Da sinistra a destra: Immagini courtesy di Johannes Warnke; Michaela Stark; Andrea Brocca

L'Haute Couture come non l'avete mai vista, né immaginata

Questi tre geniali designer stanno dando nuovo significato all'Alta Moda, il lato più esclusivo, limitante (e spesso noioso) dell'industria.

di Mahoro Seward
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12 febbraio 2021, 5:00am

Da sinistra a destra: Immagini courtesy di Johannes Warnke; Michaela Stark; Andrea Brocca

Haute Couture: per alcuni lettori, queste due parole sono sinonimo di bellezza assoluta. Un modo di creare abiti che ha scritto la storia della moda, grazie a figure visionarie come Charles Fredrick Worth, Gabrielle Chanel, Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Cristóbal Balenciaga, Madame Grès, e Yves Saint Laurent, solo per citarne alcuni. Ad altri lettori, l’Haute Couture fa invece venire mente quei tanto discussi abiti che le celebrità indossano al MET Gala o alle serate di beneficienza, ma anche sul feed di Instagram di Kim Kardashian.

In entrambi i casi, questo termine ha una presenza rilevante nella nostra cultura collettiva, anche se la sua vera natura è spesso fraintesa. Infatti, perché un capo possa essere certificato di Haute Couture, deve essere creato seguendo alla lettera le regole ferree del settore—veri e propri comandamenti imposti da un dipartimento del Ministero dell’Industria francese, la Chambre Syndicale de la Haute Couture.

L’Haute Couture è creata per una clientela di circa 4.000 persone in tutto, il che rende la tua Saddle Bag di Dior esclusiva tanto quanto un sacchetto di plastica dell’Esselunga.

Per qualificarsi come couturier, i membri di questa nicchia devono creare abiti su misura per una cerchia ristretta di clienti, attraverso una serie di fitting esclusivamente presso un atelier parigino che abbia nel suo staff almeno 15 dipendenti full-time. Devono anche presentare due volte all’anno, durante la Settimana della Moda Haute Couture francese, una collezione di almeno 50 modelli originali.

E ogni pezzo couture ha alle spalle centinaia, se non migliaia, di ore di lavoro manuale. Si tratta di capi prodotti per una clientela globale di circa 4.000 persone in tutto (il che rende la tua Dior Saddle esclusiva tanto quanto un sacchetto di plastica dell’Esselunga). Per quanto possano sembrare delle regole nobili, queste linee guida hanno iniziato a mostrare il loro anacronismo sin dalla loro prima comparsa nel 1945, figuriamoci nel 2021.

Andrea Brocca, Johannes Warnke e Michaela Stark sono tre giovani designer che stanno reimmaginando l’Haute Couture e le sue ferree regole, declinando una disciplina elitaria in una conversazione inclusiva.

La loro natura immobile, eurocentrica ed esclusiva non contribuisce affatto ad una visione positiva di questa pratica. Eppure, i valori che stanno alla base della couture—la sua funzione di “laboratorio per idee e tecniche, uno spazio dove la creatività può esprimersi [senza freni]” in un ottica basata sul mercato del ready to wear—sono estremamente rilevanti ed urgenti; tanto che una serie di giovani designer ha abbracciato questo modus operandi e l’ha fatto suo, calandolo nel contemporaneo.

Cercando di farsi strada in un panorama in cui le evoluzioni nel ready-to-wear tradizionale sono sempre più precarie e indirizzando allo stesso tempo la conversazione su temi attuali, come quelli della sostenibilità, identità ed etnia, molti giovani designer hanno scelto di lavorare proprio con quelle tecniche di alta sartoria che potrebbero trovarsi nei più favolosi atelier del mondo.

E anche se teoricamente il loro lavoro non si potrebbe qualificare come Haute Couture (o, almeno, non ancora), Andrea Brocca, Johannes Warnke e Michaela Stark sono tre esempi di designer che stanno reimmaginando e reinterpretando questo termine, declinando una disciplina spesso pensata per essere eterea e trascendente in una conversazione più che mai contemporanea.

