cuba oltre il turismo: vi presentiamo allison fullin

Tra le caotiche strade di L'Avana, tornei di domino e automobili americane anni '50 vi raccontiamo oggi il progetto della studentessa IED Allison Fullin. Un vero documentario sullo stile di vita della capitale cubana.

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04 dicembre 2017, 11:22am

Questo contenuto fa parte della serie 'Best IED Students', ricerca in cui noi di i-D selezioniamo i nuovi creativi che entrano oggi a far parte dell'industria della moda. Presentando le loro tesi di laurea, i migliori studenti del corso Fashion Styling 2017 dell’ IED Istituto Europeo di Design vogliono raccontarsi e condividere con i nostri lettori il futuro della moda.


"Mi chiamo Allison. sono nata in Italia da padre italiano e madre cubana, ma nonostante io abbia sempre vissuto in questo paese ho sentito sin da piccola un attaccamento molto forte all’isola di Cuba, che mi ha sempre affascinata e attratta. Le mie esperienze sull'isola sono state prevalentemente turistiche, però—vivendo a stretto contatto con i miei parenti materni— durante i miei viaggi ho avuto la fortuna di sentirmi quasi una vera e propria cittadina cubana."

¿Y
QUE
TU
QUIERES
QUE
TE DEN?

Mi trovo ora tra le vie di una delle capitali più affascinanti e ricche di storia del mondo: L’Avana. Le automobili americane anni '50 vanno e vengono trasportando gente di diverse etnie ed età. Mi sembra che tutto si stia mescolando davanti ai miei occhi mentre la città si va riempiendo di mercanti e turisti. Si respirano profumi magici che si alternano ai forti odori delle strade di una metropoli, in una realtà colorata da antichi palazzi e una rigogliosa natura sempre presente tra le case. Il sole batte forte sulla pelle, che può rinfrescarsi solo con alcuni soffi di vento provenienti dal mare, incorniciato dal Malecon, il tutto immerso in un’atmosfera che sembra non voler svelare mai tutto di sé. Stare qui mi dà l’impressione di aver fatto un salto nel passato. È impossibile non notare le situazioni di estrema povertà, accostate però all’allegria e alla positività delle persone che le affrontano; rifletto sulla possibilità di essere felici pur accontentandosi di poco e sull’importanza di apprezzare ogni istante di ciò che si ha, imparando ad arrangiarsi con quel poco. Questo mi fa trovare una serenità che nessun bene materiale può darmi. Tornei di domino in strada tra anziani che si riuniscono attorno a tavolini improvvisati sfidandosi animatamente mentre sorseggiano bicchierini di rum. Bambini che si rincorrono per strada saltando tra le pozzanghere, scambiandosi qualche tiro a pallone e tornano a casa per l’almuerzo (il pranzo) mentre vengono ripresi dalle madri che si affacciano dalle abitazioni colorate con porticati coloniali. Il profumo dei sigaro acceso mi accompagna a pochi passi fuori dalla città, dove le piantagioni e i campi sembrano raccontarmi del sudore versato durante il duro lavoro che ha scritto la storia di questo paese. Un territorio che profuma di storia, lavoro, politica e cultura. Un luogo che se potesse parlare non saprebbe da dove cominciare, perchè Cuba è la più grande creazione, come racconta il ritornello di Somos cubanos dei Los Van Van (dall'album Llego Van Van 1999).

Quando parli con i cubani vieni travolto da una carica e da un’energia positiva che non possono far altro che farti sentire a tuo agio. Osservandoli, noto come anche nel modo di vestire le persone siano semplici e non badino troppo agli accostamenti dei colori che indossano. Sono spesso vestiti con colori sgargianti che appaiono sbiaditi solo nei capi vintage, che posseggono non per una questione di trend ma per l’impossibilità di acquistare continuamente nuovi capi. Spesso l’abbigliamento è regalato dai los yuma (gli stranieri) che lo spediscono o lo portano con sé nei loro viaggi a Cuba. Questo può far capire come il cubano non abbia grosse pretese. Basti anche osservare la semplicità degli accessori che indossano: utilizzano principalmente cappelli da baseball e accessori fatti a mano, principalmente di legno, metallo o osso. Molti di questi sono associati a credenze religiose e sono quindi utilizzati dai credenti del culto che prende il nome di Santeria, che nel libro “Santeria cubana. Dizionario ragionato. Culto, rituali, simbolismo” di Gianni Salvaterra viene così descritta:

“La Santeria, la vera religione di Cuba, si rifà ad antichi retaggi africani e spagnoli, confondendo in un mix al di fuori delle nostre concezioni ed aspettative, il sacro ed il profano."

In questa religione vengono adorate divinità pagane chiamate Orishas che rappresentano ognuna delle caratteristiche e delle virtù del mondo terreno, ma sono ispirate a santi propri della religione cattolica.

La trama di ¿Y QUE TU QUIERES QUE TE DEN? si sviluppa durante l’arco di una giornata: dal mattino, quando la città di L’Avana si sveglia pian piano con i primi rumori della città, fino al tramonto del sole che porta con sé il ricordo di una comune giornata dai profumi tipicamente cubani. All'interno del video sono due le storie narrate: da un lato, le immagini raccontano quello che è lo status economico e sociale dei cubani, insieme al loro stretto rapporto con il culto religioso—evidenziato dal fatto che in ogni abitazione vi sono elementi religiosi che sottolineano la rilevanza di tale argomento per il popolo. Dall'altro lato, il tema rappresentato parla della decisione di una giovane ragazza di iniziarsi a sacerdotessa, incoraggiata dalla madre: la intravediamo mentre si reca da un Santro, dove inizierà questo percorso con consulte, preghiere e rituali. L'iniziazione si svolge nel bosco di L’Avana, dove la protagonista è accompagnata dalla madrina e dalla tutrice. Qui è evidente la scelta stilistica delle protagoniste, ispirata al tradizionale costume di colore bianco che gli aspiranti sacerdoti devono indossare nel primo periodo in cui si fanno “santi”. All’interno della composizione ho voluto rappresentare i quattro elementi naturali (terra, fuoco, acqua e aria), che costituiscono i pilastri fondanti della religione Yoruba, che non è soltanto un credo ma rappresenta uno stile di vita, un modo per conoscere ed interpretare il mondo circostante. Lo scopo di quesi tre minuti di immagini, suoni e racconti è quello di incuriosire lo spettatore e mostrare una realtà di Cuba sconosciuta ai più, che va quindi oltre il turismo.

Crediti


Contenuto realizzato in collaborazione con l'Università IED di Milano
Direzione Creativa Allison Fullin
Dop Cameraman e Assistente alla Direzione Manuel Coen
Produzione Monica Fatima Madrazo Martinez
Moda, trucco e capelli Ismael De La Caridad