Cosa non perdere al FAROUT, il festival di 45 giorni organizzato da BASE

45 giorni, 38 tra artisti e collettivi, 7 Paesi, 6 prime nazionali. Questi numeri bastano per convincervi che FAROUT è IL festival dell'estate milanese 2021?

di Carolina Davalli
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08 giugno 2021, 11:42am

Immagine via @b

Certe volte, capita di sentirsi schiacciare dal mondo e di perdersi nella deriva caotica della quotidianità. Capita che la frenesia e lo stress ti risucchino in un vortice infinito, e che non ci sia mai lo spazio o il tempo per fermarsi un momento a guardarsi realmente attorno e dentro di sé. Quello che ci vorrebbe, in questi casi, sarebbe trovare un posticino tutto proprio, e guardare dall’universo in espansione la Terra che, se da vicino rivelava i suoi ritmi incalzanti e le sue falle più grandi, da lontano appare silenziosa, calma e statuaria.

Da questo immaginario nasce FAROUT, il festival di BASE Milano dedicato alla creazione contemporanea, che dal 10 giugno al 24 luglio 2021 accoglie per ben 45 giorni nell’hub meneghino più di 38 artist* e collettivi internazionali con l’obiettivo di fornire punti di vista alternativi, distaccati e rivoluzionari del mondo che ci circonda, sostituendosi alla visione miope che spesso contraddistingue ancora molti gesti e pensieri della società contemporanea. Un festival, dunque, dedicato alle progettazioni artistiche tra le più innovative e visionarie, atte a rinnovare il nostro sguardo sulla realtà attraverso azioni, esposizioni, allestimenti, performance.

Questa prima edizione coinvolgerà artist* multidisciplinari, collettivi di curatori, performer e ricercatori, contando tra le fila della programmazione nomi del calibro di Anna Rispoli / Martina Angelotti, Corps Citoyen, DOM_ / Leonardo Delogu, Effetto Larsen, Elisabetta Consonni, Francesca Grilli, Giorgia Ohanesian Nardin, Leonardo Schifino / Extragarbo, Lotte van den Berg / Daan 't Sas, Luke Jerram, NONE Collective, Ruggero Franceschini / Zelda Soussan, Seth Honnor / Kaleider, Threes / Jacopo Jenna.

Di fronte a una mole così fitta di eventi e occasioni artistiche, può essere utile una guida che ci aiuti inoltrarci in questo nuovo, complesso e immenso mondo che è FAROUT. Per questo, abbiamo deciso di selezionare gli eventi più interessanti secondo i-D Italy, quelli che proprio non dovresti perderti.

Cosa non perdere alla prima edizione di FAROUT, il festival multidisciplinare di BASE Milano

FAROUT: breve guida al festival di 45 giorni a BASE Milano

LUKE JERRAM – GAIA, 10 giugno – 12 settembre

L’artista inglese inaugura proprio al FAROUT la sua installazione immersiva, Gaia, attorno a cui si estende tutto l’immaginario del progetto, incentrato sull’overview effect della Terra vista dall’alto. Ecco che il senso di estasi per il pianeta di cui parlano gli astronauti si fa accessibile anche a noi che non possiamo (per ora), viaggiare agilmente nello spazio, rinnovando il senso di rispetto e di cura per l’ambiente che dovremmo tenere ben saldo a mente anche nella nostra quotidianità. La Terra diventa una piccola bolla di vetro, fragile e statuaria al tempo stesso, in questo caso circondata fino al 24 giugno da una vera e propria foresta, i cui alberi verrano poi donati a Forestami, un progetto di ricerca del Politecnico di Milano.

THREES e JACOPO JENNA, 10 giugno

Dal 10 al 17 giugno, Gaia verrà inoltra accompagnata da un’azione sonora site-specific creata da Threes, il collettivo curatoriale che potresti già conoscere per il loro progetto Terraforma. La sonorizzazione intermediale innescherà un’azione immersiva a 360°, dove la multisensorialità la farà da padrone, rendendo questa istallazione unica nel suo genere. Il suono acquista così qualità corporee e tattili, che ci guidano nei territori emozionali e riflessivi che contraddistinguono l’opera di Luke Jerram. Il dibattito e l’urgenza ecologica diventano così temi radicali, umani ed emozionali, allargando il suo raggio d’azione su tutta la sfera dell’esistenza umana.