Andrea Brocca, uno dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Fotografia di Abdulla Elmaz. Modella Chantal Brocca. Immagine courtesy di Andrea Brocca

Andrea Brocca

Con una particolare attenzione rivolta ai cartellini dai prezzi esorbitanti e alle case i cui heritage sembrano vecchi come il tempo, la reputazione dell'alta moda è inequivocabile. "Penso che le persone abbiano un'idea molto più idealizzata di ciò che in realtà è la couture", afferma Andrea Brocca. “La convinzione condivisa sembra essere quella che la couture esista solamente nelle migliori case di moda, che sia estremamente costosa e abbia enormi margini di profitto. Tutto questo non è vero. L'alta moda è sinonimo di qualità e manodopera, e non deve essere commercializzata o venduta come pratica presuntuosa o ostentata, ma piuttosto come essenzialmente creativa."

Per Andrea, ciò che contraddistingue la couture è il suo status di espressione artistica; dove gli immaginari si concretizzano attraverso “un’eccellenza tecnica e degli alti standard a cui i designer si attengono”. Appassionato disegnatore, "fin dall'età in cui ho potuto reggere per la prima volta in mano una penna", l'interesse e la passione di Andrea rispetto alla realizzazione di capi di abbigliamento sono state a lungo sostenute da un’idea della moda intesa come qualcosa di più del semplice design del prodotto. "Mi piace considerarmi un architetto della moda, una sorta di scultore", afferma, "La mia pratica nasce dalla fusione delle belle arti con il design.”

Andrea Brocca, uno dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Fotografia di Abdulla Elmaz. Modella Chantal Brocca. Immagine courtesy di Andrea Brocca

L'atto di fondere queste due discipline, tuttavia, non comporta alcun compromesso–un'impresa che diventa ancora più intrigante sapendo che il designer si è da poco laureato nel corso di Womenswear alla Central Saint Martins. Brocca ha però iniziato la sua carriera nella moda tempo addietro, come dimostra il suo CV da capogiro. Infatti, dopo aver completato il suo primo stage alla tenera età di 14 anni presso Temperley London, ha fondato il suo omonimo brand solamente l'anno successivo, confezionando ordini per clienti privati ​​di Dubai, la città che chiama casa. A 16 anni, il designer ha ottenuto il riconoscimento dal Guinness Book of World Records, che lo ha premiato come il più giovane couturier del mondo. Aggiungete a tutto questo la sua formazione tecnica presso l'École de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne (un'istituzione fondata secondo i regolamenti della Chambre Syndicale de la Haute Couture) a cui poi sono seguiti i suoi studi alla CSM.

Eppure, non avrebbe nemmeno senso elencare la sua formazione accademica, per convincerti che la moda di Andrea è unica nel suo genere: basterebbe guardare i vestiti che crea. Alcuni pezzi forti della sua recente collezione di laurea includono un cappotto di velluto di seta blu con maniche rivestite in Swarovski, progettato con ben 80 diversi cartamodelli; uno sgargiante abito da sera in raso fucsia con un’ampia gonna e maniche a palloncino; e una tuta di tessuto scintillante che si fa strada su tutto il corpo fino a sciogliersi attorno alle caviglie.

Andrea Brocca, uno dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Fotografia di Abdulla Elmaz. Modella Kristine Angeshi. Immagine courtesy di Andrea Brocca.

Ma ciò che contraddistingue davvero l'approccio di Andrea alla sua pratica, è il suo intento di utilizzare l’alta sartoria per mettere in luce e celebrare quelle narrazioni culturali storicamente trascurate e spesso esplicitamente escluse dai contesti tradizionali e istituzionali della moda. Nonostante la sua adesione a molte delle disposizioni della Chambre Syndicale quando si tratta di tecnica, Andrea non si identifica “negli standard ufficiali che determinano l'alta moda. Penso che sia tutto in gran parte estremamente datato, come la regola di avere un atelier con sede a Parigi,” afferma.

"Le lavorazioni di alcuni artigiani in India sono assolutamente incredibili: attenersi a queste regole significherebbe forse che il lavoro incredibilmente minuzioso e dettagliato che producono a mano non potrebbe essere considerato couture, nel momento in cui tutte le altre caselle non vengono spuntate?" Sebbene le radici della couture risalgano al 1858, Andrea insiste nell’affermare che il suo lavoro riflette la realtà di oggi. "L'alta moda nasce dallo stile parigino e non è abbastanza diversificata", afferma. "Voglio cambiare quel punto di vista tradizionale implementando dei riferimenti culturali alle mie origini italiane, mediorientali e dello Shri Lanka, aprendo un dialogo visivo rispetto a ciò che la couture potrebbe significare oggi, mantenendo intatte le tecniche tradizionali."

