Le fotografie di "usthey NARRATIVE" e la sovversione del racconto collettivo

Niente più estetizzazioni, feticizzazioni e approcci documentaristici. Questo gruppo di creator ha deciso di dare voce alle minoranze attraverso lo sguardo di chi, di quelle minoranze, fa parte.

di Enea Venegoni
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22 luglio 2021, 9:45am

Punto numero uno del manifesto di sovversione del racconto collettivo: riprendere in mano l’autonarrazione, sottraendola alla controparte di maggioranza. È quello che sta succedendo, ma di Evaristo, Preciado, Butler, Monaé, DuVernay ne abbiamo ancora troppo pochз. Questa impellenza di riappropriazione identitaria si rivela infatti trasversalmente comune a ogni minoranza impegnata a divulgare, informare ed educare coloro che, facendo parte della maggioranza, possono dedicare un angolo del proprio privilegio al racconto di storie divergenti e minoritarie.

Senza strumenti adeguati e consapevoli, il rischio infatti è che queste narrazioni seguano comunque uno script deformato dai bias della maggioranza, raccontando quella realtà periferica con lo stesso taglio di un documentario di Discovery Channel, con uno sguardo narrante che, più o meno consapevolmente, piega queste storie alla necessità della comprensione della maggioranza.

persona sdraiata su un divano bordeaux con foglie dorate
foto di Marzio Emilio Villa

Storytelling significa anche immagini, e dunque fotografia, una pratica che non è mai stata esente dai bias della narrazione dominante. Ed è qui che si inserisce il collettivo usthey NARRATIVE, gruppo di creator che ha deciso di dare voce alle minoranze attraverso lo sguardo di chi, di quelle minoranze, fa parte.

Ritrovarsi a essere personaggi nelle narrazioni della collettività non è una condizione di cui ci si rende conto immediatamente, ma è più una presa di coscienza che arriva col tempo. Oppure durante una chiacchierata davanti a una birra, com’è successo per i membri del collettivo usTHEY. Quando li abbiamo incontrati, ci hanno infatti raccontato che ad unirli è l’impegno in una fotografia etica e coinvolta nel sociale.

persona con trucco da drag septum e vestito nero
foto di Pietro Agostini

Quando subisco micro aggressioni e discriminazioni, Marzio è la prima persona che chiamo. usthey NARRATIVE nasce soprattutto da un sentimento di rabbia e frustrazione di non essere protagonisti della propria narrazione. La differenza da quando esiste il collettivo è che ora non siamo più in due, siamo in cinque a lamentarci. —Eleonora

Eleonora Sabet, Marzio Emilio Villa, Giulia Agostini, Pietro Agostini e Chiara Glionna hanno ben chiaro il loro obiettivo: portare l’inclusività non solo nel soggetto della narrazione, ma anche dietro la macchina da presa. Se infatti statisticamente—ci dice Pietro—l’aumento della consapevolezza su certe tematiche sociali ha fatto emergere sempre più progetti di creator di comunità marginalizzate, la parità in quel senso è ancora ben lontana. Capita ancora troppo spesso che, ad esempio, il reportage di una manifestazione BLM venga assegnato a un uomo bianco, che non potrà mai avere quella comprensione intima e immediata dei motivi che stanno dietro alla rabbia che muove la protesta.

persona capelli rossi e telo verde trasparente
Foto di chiara Glionna

Le intenzioni del collettivo hanno preso forma nel loro primo lavoro: the HIDDEN representation, progetto longterm sulla comunità LGBTIQ+ nato durante il mese del Pride di giugno 2021, nel bel mezzo del dibattito intorno al DDL Zan, quando di narrazioni deformate e disinformate ne sono state divulgate parecchie.

Scattati dalle macchine fotografiche del collettivo, sono з soggetti ad aver dato forma alla propria rappresentazione e definito il tone of voice del proprio racconto. Se spesso i gruppi minoritari vengono immaginati come entità collettive senza distinzioni individuali, questo approccio permette di decostruire anche questo bias, facendo emergere le personalità di ogni soggetto. Il risultato, come ci dice il collettivo, sono immagini iconografiche che rispecchiano i diversi volti e le diverse storie della comunità LGBTIQ+.

persona con tacchi e septum seduta a un tavolo
foto di Marzio Emilio Villa

Sono contenta di fare parte di questo collettivo e di collaborare con persone impegnate a portare avanti un progetto così importante. Come donna bianca cis che proviene da una famiglia povera, credo sia importante riflettere sulle implicazioni della classe sociale di provenienza. Credo che oggi si parli troppo poco della divisioni di classe e di come la povertà sia il carburante delle disuguaglianze e dell’elitarismo. —Giulia

Lo scopo è quello di raccontare storie dal margine, segnate da classismo, elitarismo, razzismo, discriminazioni e divisioni identitarie. I passi futuri del collettivo si muovono in questa direzione: arrivare a quante più persone diverse, per informare, educare e, quindi, creare comprensione e solidarietà reciproche. Quella di usthey è una sorta di arte-educativa, che arriva al tuttз con l’immediatezza che centinaia di pagine di saggistica e decine minuti di ted talk non hanno.

david blank con maglietta traforata nera
foto di Marzio Emilio Villa
donna seduta su sedia apoggiata a mensola
foto di giulia agostini
persona con corpetto giallo e mutande calvin klein
Foto di chiara Glionna
ragazzo in mezzo a un bosc con kilt e pantaloni jeans
foto di Eleonora Sabet
drag queen con capigliatura bianca afro
foto di Pietro Agostini
prsona primo piano con sopracciglio strano
foto di Eleonora Sabet
prsona con trucco da drag e camicia bianca
foto di Pietro Agostini
persona seduta su rocce di una spiaggia di sassi
foto di Marzio Emilio Villa
ragazo a torso nudo con tatuaggi foto in bianco e nero
foto di Eleonora Sabet

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Crediti

Testo di Gloria Venegoni
Fotografie di usTHEY

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