerà sempre più un marchio unisex, offrendo oggetti che tutti i possano indossare, senza distinzione. Anche io indosso i miei gioielli. E se pensi alla creazione di oggetti in generale, una sedia o un vaso per esempio, non diresti mai che una sedia è per un genere piuttosto che per un altro. Questa filosofia è simile a quella di Panconesi, voglio che il mio lavoro parli con persone di tutti i mondi, età e generi.

Un'anticipazione della prossima collezione?
Parlerà di alchimia; sarà un'estensione del mio interesse verso la trasformazione, che modifica la materia da uno stato a un altro.

Marco Panconesi intervista brand gioielli
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Marco Panconesi

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Crediti

Testo Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell'ufficio stampa Panconesi

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