Michaela Stark, una dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Immagine courtesy di Michaela Stark

Michaela Stark

Se, sentendo il termine ‘couture’, i tuoi pensieri vertono subito verso le silhouette a vita di vespa Siegel & Stockman o al New Look di Dior; questo è esattamente ciò che Michaela Stark sta cercando di cambiare. "Mi sono già definita in passato come una 'contro-couturier'", afferma ridendo la stilista australiana. “I couturier, storicamente, progettano i propri capi per nascondere alcune parti del corpo e valorizzarne altre. Il mio lavoro consiste invece nel celebrare quelle parti del corpo per le quali la società di solito ci fa sentire insicuri, creando pezzi di lingerie unici, che accentuano quelle che socialmente vengono percepite come imperfezioni–deposizioni di grasso, cellulite, rigonfiamenti, misure del seno, peli, ecc."

La percezione della lingerie come luogo sartoriale attraverso cui esprimere un messaggio di self-love ed emancipazione del corpo è, ovviamente, estremamente significativa: è un mezzo che consente un'esplorazione del potere erotico di quei corpi spesso messi da parte o direttamente esclusi dal contesto della moda mainstream. Seta eterea e tulle diafani celebrano quei grumi, quelle curve e quelle ‘imperfezioni’ che tutti noi abbiamo, sovvertendo gli ideali stereotipati di come gli abiti dovrebbero interagire con le nostre forme.

Michaela Stark, una dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Immagine courtesy di Michaela Stark

Ciò che eleva il lavoro di Michaela a couture è la sua metodologia, che impiega "le stesse tecniche utilizzate dai couturier, per valorizzare ed enfatizzare le parti del corpo che di solito non vogliamo che gli altri vedano," dice. La corsetteria di Michaela, per esempio, è allacciata sul davanti in modo da esaltare la taglia del punto vita, e le parti superiori dei corsetti di organza invisibile sono ricamate a mano con fiori veri, minuscoli cristalli e perle.

Che il lavoro di Michaela non sia destinato a chi è in cerca di un outfit da indossare tutti i giorni, questo è un dato di fatto. Si potrebbe persino arrivare a dire che l'abbigliamento che crea–confezionato su ordinazione per clienti privati ​​a seguito di almeno quattro sedute di fitting–è piuttosto distaccato dal "mondo reale". "Se devo essere onesta, in realtà, non ci vedo niente di sbagliato," afferma. “In fin dei conti, l’alta moda è il luogo in cui ci è permesso di dar vita alle nostre fantasie. È pura evasione. Ecco perché la adoro! Ricevo molte critiche del tipo ‘Non potrei mai metterlo per uscire! Semplicemente, non è pratico.’ E allora? Prima di tutto, non dovresti proprio indossarlo per andare fuori! Non ci ho messo tutto quel lavoro perché il capo si rovinasse sotto la pioggia, solo perché tu esca a comprare uova e latte!"

Michaela Stark, una dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Immgine courtesy di Michaela Stark

Ad ogni modo, il senso di fantasia e di fuga escapista che gli indumenti di Michaela trasmettono sono, in effetti, una vera e propria reazione ai pregiudizi a cui così tanti corpi sono soggetti nel ‘mondo reale’, spesso ritenuti immeritevoli dell'amore, del lavoro e dell’attenzione che lei investe nel suo progetto couture. “L’idea alla base dei miei progetti è estremamente radicata nella realtà. Nasce da esperienze molto personali e parla a quelli che hanno vissuto sensazioni e situazioni simili,” afferma. "I miei sono vestiti fatti per adattarsi al corpo, e non il contrario.”

Johannes Warnke, uno dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Fotografia di Silvana Trevale. Immagine courtesy di Johannes Warnke

Johannes Warnke

"Non ci vedo molta differenza tra un dipinto o una scultura e un capo di alta moda", afferma Johannes Warnke. “Di solito si considera la pittura come arte, eppure la moda non viene così facilmente associata a questa disciplina. Però penso che l'arte prenda forma sopratutto attraverso il messaggio e l'intenzione che c'è dietro, oltre alle abilità e tecniche che sono coinvolte nella sua creazione.”