Il 10 e l’11 giugno, in occasione dell’apertura di FAROUT, Threes presenta invece la prima nazionale dell’artista e filmmaker Jacopo Jenna. Il coreografo infatti ha ideato una performance in cui movimento e suono si plasmano uno sull’aria dell’altro, e librandosi sulla sonorizzazione firmata dal collettivo dà vita a un nuovo spazio di condivisione tra discipline artistiche e pratiche espressive.

FAROUT: breve guida al festival di 45 giorni a BASE Milano

FRANCESCA GRILLI – SPARKS 2021, 5 – 8 luglio

Tra performance dal vivo e opere video, l’artista visiva Francesca Grilli esplora il suono attraverso diverse pratiche, con l’obiettivo di indagarne le molteplicità ed evoluzioni. A FAROUT, l’artista si cimenterà in un workshop di 4 giorni che risulterà nella performance Sparks 2021, un’azione strettamente legata ai concetti di potere, età, coscienza, in cui i bambini diventano portavoce di conoscenze universali, poteri magici e credenze future.

GIORGIA OHANESIAN NARDIN* – ANAHIT | ho ritrovato la parola ardore, 9 luglio

Un’altra prima nazionale presentata a FAROUT è quella di Giorgia Ohanesian Nardin, l’artista, ricercator* indipendente e agitator* queer di discendenza Armena che attraverso la propria pratica indaga l’esperienza del piacere come forma di resistenza all’oppressione sistemica. Con una visione che affonda le proprie radici nell’esperienza transfemminista queer, Giorgia oscilla tra pratiche e progettazioni, dalla danza al video, dal testo alla coreografia, dal suono ai raduni, dando voce a tematiche che parlano di ostilità, strategie di sopravvivenza, sensualità e cura. Questo è Anahit | ho ritrovato la parola ardore, il suo lavoro continuativo che esplora le stratificazioni, geografie e mappature somatiche che contraddistinguono il corpo di tutt*.

FAROUT: breve guida al festival di 45 giorni a BASE Milano

ELISABETTA CONSONNI – SPECIAL HANDLING | 13 – 14 luglio

Special Handling di Elisabetta Consonni nasce da un percorso con donne dai background più diversi, ed è incentrata sulla condivisione di rituali, gestualità e pratiche strettamente legate al concetto di cura. Legate da una relazione di scambio, ecco che la preparazione del tè, l’arte di tatuare le mani con l’henné, il massaggio e il ballo collettivo diventano atti performativi in cui saperi e tradizioni secolari trasudano e vivono nella contemporaneità. Queste donne diventano dunque detentrici della storia e dell’essenza dell’esperienza della condivisione, il cui scontro dà adito a un accrescimento reciproco e paritario.

LEONARDO SCHIFINO / EXTRAGARBO – ROVìNATI, 22 luglio

Tracciare gli oggetti che buttiamo, perdiamo o lasciamo, raccoglierne i residui, le rovine e i detriti, analizzarne le energie, le connessioni, le potenzialità. Il processo di ricerca rovìnati , portato avanti da Leonardo Schifino—tra i cofondatori del collettivo Extragarbo—indaga tutto questo, partecipando all’intra-azione tra oggetti e corpi, dove temporalità e spazialità si avvacallano, sovvertendo i ritmi incalzanti della morte e dell’inutilità degli oggetti abbandonati. L’obiettivo è quello di evidenziare che no, non è più solamente l’uomo a modificare o plasmare il paesaggio che lo circonda. Sono anche gli oggetti stessi che, incarnazione di affetti, legami ed esperienze, modificano la realtà e la nostra lettura di essa.

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Crediti

Testo di Carolina Davalli
Immagini su gentile concessione di BASE

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