Compagno di classe di Andrea al corso di Womenswear della CMS, il giovane designer tedesco condivide l'idea che la produzione di vestiti possa essere intesa come forma d'arte, piuttosto che come una diramazione del design del prodotto. Parlando della Schneiderkunst–il termine che significa 'couture' nella sua lingua madre-per Johannes un aspetto fondamentale di questa pratica è "l'idea di investire molti pensieri e molto tempo di progettazione, e soprattutto il fatto che non ci esistano compromessi in termini di visione.” Annota Thierry Mugler, Alexander McQueen e Martin Margiela per Hermès, come casi emblematici. "L'alta moda non riguarda la creazione di abiti storici, piuttosto rispecchia un messaggio artistico preciso, un tipo di amore per questa visione e una determinata mole di tempo investita nel progetto."

Johannes Warnke, uno dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Fotografia di Silvana Trevale. Immagine courtesy di Johannes Warnke

In effetti, guardare i suoi delicati drappeggi di seta cruelty free tinta a mano, è impossibile non essere colpiti da una sensazione quasi spirituale di quiete e calma. “Mi è stato detto che i miei capi sprigionano una sorta di sensazione spirituale, ma non è qualcosa che nasce da un concept pianificato o da un pensiero razionale. Il mio lavoro si estende in gran parte dalla mia anima, ed è qualcosa di molto intuitivo,” afferma. “Credo che questo sia qualcosa che dovremmo apprezzare molto di più all’interno dell’industria della moda e della nostra cultura collettiva: l'idea di intuizione e logica irrazionale. A volte le cose non hanno un senso funzionale, ma ne hanno uno emotivo."

La sua capacità di comunicare emozioni così ineffabili si basa su una sensibilità sapientemente affinata. Il suo periodo di stage presso Viktor & Rolf, gli atelier di alta moda di Givenchy e il dipartimento di ornamenti di Balmain lo hanno visto lavorare in linea alle regole prescritte dalla Chambre Syndicale, instillando in lui la sensibilità che contraddistingue il suo lavoro di oggi. “Tutti quanti mi hanno subito spinto a lavorare in 3D. La progettazione inizia con i tessuti e il drappeggio", afferma. “Quando ero a Givenchy, per esempio, non abbiamo mai realizzato modelli piatti. Drappeggiavamo direttamente sul manichino e da lì creavamo le silhouette."

Johannes Warnke, uno dei designer emergenti che stanno rivoluzionando la haute couture
Fotografia di Silvana Trevale. Immagine courtesy di Johannes Warnke

Da quando si è laureato, quell’equilibrio tra romanticismo, misticismo e teatralità ha reso i suoi lavori particolarmente popolari tra musicisti e artisti dello spettacolo-particolarmente apprezzati da Lady Gaga, che indossa un abito sensualmente drappeggiato di Johannes nel video di 911. È stato un sogno diventato realtà per Johannes, che tra i 6 e i 20 anni, ha ottenuto una formazione come ballerino. E comprensibilmente, ha particolarmente a cuore il valore performativo della moda. "Credo che lavorare con la couture permetta di entrare in una sorta di universo teatrale", afferma, "lavorare, ad esempio, per il teatro è un altro dei miei sogni a lungo termine.”

A questo proposito, l'approccio di Johannes alla couture è da considerarsi forse come un'espressione puramente culturale, piuttosto che come qualcosa il cui scopo principale è quello di essere consumato. “La couture, per me, funziona esattamente come un dipinto, una scultura o un'installazione, e penso che, se fatta bene, possa essere un riflesso socio-politico dei nostri tempi. La moda dovrebbe far avvicinare persone interessanti ed essere considerata un'espressione artistica positiva ed emozionante, proprio come lo è uno spettacolo teatrale,” afferma. “Quando la moda adempie effettivamente ad uno scopo che va oltre il semplice esistere per accontentare un consumatore e per stimolarlo ad acquistare di più, allora credo che abbia la stessa rilevanza dell'arte. Continueremo a guardare gli spettacoli di Alexander McQueen o John Galliano per altri 100 anni, proprio perché erano così emozionanti. E questo, per me, è più rilevante di qualsiasi altra cosa in questo momento."

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